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Allianz taglia fino a 1.800 posti di lavoro: l’intelligenza artificiale esce allo scoperto

Immagine creata da Gemini su prompt di ChatGPT

Per mesi le grandi compagnie assicurative hanno evitato di pronunciare due parole che, invece, erano presenti in ogni piano industriale: intelligenza artificiale. Le riorganizzazioni venivano spiegate con formule prudenti – “efficientamento”, “semplificazione dei processi”, “trasformazione digitale” – lasciando intendere che l’AI fosse soltanto uno degli elementi del cambiamento.


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Ora qualcosa è cambiato.

Per la prima volta uno dei maggiori gruppi assicurativi mondiali collega apertamente una consistente riduzione dell’occupazione all’intelligenza artificiale. A farlo è Allianz, che attraverso l’amministratore delegato di Allianz Partners, Tomas Kunzmann (nella foto), ha confermato un piano di riduzione compreso tra 1.500 e 1.800 posti di lavoro in Europa.

Una svolta nella comunicazione

Più ancora del numero degli esuberi, colpisce il modo con cui vengono motivati.
Durante un incontro a Monaco di Baviera, Kunzmann ha riconosciuto esplicitamente che l’automazione resa possibile dall’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali fattori alla base della riorganizzazione.
È una differenza sostanziale rispetto al recente passato.
Nel 2025, quando Allianz aveva eliminato circa 650 posti di lavoro nella divisione Danni del Regno Unito, la società aveva attribuito la decisione a generiche condizioni di mercato, evitando accuratamente qualsiasi riferimento all’intelligenza artificiale.
Oggi quella prudenza sembra essere definitivamente archiviata.

Chi sarà maggiormente coinvolto

Il piano riguarda Allianz Partners, la società del gruppo specializzata nei servizi di assistenza, viaggio e gestione dei sinistri.
La divisione impiega oltre 22.000 dipendenti, dei quali circa 14.000 sono impegnati nei contact center e nella gestione operativa delle richieste dei clienti.
Sono proprio queste le attività che oggi risultano maggiormente esposte all’automazione:

  • apertura dei sinistri;
  • gestione delle richieste standard;
  • assistenza telefonica di primo livello;
  • traduzioni automatiche;
  • classificazione dei documenti;
  • smistamento delle pratiche.

Secondo l’azienda, le uscite avverranno attraverso prepensionamenti, incentivi economici e adesioni volontarie, dopo il confronto con le rappresentanze dei lavoratori di Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi del Benelux.

Un fenomeno che riguarda tutto il settore

Allianz non rappresenta un caso isolato.
Anche Ergo, compagnia controllata da Munich Re, ha annunciato una riduzione di circa 1.000 posti di lavoro in Germania nell’ambito del processo di digitalizzazione.
Le stime di Bloomberg Economics indicano che oltre un quarto dei lavoratori delle economie avanzate subirà un impatto significativo dall’intelligenza artificiale, mentre numerosi studi stimano che circa l’80% delle professioni presenti oggi negli Stati Uniti sarà interessato, in misura diversa, dall’AI generativa.
La domanda, quindi, non è più se il settore assicurativo cambierà, ma quanto rapidamente cambierà.

Il paradosso di Allianz

C’è però un elemento che rende questa vicenda particolarmente significativa.
Pochi giorni prima dell’annuncio degli esuberi, Allianz era stata indicata come prima compagnia assicurativa al mondo nell’Evident AI Index 2026, la classifica internazionale che misura il livello di maturità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Il gruppo dispone di oltre 900 applicazioni AI già operative e viene considerato il punto di riferimento mondiale nel settore.
È quindi naturale che proprio Allianz rappresenti il laboratorio più avanzato degli effetti che questa tecnologia può produrre anche sull’occupazione.

Ma nemmeno in Allianz regna l’ottimismo assoluto

Ed è forse questo l’aspetto più interessante.
Mentre una parte dell’azienda accelera sulla trasformazione tecnologica, il Chief Economist del gruppo, Ludovic Subran, invita alla prudenza.
Secondo Subran, i mercati finanziari stanno probabilmente sopravvalutando gli effetti economici dell’intelligenza artificiale e nessuno è ancora in grado di misurarne con precisione l’impatto reale sulla produttività.
Una riflessione importante.
Perché arriva proprio dall’interno di uno dei gruppi che più stanno investendo nell’AI.

Il commento di Max

Da tempo sostengo che l’intelligenza artificiale rappresenterà uno dei principali temi sindacali dei prossimi anni. La vicenda Allianz conferma che il problema non è più teorico. Per la prima volta una grande compagnia assicurativa afferma apertamente che una parte della riduzione dell’organico è conseguenza dell’automazione resa possibile dall’intelligenza artificiale. Non significa che l’AI cancellerà automaticamente milioni di posti di lavoro. Lo dimostrano anche le recenti marce indietro di Ford, IBM e Commonwealth Bank, che hanno dovuto richiamare personale dopo aver scoperto che gli algoritmi non erano ancora in grado di sostituire completamente l’esperienza umana.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare quanto sta accadendo.

Nei prossimi anni banche e assicurazioni dovranno affrontare una trasformazione profonda delle competenze richieste. Per questo il ruolo della contrattazione collettiva, della formazione continua e della riqualificazione professionale diventerà decisivo. Già le previsioni contenute nel contratto nazionale ANIA appena firmato sono basilari. Il problema sarà l’applicazione.

La vera sfida non sarà impedire l’innovazione, ma evitare che la transizione tecnologica venga scaricata esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.
E a proposito di intelligenza artificiale, l’iniziativa assunta dalla UIL per studiare e osservare questo fenomeno e i suoi riflessi sul mondo del lavoro, credo potrebbe già iniziare da qui.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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