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La UIL alla ricerca di una nuova identità? Il congresso di Padova segna davvero una svolta?

Immagine creata da ChatGPT in base al contenuto del testo

In questi giorni ho dedicato diversi articoli al XIX Congresso nazionale della UIL.


👉 Bombardieri cerca di corregge il tiro, ma la standing ovation a Meloni resta. E i giornali raccontano un’altra storia
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👉 Congresso UIL: lo stesso evento, cinque racconti completamente diversi 4 luglio
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👉 Meloni alla UIL: la rassegna stampa conferma la svolta 3 luglio
👉 Meloni al congresso UIL: la mutazione genetica di un sindacato 3 luglio
👉 Meloni al congresso UIL: ormai il dialogo è ufficiale 30 giugno


Non l’ho fatto soltanto per raccontare ciò che è accaduto a Padova, ma perché sono convinto che questa assise rappresenti un passaggio importante nella storia dell’organizzazione guidata da Pierpaolo Bombardieri. Più seguivo gli interventi, più avevo la sensazione di assistere non tanto a un normale congresso sindacale, quanto a un momento di ridefinizione dell’identità della UIL.

Questa riflessione, in realtà, non nasce oggi. Già nei mesi scorsi avevo scritto che qualcosa stava cambiando.


👉 UIL non sciopera? E non è una domanda: è una triste constatazione!!! 11 dicembre 2025
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👉 UIL, niente sciopero il 12 dicembre: una manifestazione al chiuso e un sindacato sempre più diviso 12 novembre 2025
👉 UIL e CGIL, divorzio annunciato: la crisi del sindacato confederale favorisce la destra 9 novembre 2025
👉 Piazze piene per la Palestina: la gente c’è, i sindacati CGIL e USB pure, CISL e UIL assenti!!! 4 ottobre 2025


Dopo tre scioperi generali condivisi con la CGIL – uno contro il governo Draghi e due contro il governo Meloni – nel corso del 2025 la strategia della UIL ha cominciato a modificarsi. Lo sciopero generale è stato accantonato, sostituito da una manifestazione molto più contenuta, mentre alcune misure del governo, in particolare la detassazione degli aumenti contrattuali, sono state accolte positivamente. Da quel momento il rapporto con Palazzo Chigi ha assunto toni decisamente diversi rispetto agli anni precedenti.

Non è stato, però, un episodio isolato. Altri segnali hanno contribuito ad alimentare questa impressione: una posizione molto prudente sul dramma del popolo palestinese, il sostanziale silenzio sul referendum costituzionale e, soprattutto, i congressi regionali e di categoria nei quali gli ospiti istituzionali appartenevano quasi esclusivamente all’area della maggioranza di governo. Naturalmente ogni episodio, preso singolarmente, può trovare una spiegazione. Ma quando tanti indizi si susseguono nel tempo è inevitabile iniziare a chiedersi se non stiano delineando una tendenza.

Il congresso di Padova ha rappresentato il punto più evidente di questo percorso. Non mi ha sorpreso l’invito rivolto a Giorgia Meloni. Del resto la Presidente del Consiglio aveva già partecipato ai congressi della CGIL e della CISL. Quello che mi ha colpito è stato invece il clima che si è creato all’interno della sala. Meloni è intervenuta immediatamente dopo la relazione di Pierpaolo Bombardieri, è stata accolta da una lunga standing ovation, da applausi ripetuti e da un consenso che è andato ben oltre la normale cortesia istituzionale. Le promesse sulla proroga della detassazione dei rinnovi contrattuali e sul dialogo con il sindacato hanno trovato una platea entusiasta.

È proprio qui che, a mio giudizio, nasce il problema politico. In un precedente articolo avevo ricordato il congresso della UIL dell’epoca di Luigi Angeletti. Anche allora partecipò il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ma non intervenne dal palco e, soprattutto, accanto ai rappresentanti del governo erano presenti esponenti dell’opposizione. Il pluralismo istituzionale era evidente. A Padova, invece, la situazione è stata diversa. Elly Schlein era presente, ma non ha avuto la possibilità di intervenire davanti ai delegati. Ha parlato soltanto con i giornalisti. Non è tanto una questione di appartenenza politica quanto di equilibrio istituzionale. L’immagine complessiva del congresso è risultata inevitabilmente sbilanciata.

Bombardieri se n’è reso conto e, nelle conclusioni, ha cercato di ricomporre il quadro. Ha ribadito con forza che la UIL non è e non sarà mai “terra di conquista” di nessuno, ha rivendicato l’autonomia del sindacato e ha ricordato come, fino a poco tempo fa, venisse accusato di essere troppo vicino alla CGIL mentre oggi qualcuno sostiene esattamente il contrario. È una difesa comprensibile e, per certi versi, anche necessaria. Tuttavia, in politica come nel sindacato, le immagini finiscono spesso per pesare più delle parole. E l’immagine che resterà nella memoria collettiva è quella di una Presidente del Consiglio applaudita e osannata da un congresso sindacale con un’intensità che difficilmente si era vista in passato.

Mi ha colpito anche il comportamento di Maurizio Landini. Sarebbe stato facile alimentare la polemica e trasformare il congresso della UIL in un terreno di scontro. Ha fatto esattamente il contrario. Ha scelto di parlare dell’accordo unitario tra CGIL, CISL e UIL sulla rappresentanza e sulla contrattazione, spostando l’attenzione su ciò che unisce invece che su ciò che divide. Daniela Fumarola ha seguito la stessa strada. È sembrata una scelta consapevole: evitare che il congresso di Padova diventasse il simbolo di una rottura definitiva dell’unità sindacale proprio nel momento in cui le tre Confederazioni stanno cercando di presentarsi unite al tavolo con Confindustria.

Forse, però, l’aspetto che mi ha colpito maggiormente è stato il contrasto tra ciò che si respirava dentro il congresso e ciò che si leggeva fuori. I post pubblicati dai delegati raccontano entusiasmo, soddisfazione, orgoglio per l’organizzazione e per la leadership di Bombardieri. Ma basta leggere i commenti sotto quegli stessi post per accorgersi che una parte non trascurabile degli iscritti e dei quadri sindacali ha vissuto quella giornata in modo completamente diverso. Molti non contestano la presenza di Giorgia Meloni, ma il modo in cui è stata accolta. È una differenza che merita attenzione, perché potrebbe riflettere una distanza crescente tra la dirigenza e una parte della base.

Anche la stampa ha raccontato due congressi differenti. I quotidiani di area governativa hanno enfatizzato l’idea di una UIL ormai distante dalla CGIL e vicina all’esecutivo. Altri giornali hanno invece insistito sul tentativo di Bombardieri di riaffermare l’autonomia dell’organizzazione e sul ritorno dell’unità sindacale. Lo stesso segretario generale ha sentito il bisogno di polemizzare pubblicamente con alcune di queste ricostruzioni, segno che il tema è tutt’altro che marginale.

Personalmente non credo che la UIL sia diventata un sindacato di destra. Sarebbe una conclusione semplicistica e ingiusta verso la sua storia, profondamente legata al riformismo, al socialismo democratico e all’autonomia dai partiti. Credo però che la UIL stia cercando una nuova collocazione nel panorama sindacale italiano, tentando di differenziarsi sia dalla conflittualità permanente sia da un dialogo privo di condizioni. È una ricerca legittima, ma anche molto delicata, perché quando si cambia rotta il rischio di essere percepiti diversamente da ciò che si è sempre stati è inevitabile.

Sarà il tempo, come sempre, a dire se Padova rappresenterà davvero l’inizio di una nuova stagione oppure soltanto una tappa intermedia di un percorso ancora tutto da definire. I congressi finiscono, gli applausi si spengono e le polemiche si attenuano. Restano però le immagini, restano le scelte compiute e, soprattutto, resteranno i risultati che questa nuova fase saprà produrre per lavoratrici e lavoratori. È su quelli, alla fine, che ogni sindacato viene giudicato.

Personalmente penso che la strada imboccata sia sbagliata.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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