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Generali, l’assemblea tranquilla che cambia il risiko: UniCredit sale all’8,7% e diventa terzo socio del Leone

la sede di Generali a Trieste con il Leone alato in primo piano, illuminato da una luce dorata. Davanti, un’assemblea degli azionisti vista come una grande scacchiera finanziaria. Sulla scacchiera compaiono pedine con le scritte “Mps-Mediobanca 13,19%”, “Delfin 10,05%”, “UniCredit 8,72%”, “Caltagirone 6,26%” e “Benetton 4,86%”. La pedina UniCredit, rappresentata da una torre blu, avanza verso il centro della scacchiera accanto al Leone. Sul fondo, grafici con le scritte “Dividendo 1,64 €”, “Buyback 500 milioni” e “Utile 4,3 miliardi”. Elementi simbolici: una freccia che collega Milano a Trieste, un fascicolo “Risiko finanziario”, una piattaforma digitale “Asset management europeo”, ideazione, prompt e immagine di ChatGPT

L’assemblea di Generali doveva essere, almeno sulla carta, una giornata ordinata: bilancio 2025, dividendo, buyback, collegio sindacale, modifiche statutarie. Tutto approvato con percentuali larghissime, quasi da assemblea senza storia. E invece, come spesso accade nelle grandi partite finanziarie italiane, la notizia vera non era nell’ordine del giorno, ma nel libro soci.


Come raccontano Mariarosaria Marchesano sul Foglio, Anna Messia su MF, Giuliano Balestrieri sulla Stampa, Daniela Polizzi e Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera, Laura Galvagni sul Sole 24 Ore e Giovanni Pons su Repubblica,


UniCredit si è presentata all’assemblea del Leone con una quota dell’8,72%, superiore al 6,68% indicato in precedenza. E soprattutto con pieni diritti di voto sull’intera partecipazione.

Una mossa che cambia il tono della partita. Perché UniCredit diventa così il terzo azionista di Generali, dietro a Mps-Mediobanca, ferma al 13,19%, e a Delfin, al 10,05%, ma davanti a Caltagirone, al 6,26%, e a Edizione-Benetton, al 4,86%.

Ufficialmente, da Piazza Gae Aulenti spiegano che si tratta di un investimento finanziario, interessante per rendimento e in gran parte coperto, quindi con esposizione economica e assorbimento di capitale ridotti. Ed è vero che, dal punto di vista puramente finanziario, l’operazione ha una sua logica: Generali distribuirà dividendi molto ricchi, e UniCredit dovrebbe incassare circa 216 milioni dalla cedola del Leone.

Ma sarebbe ingenuo fermarsi qui.

Perché una partecipazione dell’8,72% in una delle maggiori compagnie assicurative europee non è solo una cedola da portare a casa. È anche un biglietto d’ingresso nel cuore del risiko finanziario italiano. E Andrea Orcel, che contemporaneamente continua a giocare la partita tedesca su Commerzbank, dimostra ancora una volta di non essere affatto uscito dalla scena italiana. Semmai ci rientra dalla porta più sensibile: Trieste.

L’assemblea Generali

L’assemblea Generali ha approvato il bilancio 2025, chiuso con un utile record di 4,3 miliardi, il dividendo a 1,64 euro per azione e il buyback da 500 milioni. Il presidente Andrea Sironi (nella foto a sx) ha sottolineato la solidità del gruppo in uno scenario complesso, mentre l’amministratore delegato Philippe Donnet (nella foto a dx) ha ricordato che il 2026 sarà l’anno centrale del piano Lifetime Partner 27: Driving Excellence. Insomma, il Leone si presenta forte nei conti, stabile nella governance e generoso con gli azionisti.

E proprio questa forza rende Generali ancora più appetibile come snodo strategico.
Il punto è che attorno al Leone si stanno muovendo più placche contemporaneamente.

Generali e Mps

La prima è quella di Mps-Mediobanca: il Monte, attraverso Mediobanca, è ancora il primo socio di Generali, ma il nuovo corso senese guidato da Luigi Lovaglio (nella foto) dovrà decidere cosa fare davvero di quella quota. Tenerla? Valorizzarla? Metterla al servizio di un nuovo disegno industriale? Oppure, in futuro, venderla?

Generali e Delfin

La seconda placca è Delfin. Il Foglio e il Sole richiamano il tema dei possibili riassetti interni alla holding degli eredi Del Vecchio e del finanziamento miliardario legato a Leonardo Maria Del Vecchio (nella foto) . Se davvero una parte delle partecipazioni finanziarie dovesse finire sul mercato, la quota in Generali diventerebbe immediatamente uno degli asset più osservati d’Italia.

Generali e Intesa Sanpaolo

La terza placca è Intesa Sanpaolo. Carlo Messina (nella foto) ha sempre detto di voler restare lontano dal caos del risiko, ma diversi osservatori si chiedono se una crescita così decisa di UniCredit in Generali possa lasciare davvero indifferente Ca’ de Sass. Tanto più perché, nel settore assicurativo, Intesa avrebbe meno vincoli antitrust rispetto al consolidamento bancario domestico.

Le mosse di UniCredit

Dentro questo quadro, la mossa di Orcel (nella foto) sembra molto più di un investimento. Sembra un modo per dire: qualsiasi riassetto futuro del Leone dovrà passare anche da UniCredit.

C’è poi il versante industriale, che non va sottovalutato. UniCredit e Generali hanno già una partnership nella bancassurance in Europa centrale e orientale. È un accordo non enorme nei numeri, ma interessante come piattaforma di partenza. Donnet, nelle scorse settimane, aveva aperto alla possibilità di ampliare la cooperazione industriale, anche sul fronte del risparmio gestito. E qui il discorso si fa ancora più importante, perché UniCredit nel 2027 vedrà scadere l’accordo con Amundi, mentre Generali sta cercando una strada per rafforzare l’asset management dopo il tramonto dell’ipotesi Natixis.

La combinazione, almeno teorica, è evidente: UniCredit ha una rete distributiva enorme e ambizioni europee; Generali ha prodotti assicurativi, asset management, masse gestite e una forte presenza internazionale. Insieme potrebbero costruire qualcosa che va oltre la semplice distribuzione di polizze. Potrebbero diventare uno dei cardini di una nuova piattaforma europea tra banca, assicurazione e risparmio gestito.

Naturalmente, siamo ancora nel campo degli scenari. Ma nel capitalismo italiano gli scenari cominciano spesso così: con una quota che cresce, una dichiarazione prudente, e molti osservatori che fingono di credere alla versione più semplice.

Le nuove nomine in Generali

Sul fronte interno, l’assemblea ha anche blindato alcuni aspetti della governance. Come ricorda Giovanni Pons (nella foto) su Repubblica, è stata approvata una modifica statutaria che preserva il criterio maggioritario nella composizione del consiglio: alle minoranze andrà almeno il 20% dei seggi, come previsto dalla Legge Capitali, ma senza trasformare il board in un proporzionale puro. È un modo per proteggere la stabilità della gestione e limitare gli effetti più estremi della nuova normativa.

Questo significa che Sironi e Donnet restano saldamente in sella. Ma l’azionariato, invece, è tutt’altro che immobile.

Ed è qui che si vede la vera natura dell’assemblea del 23 aprile: formalmente un passaggio ordinario, sostanzialmente una fotografia di un equilibrio che potrebbe cambiare presto. Generali è solida, redditizia e centrale. Proprio per questo tutti guardano al Leone.

UniCredit, con l’8,72%, non ha conquistato Trieste. Ma ha preso posto al tavolo. E quando Orcel prende posto a un tavolo, di solito non lo fa per guardare il panorama.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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