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Generali accelera: utili oltre le attese e dialoghi aperti con UniCredit e Mps

sede Generali a Trieste illuminata di rosso e oro con il Leone alato in primo piano. Davanti un grande tavolo strategico con documenti “Utili 1,3 miliardi”, “Premi 28,2 miliardi”, “Asset Management Europeo” e “Lifetime Partner 27”. Sul lato sinistro grafici assicurativi in crescita, icone Vita e Danni, flussi di capitale e dashboard finanziarie. Sul lato destro Andrea Orcel e manager Generali osservano una mappa europea collegata da linee luminose tra Milano, Trieste e Siena con simboli UniCredit, Mps e Banca Generali. Elementi simbolici: frecce di crescita, piattaforme digitali, dossier “Bancassurance 2027”, circuiti finanziari europei e monitor con il Solvency Ratio al 212%, ideazione, èrompt e immagine di ChatGPT

Generali continua a muoversi su due binari paralleli.
Da una parte i numeri: utili, raccolta premi, asset gestiti e redditività che confermano la forza industriale del gruppo anche in un contesto internazionale segnato da guerre, volatilità e inflazione.
Dall’altra la grande partita strategica che ormai da mesi ruota attorno al Leone di Trieste: il rapporto con UniCredit, il dossier Mps-Axa, il futuro dell’asset management europeo e gli equilibri del risiko finanziario italiano.

Le trimestrali pubblicate ieri mostrano un gruppo che, almeno sul piano operativo, continua a macinare risultati superiori alle attese.


Come raccontano Daniela Polizzi sul Corriere della Sera, Anna Messia su MF, Giovanni Pons su Repubblica, Laura Galvagni sul Sole 24 Ore e Giuliano Balestreri su La Stampa,


Generali ha chiuso il primo trimestre 2026 con premi lordi in crescita del 6,8% a 28,2 miliardi, sostenuti sia dal Vita sia dal Danni.

L’utile netto contabile si è leggermente ridotto a 1,17 miliardi per effetto di una tassa straordinaria introdotta in Francia, ma il dato che il mercato ha guardato con maggiore attenzione è quello dell’utile netto normalizzato, salito invece del 5,2% a circa 1,3 miliardi. Ancora più significativo il risultato operativo, cresciuto dell’8,1% a 2,23 miliardi grazie al contributo positivo di tutti i segmenti.

È un segnale importante perché arriva in una fase in cui gli investitori stanno cercando di capire se il modello assicurativo europeo riuscirà a reggere una nuova stagione di instabilità geopolitica e di possibili tensioni finanziarie globali. Il cfo Cristiano Borean (nella foto) ha cercato di rassicurare il mercato con parole molto nette: secondo il manager, persino scenari estremi simili alla crisi del 2008 non metterebbero a rischio i target del piano industriale “Lifetime Partner 27”.

Dietro questa sicurezza c’è soprattutto la struttura del gruppo. Generali oggi può contare su un business molto diversificato, su una forte generazione di cassa, su un Solvency Ratio ancora elevato al 212% e su una macchina assicurativa che continua a funzionare bene anche quando aumentano le catastrofi naturali. Nel trimestre gli eventi climatici, soprattutto in Portogallo, sono costati oltre 400 milioni, ma il combined ratio resta comunque molto solido al 90,5%.

Anche il risparmio gestito continua a essere uno dei grandi motori del Leone. Le masse complessive hanno raggiunto 905 miliardi e il segmento Asset & Wealth Management ha registrato una crescita del risultato operativo del 15,5%, trainato sia da Generali Investments sia da Banca Generali.

Ed è qui che i numeri si intrecciano con la strategia.

Perché durante la conference call con gli analisti il tema dominante non è stato soltanto la trimestrale, ma soprattutto il futuro delle alleanze industriali di Generali. Giulio Terzariol (nella foto) ha confermato apertamente che con UniCredit “c’è una conversazione in corso”. Una frase che ormai non appare più casuale.


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Negli ultimi mesi UniCredit è salita stabilmente vicino al 9% del capitale del Leone e Andrea Orcel sembra sempre più intenzionato a costruire un asse industriale con Trieste. Ufficialmente resta “un investimento finanziario”, ma il mercato ormai guarda oltre questa definizione.

La collaborazione esiste già nell’Europa centro-orientale sul fronte bancassurance. Ora però il dialogo sembra estendersi anche all’asset management, proprio mentre si avvicina la scadenza dell’accordo tra UniCredit e Amundi prevista per il 2027.

Generali, nel frattempo, continua a mantenere aperte più opzioni. Terzariol ha sottolineato che quella con UniCredit “non è l’unica conversazione” in corso. Un riferimento che riporta inevitabilmente al dossier Monte dei Paschi. Philippe Donnet (nella foto) aveva già dichiarato nei mesi scorsi di essere disponibile a sostituire Axa nella partnership assicurativa con Siena quando l’accordo scadrà nel 2027.

In sostanza il Leone sta cercando di costruire una piattaforma europea dell’asset management e della bancassurance senza legarsi in modo esclusivo a un solo interlocutore. È una strategia molto diversa rispetto alla stagione Natixis, quando Generali sembrava orientata verso una grande alleanza franco-italiana poi tramontata anche per le tensioni politiche e azionarie.

Oggi il quadro appare più pragmatico. Generali vuole crescere, ma vuole farlo mantenendo il controllo della piattaforma e sfruttando il nuovo equilibrio del capitalismo finanziario italiano.

Nel frattempo il mercato continua a premiare il titolo. Le azioni hanno chiuso la seduta in rialzo di quasi il 3%, avvicinandosi ai massimi storici, mentre diversi analisti hanno confermato giudizi positivi sul gruppo. Citi vede il titolo oltre i 43 euro, Jefferies parla di trimestre “eccezionalmente forte”, Equita sottolinea una partenza d’anno superiore alle attese.

C’è poi un altro elemento meno visibile ma molto interessante: il piano azionario per i dipendenti “We Share”. Come ricorda Anna Messia (nella foto) su MF, oltre 23 mila lavoratori del gruppo in più di 30 Paesi hanno aderito al programma lanciato nel 2023. Le azioni acquistate allora a 16,45 euro oggi valgono oltre 38 euro. Un rendimento enorme che racconta anche quanto il titolo Generali sia cambiato negli ultimi anni.

E forse è proprio qui il punto centrale della vicenda. Il Leone non è più soltanto una grande compagnia assicurativa italiana. Sta diventando sempre più uno snodo strategico del capitalismo finanziario europeo. Attorno a Trieste si muovono banche, fondazioni, asset manager, grandi azionisti industriali e nuovi equilibri geopolitici della finanza.

Per questo ogni frase pronunciata da Donnet, Orcel o Terzariol viene ormai letta non solo come commento ai conti trimestrali, ma come un indizio sulla prossima mossa del risiko.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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