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UniCredit-Commerzbank, Orcel supera il 40% ma diserta l’assemblea: la battaglia entra nella fase decisiva

Andrea Orcel osserva da lontano l’assemblea di Commerzbank senza entrare, mentre davanti a lui fluttuano grafici luminosi con “40,7%”, “Derivati”, “Ops” e “Controllo”. Sul lato sinistro il grattacielo UniCredit di Piazza Gae Aulenti illuminato con investitori internazionali e monitor “Massima flessibilità”. Sul lato destro la sede Commerzbank di Francoforte durante l’assemblea dei soci, con Bettina Orlopp, azionisti tedeschi, sindacati e bandiere del Mittelstand. Elementi simbolici: derivati finanziari che si trasformano in pedine di scacchi, documenti “BCE”, “Consolidamento”, “Momentum 2030”, una bilancia tra “controllo” e “flessibilità”, stelle UE incrinate e flussi digitali tra Milano e Francoforte, ideazione, prompt, immagine di ChatGPT

La partita tra UniCredit e Commerzbank è entrata in una zona grigia dove, ormai, ogni mossa conta quasi più delle dichiarazioni ufficiali. E infatti la notizia del giorno non è soltanto che Andrea Orcel abbia portato l’esposizione potenziale di UniCredit oltre il 40% della banca tedesca, ma che abbia deciso di non presentarsi all’assemblea degli azionisti di Commerzbank.


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Una scelta che, letta superficialmente, potrebbe sembrare un passo indietro. In realtà appare l’esatto contrario: una mossa chirurgica per restare abbastanza vicino al controllo senza farsene attribuire formalmente le responsabilità regolamentari.


Le ricostruzioni di Marcello Zacché su ItalyPost, di Rosario Dimito sul Messaggero, di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri su Milano Finanza, di Andrea Greco su Repubblica e di Luca Davi Sole 24 Ore


raccontano tutte la stessa sensazione: Orcel sta cercando di mantenere aperte contemporaneamente tutte le opzioni strategiche.

E il punto centrale è proprio questo.
UniCredit oggi controlla direttamente il 26,77% di Commerzbank. A questa quota si aggiungono derivati, total return swap e strumenti cash settled che portano l’esposizione complessiva tra il 40,6% e il 42%, a seconda dei calcoli e dell’effetto buyback della banca tedesca. Numeri enormi per una banca che ufficialmente non controlla ancora la preda.
Ma proprio qui nasce il problema.
Partecipare all’assemblea di Commerzbank avrebbe significato, simbolicamente e forse anche regolamentarmente, comportarsi da azionista dominante. E questo avrebbe potuto spingere Bce e BaFin a considerare UniCredit come controllore di fatto dell’istituto tedesco, imponendo il consolidamento patrimoniale della partecipazione.

Tradotto: più capitale assorbito, più vincoli, meno flessibilità. Esattamente ciò che Orcel vuole evitare in questa fase.

Per questo la diserzione dell’assemblea non è debolezza ma tattica finanziaria pura. UniCredit preferisce restare in una sorta di “limbo strategico”: abbastanza forte da poter decidere il destino di Commerzbank, ma ancora formalmente libera da alcuni obblighi da controllante.
Nel frattempo, però, la pressione continua ad aumentare.

L’Ops resta praticamente ferma. Le adesioni sono ancora vicine allo zero, appena lo 0,02%, anche perché il concambio proposto da UniCredit continua a valorizzare Commerzbank meno della sua attuale capitalizzazione di mercato. È il principale argomento usato dai tedeschi per respingere l’offerta definita “opportunistica”, “vaga” e “priva di premio adeguato”.

Ma la vera partita sembra essersi ormai spostata fuori dal mercato ufficiale.

Come sottolineano Repubblica e Milano Finanza, Orcel sta usando i derivati come strumento di flessibilità strategica. Non solo per aumentare la pressione sulla banca tedesca, ma soprattutto per evitare quello “scenario intermedio” che il mercato considera il più pericoloso: restare bloccati tra il 35% e il 50% senza avere pieno controllo né libertà di uscita.

L’impressione è che il ceo di UniCredit stia preparando due sole possibili destinazioni finali.

La prima è fermarsi poco sopra il 30%, trasformando Commerzbank in una partecipazione altamente redditizia senza obblighi di Opa futura. La seconda è andare direttamente al controllo pieno.

In mezzo, Orcel non vuole restare.

Ed è qui che il risiko bancario europeo si intreccia con il grande tema politico dell’Unione bancaria. Perché questa vicenda non riguarda più soltanto UniCredit e Commerzbank. Sta diventando il simbolo delle contraddizioni europee: tutti parlano di mercato unico finanziario, ma quando un grande gruppo europeo prova davvero a costruire un campione continentale, emergono immediatamente resistenze nazionali, barriere politiche e timori occupazionali.

Anche perché la Germania continua a difendere Commerzbank non solo come banca, ma come pezzo del proprio sistema industriale e del Mittelstand tedesco.

Eppure il mercato continua a dare forza a Orcel.

Lo dimostra anche il report Boston Consulting Group citato dalla Stampa: negli ultimi cinque anni solo Nvidia avrebbe creato più valore per gli azionisti di UniCredit. Un dato che rafforza enormemente la credibilità finanziaria del management italiano proprio mentre i vertici tedeschi accusano Piazza Gae Aulenti di presentare un piano “irrealistico”.

Nel frattempo resta aperto anche il fronte russo. Da Mosca fanno sapere di non aver ancora ricevuto la richiesta formale per la separazione delle attività di AO Bank, altro dossier delicatissimo che continua a pesare sul confronto europeo attorno a UniCredit.

Ma ormai è evidente che la battaglia vera si gioca altrove.

Si gioca sulla domanda che attraversa tutta la finanza europea: le grandi fusioni transfrontaliere si possono fare davvero oppure no?

Orcel sta forzando il sistema a dare una risposta.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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