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Mps, Siena si spacca su Intesa. La Fondazione apre al dialogo, Comune e Provincia alzano il muro

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

L’Opas di Intesa Sanpaolo incrina gli equilibri istituzionali della città. La sindaca Nicoletta Fabio e la presidente della Provincia Agnese Carletti contestano l’apertura del presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini. Ma dietro lo scontro emerge una domanda: come si difende davvero il futuro di Siena quando l’autonomia del Monte appare sempre più difficile da conservare?

A Siena non si sta dividendo soltanto l’azionariato del Monte dei Paschi, ma anche quel sistema di rapporti istituzionali che per decenni ha accompagnato la vita della banca e che, pur attraversando stagioni molto diverse, ha sempre considerato il Monte una componente fondamentale dell’identità economica, sociale e politica della città.
L’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo sta infatti producendo una frattura che fino a pochi giorni fa sarebbe sembrata difficile da immaginare, perché da una parte troviamo la Fondazione Mps, il cui presidente Riccardo Coppini ha annunciato l’intenzione di proporre una valutazione favorevole all’operazione, mentre dall’altra si sono schierate la sindaca di Siena Nicoletta Fabio e la presidente della Provincia Agnese Carletti, che hanno chiesto pubblicamente chiarimenti sulle ragioni di questa apertura.

A raccontare lo scontro è Pino Di Blasio (nella foto) sulla Stampa del 18 ottobre, con un articolo che restituisce il clima di una città nella quale la possibile integrazione del Monte nel gruppo Intesa non rappresenta soltanto un’operazione finanziaria, ma mette in discussione equilibri consolidati, rapporti tra istituzioni e prospettive economiche che riguardano direttamente migliaia di persone.
La novità più significativa, a mio giudizio, è che la discussione non si svolge più soltanto tra chi sostiene Lovaglio e chi preferisce Messina, ma coinvolge istituzioni che condividono formalmente l’obiettivo di tutelare Siena e che tuttavia cominciano a divergere profondamente sugli strumenti da utilizzare.

La Fondazione sceglie il dialogo, ma il territorio chiede spiegazioni

La presa di posizione del presidente Riccardo Coppini (nella foto), annunciata il 16 ottobre (vedi post Mps, anche la Fondazione apre a Intesa. E a Siena le false dimissioni di Lovaglio fanno rumore) e destinata a essere sottoposta alla deputazione amministratrice della Fondazione il prossimo 23 ottobre, rappresenta un passaggio importante soprattutto per il valore simbolico dell’istituzione che la esprime.
La Fondazione Monte dei Paschi non è infatti un azionista come gli altri, anche se oggi possiede una partecipazione ormai ridotta a circa lo 0,2% del capitale della banca, perché per lungo tempo ha rappresentato il centro di un sistema di relazioni economiche, politiche e istituzionali che ha avuto un’influenza determinante sulla vita del Monte e dell’intera città.
Coppini ritiene che l’offerta di Intesa possa rappresentare un’opportunità per la Fondazione e per il territorio, anche alla luce dei rapporti che il gruppo guidato da Carlo Messina intrattiene con le proprie fondazioni azioniste, e sembra quindi orientato a considerare la possibile integrazione non soltanto come una perdita di autonomia, ma anche come l’occasione per costruire un nuovo rapporto tra Siena e una grande banca nazionale.
È una valutazione che può essere discussa e contestata, ma che merita di essere esaminata nel merito, perché nasce da una situazione nella quale la Fondazione non dispone più degli strumenti azionari che in passato le consentivano di incidere direttamente sulle scelte strategiche del Monte.
Il problema, però, è che questa apertura non è stata condivisa preventivamente, almeno secondo quanto emerge dalle reazioni pubbliche, con le istituzioni locali che contribuiscono alla formazione degli organi della Fondazione.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un significato politico e istituzionale molto più ampio.

Comune e Provincia: l’autonomia non deve diventare isolamento

Nicoletta Fabio e Agnese Carletti hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale, pur riconoscendo l’autonomia gestionale e di indirizzo della Fondazione, sostengono che questa autonomia non debba trasformarsi in isolamento rispetto alla comunità e alle istituzioni del territorio.
È un’affermazione che considero particolarmente significativa, perché richiama il ruolo originario delle fondazioni bancarie come soggetti chiamati a perseguire finalità di interesse generale e a mantenere un rapporto costante con le comunità nelle quali operano.
La sindaca e la presidente della Provincia chiedono quindi a Coppini di spiegare come la valutazione favorevole all’Opas possa conciliarsi con la tutela degli interessi generali della città, ribadendo alcuni obiettivi che hanno accompagnato l’intera vicenda: il mantenimento dell’integrità del Monte, il suo radicamento territoriale, la permanenza della direzione generale a Siena e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Sono richieste importanti, che non possono essere considerate semplici rivendicazioni campanilistiche, perché riguardano la presenza di una grande istituzione finanziaria in un territorio nel quale la banca ha rappresentato per secoli un elemento centrale dell’economia locale.
Ma la questione, oggi, è capire attraverso quali strumenti questi obiettivi possano essere effettivamente raggiunti.
Difendere l’autonomia del Monte è certamente una posizione legittima, ma diventa necessario interrogarsi sulla sua praticabilità quando il progetto industriale alternativo di Lovaglio incontra l’opposizione di una parte molto consistente degli azionisti e le valutazioni negative dei principali proxy advisor internazionali.
Allo stesso modo, aprire un dialogo con Intesa può rappresentare una scelta pragmatica, ma rischia di restare una dichiarazione di principio se non viene accompagnata da richieste concrete e da impegni verificabili.

La frattura tra istituzioni che fino a ieri erano alleate

C’è un altro elemento, raccontato da Di Blasio, che rende particolarmente delicata la situazione.
Comune e Provincia non sono semplici osservatori esterni della Fondazione, perché partecipano in maniera determinante al sistema di designazione della deputazione generale, l’organo che a sua volta concorre alla scelta dei vertici dell’ente.
Questo significa che la contrapposizione tra Coppini e le due amministrazioni locali non è soltanto una divergenza di opinioni sull’offerta di Intesa, ma rischia di diventare una frattura interna a un sistema istituzionale che fino a oggi aveva mantenuto una sostanziale convergenza sul rapporto tra il Monte e il territorio.
Secondo la ricostruzione della Stampa, la sindaca e la presidente della Provincia si sarebbero sentite scavalcate dall’iniziativa del presidente della Fondazione, mentre Coppini potrebbe aver cercato di anticipare gli altri interlocutori istituzionali nell’apertura di un confronto con Intesa sul futuro della città.
Quest’ultima rimane naturalmente un’interpretazione giornalistica, non una motivazione formalmente dichiarata dal presidente della Fondazione, ma contribuisce a spiegare perché la reazione sia stata così immediata e severa.

Nella vicenda compare anche il ruolo della Regione Toscana, guidata da Eugenio Giani (nella foto), che secondo quanto riportato dalla Stampa avrebbe suggerito di cercare un chiarimento con Coppini prima di arrivare a una rottura pubblica.
È un atteggiamento che, se confermato, potrebbe indicare la volontà di mantenere aperto un confronto istituzionale, evitando che la discussione sul futuro del Monte si trasformi in una contrapposizione tra enti locali proprio nel momento in cui sarebbe necessario presentare richieste condivise al possibile futuro proprietario della banca.
Perché una cosa mi sembra evidente: una Siena divisa tra Fondazione, Comune, Provincia e Regione rischierebbe di avere meno forza negoziale rispetto a una città capace di individuare obiettivi comuni, anche partendo da valutazioni differenti sull’Opas.

Difendere Siena significa anche prepararsi a un futuro diverso

Il punto centrale della vicenda è proprio questo. Se il 29 ottobre l’assemblea del Monte dovesse respingere le principali proposte difensive di Lovaglio, come oggi appare probabile, l’offerta di Intesa Sanpaolo diventerebbe il principale scenario industriale sul quale confrontarsi, pur restando subordinata alle condizioni dell’operazione, alle decisioni degli azionisti e alle necessarie autorizzazioni.
In questa situazione, continuare a rivendicare esclusivamente il mantenimento dell’autonomia potrebbe non essere sufficiente per tutelare gli interessi del territorio.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare inevitabile qualsiasi conseguenza dell’integrazione, rinunciando preventivamente a chiedere garanzie precise.
Intesa ha prospettato un’operazione di grandi dimensioni, accompagnata da significative sinergie economiche e dalla prevista cessione di 635 sportelli del Monte nell’ambito dell’accordo con Unipol e BPER, ma rimangono ancora molte questioni da chiarire sul destino delle strutture centrali, delle attività direzionali, delle professionalità e della presenza territoriale della banca.
La permanenza della direzione generale a Siena, richiamata espressamente da Comune e Provincia, è una richiesta di particolare importanza, ma dovrebbe essere accompagnata da una definizione concreta delle funzioni che verrebbero mantenute, perché una sede formale priva di reali responsabilità operative avrebbe un significato molto diverso rispetto alla presenza di strutture capaci di assumere decisioni, gestire attività e garantire occupazione qualificata.
Lo stesso vale per il rapporto con le imprese locali, per il credito alle famiglie e per il sostegno alle iniziative economiche del territorio, che non possono essere affidati soltanto a dichiarazioni generiche di attenzione verso Siena.
Sarebbe quindi utile che le istituzioni senesi, anziché limitarsi a discutere se sia giusto o sbagliato aprire a Intesa, cominciassero a costruire una piattaforma comune di richieste industriali, economiche e occupazionali, da sottoporre al gruppo guidato da Carlo Messina qualora l’operazione dovesse procedere.

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Lovaglio non si dimette, ma il suo piano resta in difficoltà

La giornata raccontata dalla Stampa è stata segnata anche dalla vicenda delle presunte dimissioni di Luigi Lovaglio, anticipata dalla Gazzetta di Siena e successivamente smentita attraverso dichiarazioni attribuite alla banca.
Il giornale locale aveva prospettato la possibilità che l’amministratore delegato decidesse di lasciare la guida del Monte durante il fine settimana, ma poco dopo sono arrivate smentite secondo cui Lovaglio non avrebbe avuto alcuna intenzione di dimettersi.
L’editore della testata, Antonio Degortes, ha successivamente dichiarato che l’informazione proveniva da fonti interne vicine alla direzione generale, aggiungendo che queste ultime avrebbero evidentemente cambiato idea.
È una spiegazione che non consente di stabilire se vi fosse stata realmente una valutazione interna poi modificata oppure se la notizia iniziale fosse priva di fondamento, e proprio per questo sarebbe stato opportuno presentarla con tutta la cautela necessaria.
La vicenda conferma comunque quanto sia delicato il clima che si respira intorno al Monte, dove ogni indiscrezione rischia di diventare immediatamente un elemento di confronto politico e finanziario.
Ma, al di là delle voci sulle dimissioni, il dato sostanziale non cambia: Lovaglio continua a guidare la banca, mentre il suo progetto difensivo incontra ostacoli sempre più difficili da superare.
Rimane aperta la possibilità che l’assemblea approvi la fusione con Mediobanca, sostenuta nelle raccomandazioni di ISS e Glass Lewis, anche se il risultato dipenderà dal voto effettivo degli azionisti e non può essere considerato acquisito.

La vicenda di oggi mi colpisce particolarmente, perché dimostra come l’offerta di Intesa Sanpaolo stia facendo emergere contraddizioni che a Siena probabilmente esistevano già, ma che fino a questo momento erano rimaste coperte dalla comune volontà di difendere il Monte e il suo legame con la città.
Conosco bene, anche per esperienza diretta, il peso che la Fondazione Mps ha avuto in passato negli equilibri della banca e del territorio, e proprio per questo considero molto significativo che oggi il suo presidente sia il primo, tra i principali interlocutori istituzionali senesi, ad aprire pubblicamente alla possibilità di un’integrazione con Intesa.
Non credo che Coppini debba essere criticato semplicemente perché ha espresso una valutazione favorevole all’operazione, ma ritengo altrettanto legittimo che Comune e Provincia chiedano spiegazioni, soprattutto considerando il ruolo che queste istituzioni svolgono nella governance della Fondazione e la responsabilità che hanno verso la comunità.

Il problema, però, è che entrambe le posizioni rischiano di rimanere incomplete. La Fondazione parla del valore che Intesa potrebbe portare a Siena, ma deve spiegare in che cosa questo valore dovrebbe concretamente consistere, mentre Comune e Provincia continuano a difendere l’autonomia e l’integrità del Monte senza chiarire fino in fondo quali strumenti rimangano disponibili per raggiungere questi obbiettivi
Non basta dire che bisogna difendere Siena, perché oggi la vera questione è stabilire che cosa si vuole difendere, con quali garanzie e attraverso quali accordi.

C’è poi un aspetto che mi preoccupa particolarmente: mentre Siena si divide tra chi vuole trattare e chi continua a opporsi, il tempo passa e le decisioni industriali rischiano di essere prese altrove, senza che il territorio abbia costruito una posizione sufficientemente forte e condivisa.
Forse è arrivato il momento di abbandonare una parte delle contrapposizioni che hanno accompagnato per anni la storia del Monte e di riconoscere che, se davvero l’autonomia della banca dovesse venire meno, il compito delle istituzioni sarebbe quello di ottenere il massimo possibile per Siena, anziché limitarsi a registrare una sconfitta.
C’è poi un «non detto» nella difesa del Monte da parte di Fabio e Carletti, che riguarda le conseguenze economiche e fiscali di un’eventuale riorganizzazione della banca. Se il progetto di Intesa andasse in porto e una parte significativa delle attività del Monte confluisse nell’orbita di BPER, controllata di fatto da Unipol dopo il via libera dell’Antitrust (vedi post Unipol conquista il controllo di BPER: l’Antitrust dà l’ultimo via libera. Cimbri ha un’altra chiave per il nuovo polo bancario), quale sarebbe il futuro delle strutture senesi? E soprattutto, quali conseguenze avrebbe questa trasformazione sulle entrate fiscali e sull’economia del territorio?
Non dimentichiamo che l’IRES sugli utili delle banche viene versata allo Stato, mentre l’IRAP è un’imposta regionale, la cui ripartizione dipende da criteri che non coincidono semplicemente con la sede legale. Anche per questo sarebbe interessante conoscere quale gettito fiscale sia oggi riconducibile alle attività del Monte in Toscana e come potrebbe cambiare con la nuova organizzazione.
Ma il problema non è soltanto fiscale, perché il trasferimento di funzioni direzionali, uffici e posti di lavoro potrebbe avere conseguenze ancora più importanti sull’economia senese, sulle attività commerciali, sui servizi e sull’indotto.
Sono domande alle quali sarebbe utile che Comune, Provincia e Regione cominciassero a cercare risposte, possibilmente con numeri alla mano, anziché limitarsi a rivendicare il mantenimento dell’autonomia e della sede della banca.

La vera notizia, comunque, è che l’Opas di Intesa sta facendo breccia in una parte del sistema istituzionale senese e sta incrinando alleanze che per molto tempo erano sembrate solide.
E credo che proprio da questa frattura possa nascere una domanda alla quale nessuno, per ora, ha dato una risposta convincente: Siena vuole continuare a combattere una battaglia che rischia di perdere, oppure vuole cominciare a negoziare le condizioni del proprio futuro?

E anche il sindacato, secondo me, deve cominciare a porsi questo problema: difendere l’autonomia del Monte è un segno di appartenenza, ma riconoscere la realtà è un dovere di responsabilità.


Pino Di Blasio, La Stampa, 18 ottobre 2026, «Intesa-Mps, Siena si spacca. Il sindaco e la Provincia contro la Fondazione».


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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