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Risiko bancario: Mps e Banco Bpm affinano il piano anti-Intesa. Ma il tempo stringe e la governance si complica

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

La partita per il controllo di Monte dei Paschi di Siena entra nella sua fase più delicata. Dopo settimane di indiscrezioni, la direzione sembra ormai tracciata: Mps e Banco Bpm lavorano a una fusione concordata per contrastare l’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo.

Non si tratta più di capire se un progetto alternativo verrà presentato, ma quando e soprattutto con quali caratteristiche riuscirà a convincere mercato, autorità e azionisti.

Il nodo principale: convincere gli azionisti

Negli ultimi giorni il lavoro degli advisor si è concentrato su un punto fondamentale: rendere la proposta più conveniente dell’offerta di Intesa.
L’idea che prende corpo è quella di una fusione accompagnata da una componente in contanti, probabilmente attraverso un dividendo straordinario destinato ai soci di Mps, finanziato utilizzando parte dell’eccesso di capitale accumulato dalla banca senese. L’obiettivo è evidente: riequilibrare le valutazioni di mercato.
Oggi, infatti, Montepaschi capitalizza circa 35 miliardi, mentre Banco Bpm vale poco meno di 24 miliardi. Parlare ancora di “fusione tra pari” è quindi molto più difficile rispetto a quando la proposta venne avanzata all’inizio di giugno.

Generali resta la grande variabile

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I grandi soci saranno decisivi

La vera partita ormai non si gioca soltanto nei consigli di amministrazione. Si gioca soprattutto tra gli azionisti. I riflettori sono puntati su: Delfin; Francesco Gaetano Caltagirone; Crédit Agricole (primo socio di Banco Bpm) e i grandi fondi internazionali.

Se dovrà nascere il cosiddetto “terzo polo”, servirà il consenso di questi soggetti molto più che quello degli osservatori politici.

Crédit Agricole, secondo diverse ricostruzioni, potrebbe anche non opporsi, ma chiede contropartite industriali importanti: maggiore spazio per Agos, Amundi, partnership assicurative e possibili cessioni di attività.

Il mercato guarda soprattutto ai numeri

È forse questo l’aspetto più interessante emerso negli ultimi giorni. Mentre il dibattito pubblico continua a parlare di tutela dei territori, occupazione e italianità del sistema bancario, gli investitori ragionano con un’altra logica. Per i fondi internazionali contano soprattutto: valore dell’offerta; tempi di esecuzione; rischi regolamentari e probabilità di successo.

Ed è proprio qui che la proposta alternativa dovrà dimostrare di essere competitiva rispetto all’Opas di Intesa.

Ma esplode anche il caso governance

Nel frattempo, all’interno di Mps si apre un altro fronte. Quattro consiglieri di amministrazione hanno scritto al presidente Cesare Bisoni contestando il metodo con cui Luigi Lovaglio starebbe conducendo i negoziati con Banco Bpm. Le contestazioni riguardano diversi aspetti: insufficiente coinvolgimento del Consiglio; carenze informative; gestione delle operazioni con parti correlate; mancata sostituzione dei consiglieri dimissionari e funzionamento dei comitati interni.

Un segnale che dimostra come la pressione non arrivi soltanto dal mercato ma anche dall’interno della banca.
In una partita da decine di miliardi di euro, anche gli equilibri della governance diventano un elemento decisivo.

Il tempo resta il vero avversario

L’impressione è che il calendario stia diventando quasi più importante dei numeri.Intesa Sanpaolo procede secondo il programma già annunciato.
Mps e Banco Bpm, invece, devono ancora definire: struttura dell’operazione; concambi; premio agli azionisti; governance; autorizzazioni e consenso dei grandi soci.

Ogni settimana che passa riduce lo spazio di manovra.

Più passano i giorni e più questa vicenda assomiglia a una partita a scacchi. Intesa ha già fatto la prima mossa e continua ad avanzare seguendo un calendario preciso. Mps e Banco Bpm, invece, stanno ancora costruendo la scacchiera. Non significa che la partita sia persa. Anzi.
Ma una proposta alternativa dovrà essere più ricca, più veloce e soprattutto più credibile dell’Opas di Intesa.
Come evidenziavo ieri emerge un altro dato interessante: la politica nazionale continua a osservare quasi in silenzio, mentre sono i mercati, gli advisor e gli azionisti privati a determinare davvero il ritmo del risiko bancario.
E, come spesso accade in finanza, saranno probabilmente loro — e non i comunicati ufficiali — a scrivere il finale della storia.


Polizzi Daniela e Rinaldi Andrea Corriere della Sera – 29 luglio 2026
Marchesano Maria Rosaria Il Foglio – 29 luglio 2026
Deugeni Andrea e Gualtieri Luca MF – Milano Finanza – 29 luglio 2026
Andrea Greco la Repubblica – 29 luglio 2026
Fabio Tamburini Il Sole 24 Ore – 29 luglio 2026


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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