
Meloni al congresso UIL: la fine di una storia?
Ci sono momenti che segnano una svolta.

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Non perché cambino tutto in un solo giorno, ma perché rendono evidente un processo che dura da tempo.
L’intervento di Giorgia Meloni al XIX Congresso nazionale della UIL è uno di quei momenti.
Da mesi sostengo che la UIL guidata da PierPaolo Bombardieri stia vivendo una profonda trasformazione politica e culturale. Qualcuno ha parlato di esagerazione, altri di lettura ideologica.
Eppure, osservando ciò che è accaduto a Padova, diventa difficile sostenere che nulla sia cambiato.
Una mutazione genetica
La UIL non nasce come un sindacato di sinistra nel senso tradizionale del termine. Nasce come il sindacato del riformismo laico e socialista, dell’autonomia dalla politica ma anche della difesa del lavoro, della giustizia sociale e dei diritti civili. È sempre stata diversa dalla CGIL. E’ sempre stata diversa dalla CISL.
Ma è sempre appartenuta, senza ambiguità, a quella grande cultura della sinistra sociale che ha contribuito a costruire il welfare italiano.
Oggi quella storia sembra vivere una vera e propria mutazione genetica, come dice e afferma il mio amico e compagno di tante battaglia, Renato Pellegrini.
Non sto dicendo che la UIL sia diventata un sindacato di destra, ma sta deviando dall’alveo delle proprie radici.
Vestita d’azzurro
Anche i simboli contano.
Giorgia Meloni arriva al congresso vestita d’azzurro. Il colore della UIL. Può essere una coincidenza. Ma la politica vive anche di simboli.
Sale sul palco e parla come chi si sente tra interlocutori con i quali è possibile costruire un rapporto stabile.
«La porta del Governo, la mia porta, resterà sempre aperta.»
La risposta della sala è fatta di applausi, molti applausi. Troppi applausi. Fuori, invece, il clima è completamente diverso. Sui social — compresi molti iscritti ed ex dirigenti della stessa UIL — le critiche sono durissime.
Due mondi. Due fotografie completamente diverse della stessa giornata.
“Mai successo con nessun governo”
La frase probabilmente più significativa non la pronuncia Meloni. La pronuncia Bombardieri.
«Non era mai successo con nessun governo.»
Il riferimento riguarda il riconoscimento, nel decreto del Primo Maggio, del principio secondo cui il salario dignitoso coincide con quello previsto dai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. È certamente un risultato importante. Ed è giusto che la UIL lo rivendichi.
Ma quella frase contiene anche un enorme significato politico. Perché certifica un rapporto privilegiato che, secondo lo stesso segretario della UIL, non si era mai verificato con altri governi.
Il regalo della premier
Meloni non si limita ad ascoltare. Risponde punto per punto. Annuncia la conferma della detassazione al 5% degli aumenti contrattuali anche nella prossima legge di Bilancio. Ringrazia pubblicamente Bombardieri.
Definisce la UIL un interlocutore “franco, prezioso e non ideologico”. Sono parole pesanti. Molto pesanti. Perché il riferimento implicito è inevitabilmente alla CGIL. Sentiremo stamattina la risposta di Landini. Verrà applaudito o fischiato?
Gli applausi della platea accompagnano quasi ogni passaggio.
Le omissioni
Ci sono però anche i silenzi. Meloni evita accuratamente i temi più scomodi sollevati dalla relazione di Bombardieri.
Non affronta il ritorno del Patto di stabilità europeo.7 Non parla del ripristino di Opzione Donna che lei ha cancellato.
Sorvola sulle richieste relative alle addizionali locali che erodono il recupero salariale. Non entra nel merito del rinnovo dei contratti pubblici.
In compenso dedica ampio spazio all’intelligenza artificiale. Tema importante. Tema sul quale la UIL presenta un documento articolato e serio. Ma anche tema che consente di guardare al futuro evitando gli argomenti più difficili del presente, come le spese per gli armamenti, la riforma elettorale, il fascismo, ecc.
Applausi dentro, critiche fuori
La scena finale forse racconta meglio di qualsiasi analisi ciò che sta accadendo. Dentro il congresso applausi, ovazioni e grande sintonia.
Lo ripeto, fuori, soprattutto sui social, una valanga di critiche. Molte provenienti proprio da iscritti, delegati ed ex dirigenti della UIL. È la fotografia di un sindacato che oggi appare diviso non tanto nei suoi organismi dirigenti quanto nella propria comunità. E questo dovrebbe far riflettere la dirigenza UIL
Il commento di Max
Confesso una cosa. Ho partecipato a decine di congressi e conferenze d’Organizzazionedella UIL.
Ne ho vissuti moltissimi da dirigente nazionale. Ho ascoltato tanti interventi politici.
Ma non ricordo un clima come questo. Non ricordo una sintonia così marcata.
E soprattutto non ricordo un congresso nel quale l’opposizione parlamentare fosse completamente assente dal dibattito politico.
Forse è semplicemente il segno dei tempi.
Oppure è davvero l’inizio di una nuova stagione della UIL. Lo capiremo nei prossimi mesi. Una cosa, però, posso dirla già oggi.
Sono felice di non aver fatto parte di quello show.
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