MF-Milano Finanza segnala una partecipazione dello 0,93% attribuita a Fincalabra, la finanziaria della Regione Calabria, per un valore stimato di 300 milioni. Intanto Banco BPM studia l’astensione all’assemblea del 29 ottobre e Lovaglio rilancia: la partita con Intesa non è ancora chiusa.

Mancano ormai sei giorni all’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi di Siena e, quando sembrava che tutte le carte fossero già state distribuite, arriva una notizia che merita qualche approfondimento, perché tra i maggiori azionisti della banca senese sarebbe comparsa anche Fincalabra, la società finanziaria della Regione Calabria, con una partecipazione vicina all’1% e un valore di mercato stimato attorno ai 300 milioni di euro.


A raccontarlo sono Andrea Deugeni e Luca Gualtieri (nella foto) su MF-Milano Finanza del 23 ottobre, nell’articolo «Nel capitale del Montepaschi spunta la finanziaria della Regione Calabria», mentre Carlotta Scozzari (nella foto) su Repubblica, sempre oggi, ricostruisce le incertezze di Banco BPM in vista dell’assemblea e il tentativo di Luigi Lovaglio di salvare almeno la fusione con Mediobanca. Completa il quadro il Sole 24 Ore, che nella rubrica Parterre riprende le dichiarazioni rilasciate ieri dall’amministratore delegato del Monte al TGR Toscana.
Sono notizie che raccontano una fase apparentemente contraddittoria: da una parte i numeri sembrano condannare il piano difensivo di Lovaglio, dall’altra il banchiere continua a difenderlo, mentre gli azionisti valutano attentamente se partecipare, astenersi o votare contro.
Fincalabra, un azionista inatteso e molti interrogativi
La notizia pubblicata da Milano Finanza nasce dall’esame del rapporto predisposto dal proxy advisor americano Glass Lewis in vista dell’assemblea del 29 ottobre.
Nella lista dei venti maggiori azionisti del Monte, elaborata utilizzando dati di Capital IQ, piattaforma del gruppo S&P Global, compare infatti Fincalabra con una partecipazione indicata nello 0,93% del capitale.
Fincalabra è la finanziaria della Regione Calabria, una società che opera dagli anni Novanta nell’ambito degli interventi regionali a sostegno delle imprese e dello sviluppo economico.
La presenza di una società di questo tipo nel capitale di una grande banca quotata rappresenterebbe già di per sé una circostanza insolita, ma a rendere la vicenda particolarmente interessante sono soprattutto le dimensioni economiche dell’investimento.
Secondo i calcoli riportati da Deugeni e Gualtieri, ai valori di Borsa del 22 ottobre quella partecipazione avrebbe un controvalore vicino ai 300 milioni di euro.
Una cifra considerevole, soprattutto se confrontata con i dati di bilancio della stessa Fincalabra, che secondo MF avrebbe chiuso il 2025 con un patrimonio netto di circa 8 milioni, immobilizzazioni finanziarie prossime ai 26 milioni e disponibilità liquide attorno ai 200 milioni.
Il confronto tra queste grandezze solleva interrogativi evidenti, ma occorre evitare conclusioni affrettate.
La partecipazione dello 0,93% risulta infatti da una fotografia azionaria riferita ad agosto e riportata da un fornitore di dati finanziari. Non equivale, da sola, alla conferma che Fincalabra detenga direttamente e per conto proprio tutte quelle azioni, né chiarisce a quale titolo economico e giuridico siano eventualmente attribuite alla società.
Gli stessi giornalisti precisano di non essere riusciti a ottenere un commento dalla finanziaria e che la partecipazione non emerge dagli ultimi documenti contabili disponibili, riferiti alla fine del 2025.
È quindi possibile che si tratti di un investimento successivo, ma prima di considerarlo un fatto accertato sarebbe indispensabile verificare la titolarità effettiva delle azioni, l’eventuale presenza di gestioni per conto di terzi e la natura delle risorse utilizzate.
Perché una cosa è leggere il nome di Fincalabra in una banca dati finanziaria, un’altra è poter affermare che una società regionale abbia deciso autonomamente di investire 300 milioni di euro nel capitale del Monte.
I rapporti tra MPS e la Calabria
Milano Finanza ricorda anche che tra Fincalabra e Monte dei Paschi esistono rapporti bancari consolidati.
Dal 2023 MPS svolge il servizio di tesoreria per il Consiglio regionale della Calabria, mentre dal 2017 figura tra gli istituti ammessi alla gestione temporanea della liquidità della finanziaria regionale.
Si tratta di relazioni documentate che possono spiegare l’esistenza di rapporti operativi tra i due soggetti, ma che non dimostrano automaticamente l’acquisto di una partecipazione azionaria.
Ed è proprio qui che la notizia diventa interessante.
Se la presenza nel capitale fosse confermata, sarebbe utile conoscere le ragioni economiche dell’operazione, gli organi che l’avrebbero autorizzata e l’eventuale orientamento di voto in vista dell’assemblea del 29 ottobre.
Se invece il dato fosse riconducibile a una diversa classificazione della partecipazione, sarebbe altrettanto opportuno chiarirlo, perché una quota vicina all’1% del Monte non è certo trascurabile in una fase nella quale ogni partecipazione azionaria viene osservata con grande attenzione.
Per il momento, dunque, più che di un nuovo grande azionista della banca senese, parlerei di una partecipazione attribuita a Fincalabra che richiede una conferma ufficiale e spiegazioni sulla sua effettiva natura.
Banco BPM: astenersi oppure non partecipare?
L’altro fronte riguarda Banco BPM, azionista del Monte con una quota vicina al 3,7% e contemporaneamente destinatario di una delle due offerte previste dal piano difensivo di Lovaglio.
Secondo Carlotta Scozzari, su Repubblica, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna sarebbe orientato a partecipare all’assemblea del 29 ottobre scegliendo l’astensione, ma tra alcuni azionisti importanti di Banco BPM starebbe maturando una preferenza per la mancata partecipazione.
La questione non è soltanto politica, perché astenersi e non presentarsi possono produrre conseguenze differenti sul calcolo delle maggioranze assembleari, a seconda delle regole applicabili alle singole deliberazioni.
Per questo Banco BPM avrebbe incaricato lo studio legale Legance di approfondire le due possibilità, mentre un consiglio di amministrazione dovrebbe definire la posizione dell’istituto entro martedì prossimo.
È una situazione abbastanza singolare: Banco BPM è azionista di una banca che vorrebbe acquisirla, ma deve decidere come comportarsi nell’assemblea chiamata ad autorizzare proprio quell’operazione.
Sullo sfondo pesa anche la posizione di Crédit Agricole, principale azionista di Banco BPM, che ha già espresso la propria contrarietà all’offerta del Monte.
Non sorprende quindi che Castagna preferisca muoversi con prudenza, evitando una scelta che potrebbe essere interpretata come un sostegno esplicito a una delle due strategie concorrenti.
Lovaglio cerca di salvare almeno la fusione con Mediobanca
La vera partita ancora aperta potrebbe però essere quella della fusione tra Monte dei Paschi e Mediobanca.
Le offerte su Banco BPM e Banca Generali e il dividendo straordinario da 4 miliardi sembrano ormai destinate a incontrare una minoranza di blocco sufficientemente consistente da impedirne l’approvazione.
La fusione con Mediobanca, invece, si trova in una posizione differente, perché Intesa Sanpaolo non ha subordinato la propria Opas alla bocciatura di questa specifica operazione.
Questo significa che un voto favorevole alla fusione non determinerebbe automaticamente il venir meno dell’offerta di Intesa, mentre potrebbe consentire a Lovaglio di ottenere almeno un risultato industriale significativo.
Intervistato ieri dal TGR Toscana, il numero uno del Monte ha ribadito di attendersi un voto favorevole e di confidare nella coerenza degli azionisti che avevano sostenuto il suo progetto.
Il riferimento sembra riguardare soprattutto Delfin e Banco BPM, che avevano contribuito alla sua conferma alla guida della banca nell’assemblea di aprile.
Ma proprio il comportamento di questi soci rende la situazione particolarmente complessa.
Delfin si è espressa favorevolmente all’offerta di Intesa, senza che ciò implichi necessariamente un voto contrario alla fusione con Mediobanca, mentre Banco BPM deve ancora decidere se partecipare all’assemblea.
Lovaglio potrebbe quindi trovarsi nella situazione di perdere le operazioni più ambiziose del proprio piano, ottenendo però l’approvazione della fusione con Piazzetta Cuccia.
Un risultato che non gli garantirebbe la vittoria contro Intesa, ma gli consentirebbe almeno di rivendicare la validità di una parte del progetto industriale.
La metafora calcistica di Lovaglio
Nell’intervista al TGR Toscana, ripresa anche dal Sole 24 Ore, Lovaglio ha utilizzato una metafora calcistica per descrivere la situazione.
Secondo il banchiere, Intesa sarebbe già in campo, mentre il Monte si troverebbe ancora negli spogliatoi, in attesa che l’assemblea autorizzi le operazioni necessarie per affrontare la partita.
La critica è rivolta soprattutto alla scelta di Intesa di subordinare la prosecuzione dell’Opas alla bocciatura delle principali operazioni difensive, trasformando così il voto del 29 ottobre in una sorta di referendum tra due strategie industriali.
È una ricostruzione comprensibile dal punto di vista di Lovaglio, che considera il proprio piano un’alternativa industriale all’offerta di Messina.
Ma è altrettanto comprensibile che Intesa non intenda portare avanti un’acquisizione mentre la società destinataria potrebbe avviare operazioni straordinarie capaci di modificarne radicalmente struttura, patrimonio e perimetro.
In altre parole, la scelta di Intesa può essere criticata sul piano della competizione tra progetti industriali, ma risponde anche all’esigenza di conoscere quale banca si intenda effettivamente acquistare.
Lovaglio ha inoltre ribadito le proprie preoccupazioni sulla prevista suddivisione degli sportelli MPS tra Intesa e il sistema Unipol-BPER, osservando che il perimetro definitivo dell’operazione resta subordinato alle valutazioni dell’Antitrust.
È un’obiezione che merita attenzione, perché il trasferimento delle filiali non riguarda soltanto numeri e quote di mercato, ma coinvolge lavoratori, clienti, organizzazione commerciale e presenza territoriale.
Infine, Lovaglio ha criticato anche l’iniziativa del presidente della Fondazione MPS, Riccardo Coppini, che aveva espresso pubblicamente un orientamento favorevole all’Opas di Intesa prima del pronunciamento collegiale dell’ente.
La Fondazione è chiamata proprio oggi a definire il proprio indirizzo, in una riunione che assume un significato soprattutto istituzionale e simbolico, considerando che la sua partecipazione nel capitale del Monte è ormai ridotta allo 0,2%.

Devo ammettere che la notizia della presunta partecipazione di Fincalabra nel capitale del Monte mi ha incuriosito non poco, perché dopo settimane trascorse a seguire le mosse di Delfin, Caltagirone, BlackRock, Banco BPM e degli altri protagonisti del risiko bancario, scoprire che tra i maggiori azionisti potrebbe figurare anche la finanziaria della Regione Calabria rappresenta una sorpresa che meriterebbe qualche spiegazione. E non è tanto la provenienza geografica dell’eventuale investimento a sorprendermi, perché una società può naturalmente avere rapporti economici e finanziari anche al di fuori del territorio nel quale opera, quanto la dimensione della partecipazione attribuita a Fincalabra rispetto ai dati patrimoniali pubblicati da Milano Finanza. Se davvero una società con un patrimonio netto di circa 8 milioni risultasse titolare per conto proprio di azioni MPS per un controvalore di 300 milioni, credo che sarebbe più che legittimo chiedersi quale operazione sia stata realizzata, con quali risorse e attraverso quali autorizzazioni.
Quanto a Lovaglio più si avvicina il 29 ottobre e più mi domando quale sia il limite oltre il quale la legittima difesa di un progetto industriale rischia di trasformarsi in una battaglia condotta soprattutto per non ammettere una sconfitta.
La metafora calcistica è efficace e probabilmente piacerà anche a chi considera l’Opas di Intesa un’operazione ostile, ma a mio giudizio presenta un limite evidente: il campo di gioco non è stato occupato abusivamente da Intesa, perché sono gli azionisti del Monte a dover decidere se autorizzare o meno le operazioni proposte dal proprio amministratore delegato. Se quei soci ritengono più conveniente l’offerta di Messina, il problema non è che impediscano a Lovaglio di giocare, ma che non condividano più la strategia con la quale vorrebbe affrontare la partita. E questo, in una società quotata, è un elemento che un amministratore delegato deve necessariamente mettere in conto.
Se il 29 ottobre gli azionisti approvassero la fusione con Mediobanca e contemporaneamente respingessero il resto del piano difensivo, quale sarebbe il ruolo di Lovaglio nella nuova configurazione del gruppo? E soprattutto, quale spazio rimarrebbe per una strategia industriale che potrebbe essere successivamente ridefinita da un nuovo azionista di controllo?
Rimane poi il tema sollevato da Lovaglio sulla possibile disaggregazione del Monte e sul trasferimento di centinaia di filiali al sistema Unipol-BPER. È una critica che considero fondata almeno nella richiesta di maggiore chiarezza, perché non si può discutere seriamente del futuro di una banca senza conoscere con sufficiente precisione il perimetro industriale che resterà dopo l’operazione. Ma la stessa esigenza di trasparenza dovrebbe valere per tutte le strategie in campo, comprese quelle proposte da Lovaglio, perché anche acquisire Banco BPM e Banca Generali avrebbe comportato integrazioni, sovrapposizioni organizzative, cambiamenti nei modelli commerciali e conseguenze sulle persone.
E a proposito della metafora calcistica di Lovaglio, aggiungerei soltanto una cosa: nel calcio si può anche perdere una partita giocando bene, ma nel mondo bancario non basta dimostrare di avere avuto una buona strategia. Bisogna convincere gli azionisti a finanziarla e, soprattutto, dimostrare che può essere realizzata.
Perché il Monte dei Paschi non ha bisogno di una partita infinita tra due amministratori delegati. Ha bisogno di conoscere il proprio futuro.

Andrea Deugeni e Luca Gualtieri, MF-Milano Finanza, 23 ottobre 2026, «Nel capitale del Montepaschi spunta la finanziaria della Regione Calabria»;
Carlotta Scozzari, la Repubblica, 23 ottobre 2026, «Mps, Bpm studia l’astensione sulla doppia offerta di Lovaglio»;
Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2026, rubrica Parterre, «Lovaglio: finché non si vota la partita non è chiusa»; dichiarazioni di Luigi Lovaglio al TGR Toscana del 22 ottobre 2026.
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