
Quando, il 15 maggio, scrissi il post “Bombardieri cambia linea? I segnali del riavvicinamento della UIL al governo Meloni”, molti pensarono che stessi esagerando.
Il giorno successivo tornai sull’argomento con un secondo articolo, “Bombardieri prova a chiarire: la UIL è libera. Ma il riavvicinamento al governo resta evidente”, nel quale evidenziavo come le precisazioni del segretario generale non modificassero il quadro politico che stava emergendo.
Oggi credo che quei dubbi trovino un’ulteriore conferma. Non tanto nelle dichiarazioni di PierPaolo Bombardieri, quanto nei fatti.
Per la prima volta Meloni apre il congresso della UIL
Dal 2 al 4 luglio la UIL celebrerà a Padova il proprio XIX Congresso nazionale.
L’ospite istituzionale più atteso sarà proprio la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che interverrà nella giornata inaugurale, subito dopo la relazione del segretario generale PierPaolo Bombardieri.
Il giorno successivo prenderanno invece la parola Maurizio Landini e Daniela Fumarola.
La presenza della premier è naturalmente legittima. Anzi, da un certo punto di vista può rappresentare un riconoscimento del ruolo della UIL come interlocutore nazionale.
Tuttavia è impossibile ignorarne il valore simbolico.
Dal conflitto al confronto
Solo pochi anni fa la UIL organizzava scioperi generali insieme alla CGIL contro il governo Meloni. Oggi la Presidente del Consiglio apre il congresso della UIL.
È il segno di un rapporto profondamente cambiato.
Bombardieri continua a definirsi un sindacalista riformista e autonomo.
Nell’intervista concessa a Il Giornale — e non è un caso che, almeno fino a oggi, siano stati soprattutto i quotidiani dell’area di centrodestra a dare particolare risalto alla notizia — ribadisce un concetto ormai ricorrente:
“Noi non guardiamo al colore dei governi.”
E aggiunge che la UIL riconosce i risultati quando arrivano e protesta quando non arrivano. Una posizione perfettamente coerente con l’identità storica della UIL, almeno di quella attuale.
Ma resta una domanda.
Perché proprio ora?
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una lunga serie di episodi che, presi singolarmente, potrebbero essere considerati semplici coincidenze.
Messi insieme, però, raccontano un’altra storia.
- il mancato sciopero generale contro la manovra;
- gli apprezzamenti per il decreto del Primo Maggio;
- gli attacchi al Partito Democratico;
- i continui rilanci da parte di Fratelli d’Italia sui social;
- la crescente distanza dalla CGIL;
- i congressi di categoria con una presenza quasi esclusiva di esponenti del centrodestra;
- ora l’apertura del congresso nazionale affidata alla Presidente del Consiglio.
Forse nessuno di questi episodi, preso singolarmente, dimostra un cambiamento politico. Ma tutti insieme delineano una traiettoria.
Non vorrei fare un torto alla mia memoria di partecipante ai congressi della UIL negli ultimi quarant’anni, ma questo invito mi ha sinceramente sorpreso.
Ricordo che durante la segreteria di Luigi Angeletti anche Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, fu invitato al congresso della UIL. Partecipò, ma non prese la parola. Nei panel erano presenti rappresentanti sia del governo sia dell’opposizione.
Questa volta, almeno stando al programma attualmente diffuso, nessun rappresentante dell’opposizione interverrà ai lavori.
Il congresso dell’Intelligenza artificiale
Va detto che il congresso non parlerà soltanto di politica.
Il tema scelto — “Lavoro futuro, impegno presente. Innovazione, persone e diritti nell’era dell’Intelligenza Artificiale” — è probabilmente uno dei più interessanti affrontati negli ultimi anni dal sindacato.
Bombardieri pone al centro una questione decisiva: governare l’intelligenza artificiale attraverso la contrattazione collettiva affinché non diventi uno strumento per ridurre diritti, salari e occupazione.
È una posizione che condivido. Così come condivido le battaglie della UIL sulla sicurezza sul lavoro, sulla prevenzione degli infortuni, sulla lotta ai contratti pirata e sulla riduzione del peso fiscale su salari e pensioni.
Le idee possono convincere oppure no. Il punto, però, è un altro.
La politica conta anche nei simboli
In politica, come nel sindacato, i simboli hanno un peso enorme.
La presenza della Presidente del Consiglio all’apertura del congresso nazionale della UIL rappresenta un messaggio politico. Non significa che la UIL sia diventata un sindacato “di governo”.
Significa però che il rapporto tra Palazzo Chigi e la UIL è oggi molto diverso da quello esistente soltanto due o tre anni fa, pur tenendo conto del recente documento unitario approvato insieme a CGIL e CISL sulle relazioni industriali e sulla rappresentanza, di cui ho parlato in un precedente post CGIL, CISL e UIL ritrovano l’unità: parte la sfida su rappresentanza, salari e contratti pirata del 18 giugno.
E questo, ormai, è un dato di fatto.
Mentre un significato importante assumerà la presenza di Gino Cecchettin per un’iniziativa contro i femminicidi.
Il tempo dirà
Sarà il tempo a dire se questa nuova stagione porterà risultati concreti per lavoratrici e lavoratori oppure se finirà semplicemente per accentuare la distanza tra le organizzazioni sindacali. Oppure se servirà da trampolino di lancio per un’entrata in politica di parte di qualche leaders sindacale.
Di una cosa, però, sono convinto.
Il sindacalismo italiano sta vivendo una trasformazione profonda. E il congresso di Padova rappresenta probabilmente uno dei momenti simbolici più importanti di questa trasformazione.
La vera domanda è quale strada imboccherà la UIL e quale sarà il punto di arrivo di questo percorso.
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