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Intesa non arretra su Mps: il “Whatever it takes” di Messina accende la sfida finale

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Carlo Messina alza ulteriormente il livello dello scontro su Monte dei Paschi di Siena.
Dopo aver escluso qualsiasi rilancio dell’Opas, il numero uno di Intesa Sanpaolo sceglie una frase destinata a lasciare il segno: “Whatever it takes”. Un richiamo esplicito alle parole pronunciate da Mario Draghi nel 2012 per difendere l’euro, utilizzato questa volta per ribadire la determinazione con cui Intesa vuole portare a termine l’acquisizione di Mps.

Le ricostruzioni di Andrea Rinaldi (nella foto a dx) sul Corriere della Sera, di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri (nella foto a sx) su Milano Finanza e di Andrea Greco su Repubblica raccontano una giornata importante non soltanto per le dichiarazioni di Messina, ma anche perché Unipol ha ottenuto il via libera definitivo all’aumento di capitale da 2,5 miliardi destinato a finanziare la parte dell’operazione che riguarda gli sportelli di Monte dei Paschi.
Con il voto favorevole del 99,7% dell’assemblea, il progetto industriale costruito da Intesa, Unipol e Bper compie un altro passo concreto. Se l’Opas andrà a buon fine, Intesa incorporerà la parte strategica di Mps, mentre Unipol acquisirà il marchio Monte dei Paschi e 635 filiali che confluiranno in Bper, rafforzandone la presenza territoriale.


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Ma la vera notizia è politica prima ancora che finanziaria.
Messina sceglie di trasformare la battaglia per Siena in una questione di visione strategica. L’obiettivo, afferma, non è soltanto acquisire Mps, ma accelerare di tre anni il piano industriale di Intesa Sanpaolo. Secondo il ceo, l’integrazione sarebbe praticamente priva di rischi operativi perché il gruppo conosce già perfettamente questo tipo di operazioni grazie alle precedenti integrazioni.

È qui che arriva il celebre richiamo a Draghi. «Whatever it takes», tutto ciò che sarà necessario.

Una frase pesante, perché richiama uno dei momenti simbolo della finanza europea. Nel luglio del 2012 quelle parole salvarono l’euro dalla speculazione. Utilizzarle oggi per una battaglia bancaria significa attribuire all’operazione una valenza che va ben oltre una semplice acquisizione.
Naturalmente il paragone ha soprattutto un valore comunicativo. Nessuno mette sullo stesso piano la difesa della moneta unica e una scalata bancaria. Tuttavia il messaggio che Messina vuole trasmettere è evidente: Intesa considera l’operazione Mps una priorità assoluta.

Il ceo insiste anche su un altro argomento già utilizzato nei giorni scorsi: la governance.


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Secondo Messina, agli azionisti di Monte dei Paschi non serve soltanto una buona offerta economica, ma anche quella “serenità” e quella “trasparenza” che, a suo giudizio, oggi mancano nella gestione della banca senese. È un’altra frecciata diretta a Luigi Lovaglio e alle tensioni esplose nel consiglio di amministrazione di Mps.
Si tratta di una strategia comunicativa sempre più aggressiva. Non viene contestato soltanto il progetto alternativo costruito con Banco Bpm, ma anche la capacità del management di garantire una governance stabile.
Parallelamente Messina allarga lo sguardo al consolidamento europeo. Riconosce che UniCredit ha scelto con successo un modello di banca commerciale paneuropea, mentre Intesa continua a sviluppare un modello diverso, centrato sul wealth management, sull’attività assicurativa e sulla protezione del patrimonio.
Colpisce però il tono utilizzato nei confronti di Andrea Orcel. Dopo mesi in cui il confronto tra i due gruppi è stato spesso raccontato come una competizione permanente, Messina parla apertamente di UniCredit come di una banca “amica”, lasciando intendere che in futuro potrebbero nascere collaborazioni su alcuni dossier.
Il riferimento, neppure troppo velato, porta inevitabilmente a Generali, dove i due istituti potrebbero ritrovarsi con partecipazioni molto simili qualora l’Opas su Mps si concludesse con successo.

Nel frattempo, però, la partita resta tutta concentrata su Siena.

Le contromosse studiate da Mps e Banco Bpm proseguono, mentre il mercato continua a interrogarsi sulla possibilità che emergano soluzioni alternative all’offerta di Intesa. Messina, almeno pubblicamente, non sembra avere dubbi. L’obiettivo è chiudere entro la fine dell’anno senza modificare il prezzo e senza cambiare strategia.

L’approvazione dell’aumento di capitale di Unipol dimostra che il fronte costruito attorno all’operazione continua a muoversi con grande compattezza. È un elemento non secondario, perché rende evidente come il progetto non sia più soltanto quello di Intesa Sanpaolo, ma coinvolga direttamente anche Unipol e Bper in una delle più grandi operazioni di riassetto del credito italiano degli ultimi anni.


La citazione del “Whatever it takes” è certamente efficace dal punto di vista comunicativo, ma rappresenta anche un salto di qualità nella narrazione costruita da Carlo Messina. L’Opas su Mps non viene più presentata soltanto come una conveniente operazione industriale: diventa quasi una missione.

Questo linguaggio, però, conferma anche un’impressione che avevo già evidenziato nei giorni scorsi. Messina parla sempre più come se il destino di Monte dei Paschi fosse già scritto. Continua a mettere in discussione la governance di Siena e presenta Intesa come l’unico approdo possibile, quasi fosse già il proprietario della banca. È una strategia che può rafforzare la fiducia degli investitori di Intesa, ma rischia anche di irrigidire ulteriormente il confronto con Mps e Banco Bpm.

Colpisce poi un altro elemento. Si parla continuamente di capitale, governance, sinergie, sportelli e valore per gli azionisti. Molto meno si parla delle persone che lavorano in Monte dei Paschi, dell’impatto che lo smembramento della banca potrebbe avere sui territori e sull’identità di uno degli istituti più antichi del mondo.

Lo scontro ormai è totale. Dopo il “Whatever it takes” difficilmente ci saranno toni più concilianti. Da questo momento ogni mossa, ogni dichiarazione e ogni decisione delle autorità potrà cambiare gli equilibri della partita.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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