Accade a Porto Garibaldi e dintorni

Sala gremita al convegno del 7 novembre organizzato da Nucleare e Ragione. Gli esperti illustrano le opportunità dell’energia atomica, ma il sindaco del Comune interessato rivendica una scelta diversa: turismo e valorizzazione del territorio. Goro chiede garanzie, Mesola guarda con favore al nucleare e Comacchio, per ora, resta prudente e silente.
Una sala piena per discutere del futuro del Delta
Il nucleare continua a far discutere nel Delta del Po e, questa volta, il confronto si è svolto proprio nel Comune che dovrebbe ospitare un eventuale nuovo impianto, nell’area dell’ex centrale termoelettrica Enel di Polesine Camerini.
Sabato 7 novembre 2026, nella Sala della Musica di Porto Tolle, si è tenuto l’incontro pubblico organizzato dal Comitato Nucleare e Ragione ODV, con la partecipazione di esperti del settore, amministratori locali, rappresentanti del mondo ambientalista e numerosi cittadini.
La sala era gremita, come raccontano sia Guendalina Ferro sul Resto del Carlino dell’8 novembre, sia il resoconto pubblicato il 7 novembre da Nuova Scintilla, che segnala tuttavia una presenza piuttosto limitata di giovani.
È un particolare che merita una riflessione, perché stiamo discutendo di scelte energetiche, ambientali ed economiche che, qualora diventassero realtà, riguarderebbero soprattutto le generazioni future.
E proprio per questo sarebbe importante che il confronto non rimanesse circoscritto agli esperti, agli amministratori e a quanti già hanno maturato una posizione favorevole o contraria.
Gli esperti: energia, occupazione e autonomia nazionale

Ad aprire i lavori è stato Pierluigi Totaro (nella foto), presidente del Comitato Nucleare e Ragione, che ha ricordato come il percorso normativo italiano sul ritorno all’energia nucleare sia ancora incompleto.
Sono poi intervenuti alcuni docenti del Politecnico di Milano.
Marco Caresana, esperto di radioprotezione, ha affrontato il tema delle radiazioni e dei loro effetti sulla salute, proponendo un confronto tra l’impatto sanitario delle centrali nucleari e quello di altre forme di produzione energetica.
Marco Ricotti, docente di impianti nucleari, ha invece illustrato gli aspetti economici e industriali della costruzione di nuove centrali, sostenendo che un contributo del nucleare pari al 10% del fabbisogno energetico italiano potrebbe generare 100.000 posti di lavoro e contribuire alla riduzione del costo dell’energia.
Si tratta naturalmente di stime e valutazioni presentate dal relatore, che non devono essere confuse con previsioni occupazionali già certificate o con benefici economici automaticamente garantiti.
La costruzione di una centrale, infatti, richiede investimenti enormi, tempi lunghi, autorizzazioni complesse e una valutazione dei costi complessivi, compresi quelli relativi alla sicurezza, alla gestione delle scorie e allo smantellamento finale degli impianti.
Non basta dunque sostenere che il nucleare potrebbe creare occupazione o ridurre le bollette: occorre dimostrare, numeri alla mano, a quali condizioni e in quali tempi questi risultati sarebbero effettivamente raggiungibili.

Pizzoli: «La proposta arriverebbe su un binario morto»

Ma il momento politicamente più significativo dell’incontro è arrivato con l’intervento di Roberto Pizzoli (nella foto), sindaco di Porto Tolle e presidente del Parco del Delta del Po.
Secondo il resoconto di Nuova Scintilla, Pizzoli ha ricordato che il territorio ha già dato molto alla produzione energetica nazionale, accettando in passato la presenza della grande centrale Enel, che per anni ha rappresentato anche un’importante risorsa economica e occupazionale.
Quella stagione, però, si è conclusa.
La centrale è ferma dal 2014 e, nel frattempo, il territorio ha cominciato a immaginare un futuro diverso, fondato sulla valorizzazione turistica, ambientale e produttiva del Delta.
Per questo Pizzoli ha definito inopportuno tornare oggi a parlare di una nuova centrale nucleare, affermando che un’eventuale proposta arriverebbe «su un binario morto» e che «non è ricevibile, perché mancano tutti i presupposti».
Parole particolarmente nette, soprattutto perché pronunciate dal sindaco del Comune direttamente interessato e, contemporaneamente, dal presidente dell’ente che rappresenta uno dei territori naturalistici più delicati e importanti del nostro Paese.
Naturalmente una dichiarazione politica non equivale a una decisione amministrativa definitiva, ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutarne il significato.
Il Comune di Porto Tolle sta dicendo che non intende considerare l’ex centrale come un’area industriale semplicemente disponibile per qualunque nuova destinazione energetica.
L’alternativa esiste già: il progetto turistico
C’è un aspetto che, a mio giudizio, rende ancora più interessante la posizione di Pizzoli. Non siamo davanti a un’amministrazione che si limita a dire no al nucleare senza indicare una prospettiva alternativa, perché sull’area dell’ex centrale esiste già un percorso di riconversione turistica collegato a Human Company.
Secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, nei prossimi mesi dovrebbe svolgersi un passaggio decisivo nell’iter autorizzativo del progetto.
È dunque su questo terreno che il confronto diventa concreto.
Quali investimenti sono previsti? Quale occupazione potrebbe nascere dalla riconversione turistica? Quali benefici economici ricadrebbero realmente sul territorio? E soprattutto, a che punto sono le procedure necessarie per trasformare il progetto in una realtà?
Sono domande alle quali sarebbe opportuno rispondere con documenti, scadenze e impegni verificabili, perché anche le promesse turistiche, esattamente come quelle nucleari, devono essere sottoposte a una valutazione rigorosa.
Il Delta non parla con una voce sola
Il confronto di Porto Tolle ha messo in evidenza anche le differenti sensibilità presenti tra gli amministratori dei Comuni del Delta.

La sindaca di Mesola, Lisa Duò (nella foto), aveva già manifestato un orientamento favorevole all’ipotesi nucleare, sottolineando le opportunità legate all’autonomia energetica e all’occupazione.

Di diverso tenore la posizione della sindaca di Goro, Marika Bugnoli (nella foto), che ha richiamato la necessità di tutelare un territorio nel quale pesca, acquacoltura e attività economiche legate all’ambiente costituiscono risorse fondamentali.
Bugnoli ha inoltre ricordato problemi già molto concreti, come la subsidenza e l’intrusione salina, sui quali sarebbe necessario concentrare investimenti e attenzione.
La sua posizione non rappresenta un rifiuto preventivo di qualsiasi proposta, ma la richiesta di conoscere preventivamente caratteristiche, conseguenze e garanzie di un eventuale impianto.
Sono dunque orientamenti differenti, che dimostrano come il ritorno del nucleare non possa essere affrontato soltanto come una questione tecnica, perché riguarda anche il modello di sviluppo che ciascuna comunità intende perseguire.
E Comacchio cosa intende fare?
Arriviamo alla domanda che interessa più direttamente i lettori di questa rubrica.

Il sindaco di Comacchio, Samuele Bellotti (nella foto), nelle dichiarazioni riportate dalla stampa alla vigilia dell’incontro, aveva mantenuto una posizione prudente, spiegando di voler conoscere le caratteristiche dell’eventuale progetto e le sue ricadute prima di esprimere un giudizio definitivo.
Una posizione comprensibile, almeno fino a quando non esisteranno documenti tecnici e progettuali sui quali confrontarsi.
Ma la prudenza non dovrebbe trasformarsi in assenza dal dibattito.
Comacchio, Porto Garibaldi e i Lidi non si trovano su un altro pianeta rispetto a Porto Tolle, perché appartengono a un sistema territoriale nel quale turismo, pesca, ambiente, tutela delle coste e gestione delle acque sono strettamente collegati.
Per questo sarebbe interessante conoscere non soltanto l’opinione personale del sindaco, ma anche se l’amministrazione comunale intenda promuovere un confronto pubblico, coinvolgere il Consiglio comunale e approfondire le eventuali conseguenze di una scelta energetica di questa portata.
Non sto chiedendo a Bellotti di pronunciarsi a favore o contro una centrale che oggi non esiste. Sto chiedendo se Comacchio intenda partecipare attivamente alla discussione sul futuro del Delta.
Mi sembra una differenza sostanziale.
A Comacchio il PD ha già detto no

A differenza della posizione prudente assunta dal sindaco Samuele Bellotti, il segretario del Partito Democratico di Comacchio, Michele Farinelli (nella foto), ha espresso una netta contrarietà all’ipotesi di una centrale nucleare nel Delta del Po.
Come riportato da Matteo Ferrati sulla Nuova Ferrara del 4 novembre, Farinelli ha richiamato le fragilità di un territorio già alle prese con subsidenza, erosione costiera e avanzamento dell’acqua salata, sostenendo che il futuro del Delta dovrebbe essere costruito sulla tutela ambientale, sulla ricerca, sulle energie rinnovabili compatibili, sulla pesca sostenibile e sul turismo.
Una posizione che si contrappone all’apertura manifestata dalla sindaca di Mesola, Lisa Duò, e che rende ancora più interessante conoscere quale indirizzo intenda assumere l’amministrazione comunale di Comacchio, al di là della comprensibile richiesta di disporre prima di un progetto concreto.
Il nucleare contro il cuneo salino? Una proposta da approfondire
Un’altra notizia emersa dal convegno riguarda l’annuncio di un successivo appuntamento, previsto per il 12 dicembre a Baricetta, nel Comune di Adria, dedicato al possibile contributo dell’energia nucleare al contrasto del cuneo salino.
È un argomento che merita attenzione, anche perché la progressiva risalita dell’acqua salata rappresenta già oggi una minaccia per l’agricoltura, gli ecosistemi e le attività produttive del Delta.
Tuttavia, per capire se esista una prospettiva concreta, sarà necessario conoscere le tecnologie ipotizzate, le quantità d’acqua coinvolte, i costi, i consumi energetici e gli eventuali impatti ambientali.
Il rischio, altrimenti, è quello di utilizzare un problema reale e urgente per sostenere soluzioni che non sono ancora state dimostrate applicabili al territorio.

Prima i progetti, poi le promesse
Confesso che seguo questo dibattito con interesse, ma anche con qualche perplessità, perché ho l’impressione che si stiano confrontando due prospettive molto differenti: da una parte un’ipotesi nucleare che, allo stato attuale, non dispone di un progetto concreto per Porto Tolle; dall’altra un percorso di riconversione turistica già avviato, seppure ancora da completare sotto il profilo autorizzativo.
Non sono contrario per principio a discutere del nucleare, perché ritengo che un Paese debba valutare seriamente tutte le tecnologie disponibili per garantire sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e prezzi competitivi per famiglie e imprese.
Ma sono altrettanto convinto che non si possano presentare ai cittadini promesse occupazionali, risparmi sulle bollette e benefici economici senza spiegare chi dovrebbe realizzarli, con quali investimenti, in quali tempi e assumendosi quali responsabilità.
E soprattutto, quando arriveranno tutti questi benefici? Fra cinque anni, fra dieci, oppure fra venti? Perché un conto è discutere delle prospettive future, un altro è presentarle come risposte immediate ai problemi occupazionali ed economici del territorio. Non scherziamo!!!
E c’è poi un’altra questione che non vorrei venisse dimenticata.
Il Delta del Po non è un territorio vuoto, in attesa che qualcuno decida dall’alto come utilizzarlo, ma una realtà nella quale convivono attività produttive, comunità, patrimoni ambientali e problemi che attendono da anni risposte concrete.
Penso alla subsidenza, all’erosione costiera, al cuneo salino e alle difficoltà di un’economia che deve trovare nuove opportunità senza compromettere le risorse dalle quali dipende.
Per questo considero importante la presa di posizione di Pizzoli, anche se ritengo che il progetto turistico debba essere valutato con lo stesso rigore richiesto per qualunque altra grande trasformazione del territorio.
Non basta dire che il nucleare porterà migliaia di posti di lavoro, così come non basta promettere che il turismo risolverà tutti i problemi economici del Delta. Servono progetti, investimenti, verifiche e soprattutto trasparenza.
Quanto a Comacchio, continuo a pensare che il suo ruolo non possa limitarsi a osservare ciò che accade sull’altra sponda del Delta.
Perché il futuro di Porto Tolle riguarda certamente i cittadini di Porto Tolle, ma le grandi scelte ambientali ed economiche non si fermano ai confini comunali.
E sarebbe davvero paradossale che, mentre si discute del futuro energetico e produttivo del Delta, Comacchio finisse per partecipare soltanto quando le decisioni più importanti fossero già state prese.
Oppure, come mi sono già chiesto nel precedente articolo, il sindaco Bellotti sta ancora aspettando che qualche consigliere di Fratelli d’Italia, il suo partito, gli prepari un documento per decidere cosa pensare del nucleare a Porto Tolle?

Nuova Scintilla, 7 novembre 2026, Il nucleare e il futuro dell’ex centrale. Resoconto Facebook,
Guendalina Ferro, Il Resto del Carlino, 8 novembre 2026, Ipotesi centrale nucleare, l’incontro: la priorità è la riconversione turistica.
Estense.com, 7 novembre 2026, Nucleare a Porto Tolle, la sindaca di Goro: prima la tutela del Delta e dei suoi abitanti.
Mario Bovenzi, Il Resto del Carlino, 7 novembre 2026, L’ora X della centrale nucleare: entra nel vivo l’ipotesi Delta del Po.
Matteo Ferrati Nuova Ferrara, 4 novembre
Comitato Nucleare e Ragione, 30 ottobre 2026, Presentazione ufficiale del convegno. Gli organizzatori hanno anche annunciato l’intenzione di rendere disponibile una registrazione dell’incontro.

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