
Delitto in cornice. Un caso per Manrico Spinori: Vol. 7
Una nuova inchiesta per il “Contino”
Introduzione
Manrico Spinori, pubblico ministero della Procura di Roma, detto il “contino” per le sue origini nobiliari, torna alle prese con un nuovo delitto. Questa volta Giancarlo De Cataldo lo conduce nel mondo dell’arte contemporanea: un ambiente apparentemente lontano dai tradizionali scenari criminali, ma dove denaro, ambizioni, provocazioni, rivalità e interessi personali possono trasformarsi in un miscuglio decisamente pericoloso.
Aneddoti personali
Ho recensito di Giarcarlo De Cataldo i seguenti libri:
Recensione de: “Un cuore sleale: Un caso per Manrico Spinori (I casi di Manrico Spinori Vol. 2) di Giancarlo De Cataldo 18 marzo 2024
Recensione de: “Il suo freddo pianto” di Giancarlo De Cataldo 10 aprile 2024
Recensione de: “Il colpo di ritorno” di Giancarlo De Cataldo 16 aprile 2024
Recensione de: “Il bacio del calabrone: Un caso per Manrico Spinori (I casi di Manrico Spinori Vol. 5)” 25 giugno 2024
Manrico Spinori è dunque ormai una vecchia conoscenza, con tutte le sue particolarità: l’origine aristocratica, la passione per l’opera lirica, il rapporto con la madre e una vita sentimentale che continua a essere decisamente meno ordinata delle sue indagini.
Recensione
Questa volta l’inchiesta del PM Manrico Spinori si presenta particolarmente complicata. Anche perché il terreno sul quale deve muoversi è quello dell’arte contemporanea romana, un universo popolato da personaggi eccentrici, artisti provocatori, collezionisti, galleristi e interessi economici non sempre facilmente decifrabili.
A sconvolgere questo ambiente è la morte di Verena Rex, artista controversa e conosciuta per le sue performance estreme, in particolare per la scarificazione: una pratica di body art che consiste nell’incidere o bruciare intenzionalmente la pelle per creare disegni permanenti attraverso le cicatrici.
Verena viene trovata senza vita all’interno di un vecchio capannone nel quale era solita realizzare e filmare le proprie performance.
Sulla causa della morte non ci sono dubbi: la giugulare è stata recisa.
Tutto il resto, invece, è un mistero.
Non si trovano computer o cellulare, non ci sono testimoni e nessuno sembra sapere qualcosa di veramente utile. Neppure le persone che frequentavano più assiduamente la vittima sembrano in grado — o forse disposte — a fornire elementi decisivi.
Ed è proprio qui che nasce il primo grande interrogativo di Spinori: omicidio o suicidio?
Nel mondo dell’arte, dove la provocazione può diventare parte dell’opera e dove la morte di un artista può far lievitare enormemente il valore delle sue creazioni, persino l’ipotesi di un suicidio concepito come ultimo gesto artistico non può essere esclusa.
Ma naturalmente sarebbe troppo semplice.
Un secondo omicidio complica ulteriormente l’indagine e costringe Spinori a rivedere ipotesi e collegamenti. Quello che sembrava il mistero legato alla morte di una singola artista comincia ad assumere contorni molto più inquietanti.
E mentre gli investigatori cercano di mettere ordine tra testimonianze, rivalità, interessi economici e rapporti personali, arriva anche un problema dall’interno della stessa Procura. Le dichiarazioni del Procuratore alimentano infatti l’attenzione dei giornali e finiscono per scatenare una campagna mediatica che mette sotto pressione chi sta conducendo l’inchiesta.
Per il “contino” il lavoro diventa quindi doppio: trovare l’assassino e, contemporaneamente, difendere l’indagine dal rumore che le cresce attorno.
Ma Spinori può contare sulla sua squadra, composta interamente da donne, che rappresenta ormai uno degli elementi caratteristici della serie. Personalità diverse, intuizioni differenti e punti di vista che finiscono per completare quelli del magistrato.
Poco alla volta la matassa, che sembrava destinata a diventare sempre più ingarbugliata, comincia a sciogliersi.
De Cataldo utilizza bene l’ambiente artistico anche per giocare con una domanda che accompagna tutta la vicenda: quanto vale realmente un’opera d’arte e quanto, invece, vale la storia che siamo capaci di costruirle attorno?
E soprattutto: quanto può valere un artista dopo la sua morte?
Domande che nel romanzo assumono, inevitabilmente, un significato molto meno teorico.
Il contino resta il contino
Naturalmente un romanzo dedicato a Manrico Spinori non sarebbe completo senza la sua vita privata.
Continuano quindi le avventure sentimentali del “contino”, sempre vissute senza eccessivi slanci romantici e con quella particolare eleganza un po’ distaccata che caratterizza il personaggio.
E poi c’è la madre.
Su questo fronte è meglio non aggiungere altro: chi conosce la serie sa perfettamente che il rapporto tra Manrico e sua madre costituisce quasi un’indagine parallela. E probabilmente una delle poche che il nostro pubblico ministero non riuscirà mai a risolvere definitivamente..
Conclusioni
Che dire di più? È il solito, ottimo De Cataldo.
La scrittura è fluida, la trama ben costruita e l’indagine riesce a mantenere viva la curiosità del lettore fino alla soluzione finale. Ma, come negli altri romanzi dedicati a Spinori, il piacere della lettura non deriva soltanto dal giallo.
De Cataldo costruisce attorno all’inchiesta un piccolo mondo fatto di personaggi, debolezze, ambizioni e contraddizioni. Questa volta sceglie quello dell’arte contemporanea, ambiente particolarmente adatto a raccontare il confine sottile tra talento e provocazione, cultura e mercato, autenticità e costruzione dell’immagine.
E in mezzo a tutto questo si muove Manrico Spinori, con il suo aplomb aristocratico, le sue passioni, le sue donne e quella madre dalla quale, nonostante tutto, sembra impossibile emanciparsi completamente.
Un bel giallo, intelligente e divertente, scritto con la consueta qualità di De Cataldo.
Ottima lettura. Consigliato.
Citazioni

Note
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