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Intesa-Mps, Carlo Messina rilancia: «È un’operazione per l’Italia, non una partita di potere»

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Il risiko bancario italiano continua a vivere settimane decisive, ma Carlo Messina prova a cambiare il terreno del confronto. Non più soltanto numeri, quote di mercato e fusioni, ma una riflessione più ampia sul ruolo che le grandi banche devono avere per il Paese. È questo il messaggio emerso dagli interventi del ceo di Intesa Sanpaolo a Torino.


MF-Milano FinanzaLuca Gualtieri, Sole 24 OreLuca Davi, StampaLeonardo Di Paco


Il punto di partenza è l’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo e sostenuta dal progetto industriale condiviso con Unipol per il Monte dei Paschi di Siena. Messina respinge con decisione l’idea che si tratti di una conquista di potere o dell’ennesima battaglia finanziaria. Al contrario, insiste nel definirla una normale operazione di mercato, rivolta esclusivamente agli azionisti di Mps.

Le sue parole sembrano rispondere indirettamente alle numerose ricostruzioni che, nelle ultime settimane, hanno alimentato il dibattito su possibili controffensive, nuove alleanze e interventi di operatori italiani ed esteri. Per il numero uno di Intesa il criterio resta uno solo: se arriverà un’offerta migliore, saranno gli azionisti a decidere. Se invece l’offerta di Intesa sarà ritenuta la più convincente, sarà il mercato ad aver scelto.

Ma il passaggio più significativo riguarda un altro concetto, destinato probabilmente a far discutere.
Carlo Messina (nella foto) lega infatti il destino dell’operazione alla tutela degli asset strategici nazionali. «Sono un uomo di mercato», afferma, «ma sono anche un italiano». Da qui il ragionamento secondo cui alcune infrastrutture finanziarie fondamentali dovrebbero restare sotto il controllo di gruppi capaci di garantire indipendenza e sicurezza economica al Paese.

È una posizione che richiama apertamente il tema della sovranità economica, entrato ormai stabilmente nel dibattito europeo. Le grandi banche non vengono più considerate soltanto imprese private, ma anche elementi essenziali dell’equilibrio finanziario nazionale. Da questo punto di vista, il riferimento ai gruppi francesi e tedeschi appare tutt’altro che casuale e si inserisce nel clima che accompagna da mesi il consolidamento bancario europeo.

Messina affronta anche il tema delle preoccupazioni espresse dai territori, soprattutto a Siena, dove ogni ipotesi di acquisizione viene inevitabilmente letta anche attraverso il peso storico e sociale del Monte dei Paschi. La risposta del ceo è netta: Intesa non intende impoverire i territori, ma rafforzarli.

Il manager richiama quanto già avvenuto nelle precedenti integrazioni, dalle ex Banche Venete fino a Ubi Banca, sostenendo che il modello della Banca dei Territori abbia dimostrato di saper coniugare efficienza industriale e radicamento locale. L’obiettivo dichiarato resta quello di investire nelle economie locali, rafforzare il credito alle famiglie e alle imprese e proseguire nel ricambio generazionale.

Proprio sul lavoro arriva uno degli annunci più rilevanti. Se l’operazione dovesse andare in porto, Intesa prevede un grande piano di assunzioni destinato ai giovani. Si tratta di un messaggio che cerca di ribaltare una delle principali critiche rivolte alle fusioni bancarie degli ultimi vent’anni, spesso associate soprattutto a chiusure di filiali e riduzione degli organici.

Naturalmente il tema merita una riflessione più ampia. Negli ultimi decenni ogni grande concentrazione bancaria è stata accompagnata da importanti sinergie di costo e da una riduzione complessiva del personale, anche attraverso strumenti come il Fondo di solidarietà. Le nuove assunzioni rappresentano certamente un elemento positivo, ma sarà importante verificare nel tempo il saldo complessivo tra uscite e nuovi ingressi, la qualità dell’occupazione creata e la capacità di mantenere un’effettiva presenza nei territori.

Sul fronte del risiko rimane poi aperto il capitolo Generali. Messina minimizza gli incontri tra Luigi Lovaglio e Philippe Donnet, osservando come sia naturale che due importanti protagonisti del sistema finanziario si confrontino, soprattutto considerando che Mps è oggi uno dei principali azionisti della compagnia assicurativa triestina. Nessuna sorpresa, dunque, e nessun allarme particolare.

Accanto alle vicende finanziarie, però, il banchiere coglie l’occasione per lanciare anche un messaggio sociale. Durante la presentazione del progetto “Scelte Future”, realizzato insieme alla Compagnia di San Paolo e alla Fondazione Ufficio Pio, Messina invita a spostare l’attenzione pubblica sui problemi delle famiglie e dell’educazione. Il programma sosterrà 2.000 bambini piemontesi appartenenti a nuclei con redditi più bassi, incentivando il risparmio destinato agli studi attraverso un fondo dedicato.

Ed è proprio questo passaggio che probabilmente rappresenta la novità più interessante dell’intervento torinese. In un momento in cui il dibattito pubblico è dominato da guerre, riarmo e tensioni geopolitiche, Messina richiama la necessità di non perdere di vista il tema della povertà educativa e delle disuguaglianze sociali. Una posizione che va oltre il tradizionale linguaggio bancario e che prova a collegare la crescita economica alla responsabilità sociale.

L’Opas su Monte dei Paschi resta naturalmente il tema centrale dei prossimi mesi. Saranno il consiglio di amministrazione di Siena, le autorità di vigilanza e soprattutto gli azionisti a decidere il futuro dell’operazione. Nel frattempo, Carlo Messina prova a costruire una narrazione diversa: non una semplice acquisizione, ma un progetto industriale che, nelle sue intenzioni, dovrebbe rafforzare il sistema bancario italiano e consolidare il ruolo di Intesa Sanpaolo come banca di riferimento per il Paese.

Il commento di Max

Carlo Messina ha scelto una linea comunicativa molto diversa rispetto a quella utilizzata in passato nelle grandi operazioni bancarie. Non parla soltanto di sinergie, multipli o ritorni per gli azionisti, ma introduce concetti come interesse nazionale, sicurezza degli asset strategici e sviluppo dei territori. È una narrazione che intercetta un sentimento sempre più presente in Europa: quello della tutela delle infrastrutture economiche considerate essenziali. Resta però una domanda aperta. Le fusioni bancarie vengono giudicate soprattutto dai risultati concreti: qualità del servizio, presenza territoriale, occupazione e sostegno all’economia reale. Saranno questi elementi, più ancora delle dichiarazioni, a stabilire se questa operazione rappresenterà davvero un vantaggio per il sistema bancario italiano.
E il paragone tra UBI e MPS può reggere, visto le grandi diversità delle due banche?
Con queste dichiarazioni ha tranquillizzato la politica e il sindacato di Siena?

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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