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Orcel contro la “Frau di ferro”: la lunga resistenza tedesca su Commerzbank

Bettina Orlopp e Andrea Orcel uno di fronte all’altra sopra una gigantesca scacchiera bancaria europea. Orlopp indossa un tailleur blu scuro e difende un grande schermo luminoso con la scritta “Momentum 2030”, “Indipendenza”, “5,9 miliardi utile” e grafici in crescita. Orcel avanza con dossier “Ops Commerzbank”, monitor “42%” e flussi finanziari digitali tra Milano e Francoforte. Sul lato sinistro il grattacielo UniCredit di Piazza Gae Aulenti illuminato con investitori internazionali e dashboard finanziarie. Sul lato destro la sede Commerzbank di Francoforte circondata da dipendenti, sindacati con cartelli “Unicredit Go Away”, bandiere del Mittelstand e simboli della finanza tedesca. Elementi simbolici: derivati che diventano pedine di scacchi, documenti “BCE”, “Mercato Unico”, “Premio agli azionisti”, una bilancia tra “integrazione europea” e “sovranismo finanziario”, stelle UE incrinate e linee digitali che collegano Milano, Francoforte e Bruxelles, ideazione, prompt e immagine di ChatGPT

Andrea Orcel contro Bettina Orlopp.
Dietro il risiko bancario europeo ormai non c’è più soltanto una partita finanziaria tra UniCredit e Commerzbank. C’è anche uno scontro di leadership, di culture manageriali e di visioni opposte dell’Europa bancaria.

Le ricostruzioni di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri (nella foto a sx) su Mf, insieme all’analisi di Giuliano Balestreri (nella foto a dx) su La Stampa, raccontano bene come la figura della ceo tedesca sia diventata il simbolo della resistenza di Francoforte all’avanzata italiana. Ma raccontano anche un altro aspetto: più UniCredit sale nel capitale di Commerzbank, più il confine tra difesa dell’indipendenza e presa d’atto della nuova realtà si assottiglia.

Bettina Orlopp non è una manager qualsiasi.
È la prima donna a guidare Commerzbank nei suoi 156 anni di storia ed è una delle pochissime donne ai vertici della grande finanza europea. Arriva dalla consulenza strategica di McKinsey, ha costruito tutta la propria carriera dentro Commerzbank e negli ultimi anni ha scalato rapidamente il gruppo fino a diventarne amministratrice delegata proprio mentre Andrea Orcel iniziava il suo assedio.

Da allora ha costruito la propria leadership su un messaggio semplice: Commerzbank vale di più da sola.


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Il piano “Momentum 2030” è diventato il manifesto di questa linea difensiva.
Più utili, più buyback, più dividendi, più efficienza. Anche a costo di nuovi tagli occupazionali. Altri 3 mila esuberi che si sommano alle ristrutturazioni già avviate negli anni precedenti.

Ed è qui che emerge una delle grandi contraddizioni di questa vicenda.

Per mesi il management tedesco ha accusato UniCredit di voler smantellare Commerzbank attraverso sinergie troppo aggressive. Ma nello stesso tempo è stata proprio la pressione esercitata da Orcel a spingere Francoforte ad accelerare ulteriormente sul piano di ristrutturazione, sui tagli e sulla remunerazione degli azionisti.

In pratica, UniCredit è diventata contemporaneamente il nemico ufficiale e il principale catalizzatore della trasformazione di Commerzbank.

I numeri, infatti, raccontano una banca che durante l’assedio è diventata più forte in Borsa.
Dal settembre 2024, cioè dall’ingresso iniziale di UniCredit nel capitale, il titolo Commerzbank ha registrato una crescita impressionante, superiore al 180%, sostenuta sia dai risultati industriali sia dalla prospettiva stessa dell’operazione.

È difficile sostenere che il mercato stia penalizzando Commerzbank.

Anzi.
Molti investitori sembrano credere che, in un modo o nell’altro, il valore continuerà a crescere. Con fusione oppure senza.

Nel frattempo Orcel continua ad avanzare.

Secondo le ultime ricostruzioni, tra azioni dirette e derivati UniCredit avrebbe ormai raggiunto una posizione vicina o superiore al 42% del capitale economico della banca tedesca. E qui entra in gioco il vero punto politico-finanziario della partita.

Formalmente il controllo non c’è ancora.
Tecnicamente servirebbe il 50% più un’azione. Ma nella pratica assembleare tedesca il quadro è molto diverso. Le assemblee di Commerzbank storicamente registrano partecipazioni attorno al 45-48% del capitale. Questo significa che chi controlla oltre il 40% può già diventare determinante nelle votazioni e nella governance.

È il motivo per cui molti osservatori parlano ormai di “controllo di fatto”.

Ed è anche il motivo per cui UniCredit sta muovendosi con estrema cautela davanti alla BCE e alla vigilanza europea. La scelta di non partecipare all’assemblea di Commerzbank non è stata debolezza, ma strategia. Orcel vuole evitare che Francoforte possa imporre il consolidamento contabile della banca tedesca prima delle autorizzazioni definitive, con impatti pesanti sul capitale regolamentare.

Insomma: avere il controllo senza doverlo ancora dichiarare apertamente.

Nel frattempo Bettina Orlopp continua a recitare il ruolo della “Frau di ferro”.
Ha trasformato l’assemblea dei soci in una sorta di referendum identitario contro gli italiani. I sindacati hanno sfilato con cartelli “Unicredit Go Away”, Jens Weidmann ha evocato i rischi italiani e russi di UniCredit, mentre parte del mondo politico tedesco continua a parlare di difesa del Mittelstand e della sovranità finanziaria nazionale.

Ma proprio dentro questa rigidità si intravede anche il possibile punto di svolta.

Perché la stessa Orlopp, pur attaccando duramente il piano di Orcel, continua a lasciare aperta una porta: quella di un rilancio economico dell’offerta e di un negoziato vero.

Ed è qui che la partita cambia natura.

Non siamo più nella fase del “no assoluto”.
Siamo nella fase in cui il mercato prova a capire quale sarà il prezzo politico, industriale e finanziario necessario per far accettare alla Germania che la seconda banca del Paese possa entrare in un grande gruppo europeo guidato da Milano.

La vera domanda, ormai, non è più se UniCredit riuscirà a restare dentro Commerzbank.

La domanda è un’altra: quanto dovrà concedere Orcel perché la Germania trasformi la resistenza in trattativa?

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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