La Fondazione Monte dei Paschi corregge la rotta dopo le polemiche sull’apertura all’Opas. Quattro investitori nordamericani si schierano contro le offerte su Banco BPM e Banca Generali, mentre l’Antitrust chiede che Intesa non possa influenzare Generali. La decisione finale della Fondazione arriverà il 28 ottobre.

A cinque giorni dall’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi di Siena, la vicenda assume contorni sempre più singolari, perché mentre il fronte degli azionisti contrari al piano difensivo di Luigi Lovaglio continua ad allargarsi, la Fondazione MPS, dopo una riunione durata oltre sei ore, ha deciso di sostenere il progetto industriale dell’amministratore delegato, correggendo sostanzialmente l’apertura all’offerta di Intesa Sanpaolo annunciata nei giorni scorsi dal suo presidente Riccardo Coppini.
Nel frattempo arriva anche un avvertimento dall’Antitrust, che non riguarda soltanto le centinaia di filiali destinate a essere trasferite al sistema Unipol-BPER, ma soprattutto la partecipazione indiretta in Generali che Intesa potrebbe acquisire attraverso il controllo del Monte e, a cascata, di Mediobanca.
Sono tre le notizie principali raccontate oggi dalla stampa nazionale. Andrea Greco su la Repubblica riferisce le dichiarazioni del presidente dell’Antitrust Saverio Valentino; Luca Davi sul Sole 24 Ore ricostruisce le intenzioni di voto di quattro grandi investitori istituzionali nordamericani e i prossimi passaggi autorizzativi dell’Opas; Pino Di Blasio su La Stampa racconta invece la lunga e travagliata riunione della Fondazione MPS.
A questi articoli si aggiungono le cronache locali di Cristina Belvedere su La Nazione, Katiuscia Vaselli su Siena News e Cristian Lamorte su Radio Siena TV, che permettono di comprendere meglio quanto accaduto a Palazzo Sansedoni e, soprattutto, perché la partita all’interno della Fondazione non sia ancora formalmente conclusa.
La Fondazione MPS corregge Coppini, ma non chiude la porta a Intesa
Cominciamo dalla notizia politicamente più importante per Siena.
Venerdì 23 ottobre la Deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi, composta da rappresentanti designati dalle istituzioni e da altri enti del territorio, si è riunita per definire l’indirizzo da assumere in vista dell’assemblea degli azionisti del 29 ottobre.
La riunione è durata oltre sei ore e si è conclusa con l’approvazione unanime di un documento che riconosce il valore del risanamento realizzato dall’attuale gestione del Monte e sostiene il progetto industriale presentato da Luigi Lovaglio.
La Fondazione considera tale progetto uno strumento per salvaguardare l’indipendenza strategica della banca, la sua integrità, l’identità storica, l’occupazione e il mantenimento delle funzioni direzionali a Siena.

È una presa di posizione che segna una distanza evidente rispetto alle dichiarazioni rilasciate una settimana prima dal presidente Riccardo Coppini (nella foto) – vedi post MPS, Coppini tratta il futuro di Siena con le fondazioni di Intesa. Ma chi gli ha dato il mandato? 20 ottobre e Mps, Siena si spacca su Intesa. La Fondazione apre al dialogo, Comune e Provincia alzano il muro 18 ottobre -, il quale aveva prospettato un orientamento favorevole all’offerta di Intesa Sanpaolo, provocando la reazione della sindaca Nicoletta Fabio, della presidente della Provincia Agnese Carletti e di una parte significativa del mondo politico e sindacale senese.
Tuttavia, sarebbe sbagliato interpretare il documento come una chiusura definitiva nei confronti di Intesa.
La Deputazione generale ha infatti precisato che, qualora il progetto di Lovaglio non potesse essere avviato a causa del voto degli azionisti, la Fondazione potrebbe successivamente prendere in considerazione operazioni straordinarie proposte da soggetti esterni.
In sostanza, la Fondazione sostiene oggi l’autonomia del Monte, ma riconosce che potrebbe essere necessario valutare altre soluzioni qualora l’assemblea respingesse il piano difensivo.
Una distinzione importante, che consente di tenere insieme la difesa del progetto attuale e la necessità di non escludere un confronto con Intesa in uno scenario diverso.
La decisione definitiva slitta al 28 ottobre
Le cronache senesi aggiungono un particolare che merita attenzione.
Come riferiscono Cristian Lamorte su Radio Siena TV e Cristina Belvedere su La Nazione, la Deputazione amministratrice della Fondazione è stata riconvocata per mercoledì 28 ottobre, alla vigilia dell’assemblea degli azionisti, per definire formalmente il voto sui singoli punti all’ordine del giorno.
La decisione assunta il 23 ottobre rappresenta quindi un indirizzo della Deputazione generale, non ancora la deliberazione finale dell’organo chiamato a tradurlo in un comportamento assembleare.
Coppini ha spiegato di voler decidere quando il quadro sarà sufficientemente definito, rinviando così l’ultima parola a poche ore dall’appuntamento decisivo.
Sul piano numerico la scelta della Fondazione avrà un’incidenza molto limitata, considerando che l’ente possiede appena lo 0,2% del capitale MPS. Sul piano simbolico e politico, però, la questione è ben diversa.
La Fondazione rappresenta ancora un collegamento storico tra la banca e Siena, e proprio per questo la sua posizione assume un significato che va oltre il peso delle azioni possedute.

Come ricorda Pino Di Blasio 8nella foto) su La Stampa, l’ente è passato dall’essere l’azionista dominante del Monte a detenere una quota ormai marginale, dopo una lunga stagione di errori, aumenti di capitale e perdite patrimoniali.
È una storia che dovrebbe suggerire prudenza a tutti, soprattutto quando si invoca il ruolo della Fondazione come garante degli interessi del territorio.
I fondi nordamericani: no alle offerte, sì a Mediobanca
Mentre a Siena si cerca di ricomporre il fronte istituzionale, sul versante degli investitori arriva un segnale di segno opposto.

Luca Davi (nella foto), sul Sole 24 Ore, riferisce che quattro importanti investitori istituzionali nordamericani hanno annunciato l’intenzione di votare contro le offerte pubbliche di scambio su Banco BPM e Banca Generali, sostenendo invece la fusione tra Monte dei Paschi e Mediobanca.
Si tratta di CalPERS, CalSTRS, State Board of Administration of Florida e British Columbia Investment Management Corporation.
Le partecipazioni attribuite ai singoli investitori sarebbero inferiori allo 0,1% del capitale del Monte e quindi non particolarmente rilevanti sul piano quantitativo, ma la loro posizione assume un significato importante perché conferma l’orientamento già espresso dai proxy advisor ISS e Glass Lewis.
I due consulenti di voto avevano infatti raccomandato di respingere le operazioni su Banco BPM e Banca Generali e la distribuzione straordinaria di 4 miliardi, esprimendo invece un giudizio favorevole alla fusione con Mediobanca. Questa distinzione potrebbe diventare decisiva.
Le principali operazioni difensive di Lovaglio sembrano destinate alla bocciatura, considerando anche le posizioni contrarie attribuite a Delfin, Caltagirone, Edizione-Benetton e ad altri azionisti.
La fusione con Mediobanca, invece, potrebbe ottenere una maggioranza favorevole, perché rappresenta un’operazione distinta e perché Intesa non ha subordinato la prosecuzione della propria offerta alla sua bocciatura.
Naturalmente, un eventuale voto favorevole non garantirebbe che l’integrazione venga effettivamente realizzata nei termini oggi previsti, soprattutto qualora Intesa acquisisse successivamente il controllo del Monte.
Ma consentirebbe a Lovaglio di rivendicare almeno il sostegno assembleare a una parte importante della propria strategia industriale.
L’Antitrust avverte Intesa: Generali deve restare indipendente
La seconda grande questione riguarda Generali.

Andrea Greco (nella foto), su la Repubblica, riporta le dichiarazioni rilasciate a Bruxelles dal presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Saverio Valentino, secondo il quale Intesa potrebbe essere chiamata ad adottare misure correttive per evitare che la partecipazione indiretta in Generali, acquisibile attraverso il controllo di MPS e Mediobanca, le consenta di influenzare il comportamento del gruppo assicurativo triestino.
Il problema nasce dal fatto che Mediobanca detiene circa il 13,3% di Generali e che Intesa, attraverso il proprio gruppo assicurativo, è già un concorrente del Leone.
Se l’Opas sul Monte andasse a buon fine, Intesa potrebbe quindi ritrovarsi indirettamente esposta al capitale di un importante concorrente nel settore assicurativo.
Il possesso di una partecipazione di minoranza non equivale automaticamente al controllo, ma può comunque determinare problemi concorrenziali qualora permetta di esercitare influenza sulle decisioni strategiche o di accedere a informazioni sensibili. È proprio questo il rischio che l’Antitrust intende prevenire.

Secondo Saverio Valentino (nella foto), l’eventuale partecipazione dovrà mantenere una natura puramente finanziaria, senza trasformarsi in uno strumento attraverso il quale Intesa possa condizionare le scelte di Generali.
Tra le possibili soluzioni vengono ipotizzate misure comportamentali, come specifiche garanzie di indipendenza nella governance e limitazioni ai flussi informativi tra i due gruppi.
Il presidente dell’Autorità ha comunque ricordato che, in generale, le misure strutturali, cioè quelle che prevedono la cessione di attività, restano preferibili quando servono a eliminare sovrapposizioni concorrenziali significative.
Non siamo dunque davanti a una decisione già assunta dall’Antitrust, ma a indicazioni che anticipano alcune delle questioni sulle quali l’Autorità dovrà pronunciarsi.
Le 635 filiali MPS e il ruolo di Unipol-BPER
Il tema della concorrenza riguarda anche la rete bancaria. Il progetto di Intesa prevede la cessione di 635 filiali del Monte, insieme al marchio MPS, nell’ambito degli accordi con Unipol e BPER.
Come riferisce La Nazione, 445 filiali sarebbero già individuate in via definitiva, mentre per le restanti 190 il perimetro potrebbe ancora subire modifiche in funzione delle valutazioni dell’Antitrust.
È un dettaglio importante perché dimostra che, nonostante l’operazione sia stata illustrata nelle sue linee principali, alcuni aspetti industriali e territoriali devono ancora essere definiti.
L’Autorità dovrà verificare se le cessioni previste siano sufficienti a evitare concentrazioni eccessive nei mercati locali della raccolta e degli impieghi, e potrebbe chiedere ulteriori interventi.
Di conseguenza, il numero complessivo delle filiali interessate e la loro distribuzione territoriale rappresentano ancora elementi da osservare con attenzione.
Per i lavoratori non si tratta di un aspetto secondario, perché l’eventuale trasferimento di sportelli comporterebbe il passaggio a un diverso gruppo bancario, con conseguenze organizzative, professionali e contrattuali che dovranno essere affrontate attraverso un confronto sindacale.
Lo stesso vale per le funzioni direzionali e amministrative del Monte, soprattutto quelle concentrate a Siena.
Il problema non è soltanto stabilire quale banca manterrà un determinato sportello, ma comprendere quale sarà l’organizzazione complessiva del gruppo dopo l’operazione.
BCE, Consob e Antitrust: il percorso è ancora aperto
Sul piano autorizzativo, il Sole 24 Ore riferisce che per la prossima settimana sarebbe atteso il via libera della Banca centrale europea all’acquisizione del Monte da parte di Intesa.
Successivamente toccherebbe alla Consob esaminare il prospetto dell’offerta, con la possibilità, in assenza di intoppi, di arrivare all’avvio del periodo di adesione verso la metà di novembre.
L’Antitrust, invece, dovrebbe esprimersi entro il 30 novembre.
Sono scadenze importanti, ma ancora prospettiche: né il voto del 29 ottobre né le autorizzazioni attese possono essere considerate già acquisite.
Intesa ha inoltre modificato il proprio calendario finanziario, rinviando al 3 novembre il consiglio di amministrazione dedicato all’approvazione dei risultati dei primi nove mesi, così da conoscere prima l’esito dell’assemblea del Monte e, possibilmente, il pronunciamento della BCE.
Anche questo passaggio dimostra quanto le prossime giornate siano considerate decisive dalla banca guidata da Carlo Messina.

Non avevo dubbi che la decisione della Fondazione Monte dei Paschi avrebbe ribaltato, almeno in parte, la posizione assunta dal presidente Riccardo Coppini nei giorni scorsi. Sono ancora troppo forti i legami fra Fondazione, MPS e la senesità in generale. L’apertura ad Intesa, qualora il progetto di Lovaglio fosse respinto, rientra nell’alveo della più classica democristianità.
Ma la notizia che considero forse più importante, almeno per le conseguenze future, riguarda l’Antitrust e la partecipazione indiretta in Generali. Per mesi abbiamo discusso del risiko bancario come se l’obiettivo principale fosse stabilire chi avrebbe controllato MPS, Banco BPM, Mediobanca o Banca Generali, mentre ora emerge con chiarezza che l’operazione potrebbe modificare anche gli equilibri competitivi del mercato assicurativo italiano.
Intesa possiede già una presenza importante nelle assicurazioni e acquisire indirettamente una partecipazione rilevante in Generali, pur senza assumerne formalmente il controllo, potrebbe creare una situazione nella quale la banca avrebbe un interesse economico sia nel proprio gruppo assicurativo sia in quello di un concorrente. Il problema, quindi, non riguarda soltanto il diritto di nominare consiglieri o di esercitare voti in assemblea, ma anche gli incentivi economici a competere realmente sul mercato.
Se un gruppo bancario trae vantaggio economico anche dai risultati di un concorrente, è legittimo chiedersi se manterrà la stessa aggressività commerciale che avrebbe in assenza di quella partecipazione.
Naturalmente, non significa che Intesa abbia intenzione di condizionare Generali, né che una partecipazione indiretta comporti automaticamente una violazione delle regole sulla concorrenza.
Significa però che l’Antitrust ha il dovere di verificare questi rischi e di imporre, se necessario, misure capaci di garantire una separazione effettiva tra i due gruppi.
E qui sarà interessante capire se basteranno impegni comportamentali oppure se l’Autorità riterrà necessarie soluzioni più incisive.

Andrea Greco, la Repubblica, 24 ottobre 2026;
Luca Davi, Il Sole 24 Ore, 24 ottobre 2026;
Pino Di Blasio, La Stampa, 24 ottobre 2026;
Cristina Belvedere, La Nazione, 24 ottobre 2026;
Katiuscia Vaselli, Siena News, 23 ottobre 2026;
Cristian Lamorte, Radio Siena TV, 23 ottobre 2026;
comunicato della Deputazione generale della Fondazione MPS del 23 ottobre 2026
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