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Da Ceuta a Bologna. La nuova propaganda delle destre passa dai social e dalle fake news. Lo spiegoncino di Max

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Da qualche mese c’è un filo rosso (anzi un filo nero) che lega Donald Trump, il movimento MAGA, le destre europee e, purtroppo, anche una parte della politica italiana, in testa Meloni.

Quel filo rosso non è l’immigrazione. Non è la sicurezza. Non è nemmeno l’ordine pubblico. È la propaganda costruita sulle fake news.

L’ultimo esempio arriva dalla Spagna e da Bologna.

Partiamo da Ceuta.

Nel giro di poche ore le immagini dell’arrivo di migliaia di migranti nella città spagnola sono diventate l’ennesima occasione per attaccare il governo socialista di Pedro Sánchez. La narrazione è stata identica in tutta Europa.

Trump, gli ambienti MAGA, i sovranisti europei e, in Italia, il governo Meloni con il prezioso contributo dell’instancabile Antonio Tajani, hanno raccontato che l’Europa era stata invasa e che i migranti stavano per riversarsi in tutti i Paesi dell’Unione.

Peccato che fosse falso. I fatti raccontano altro.

Primo. Ceuta non fa parte dell’area Schengen. Chi entra a Ceuta non può automaticamente entrare nel resto dell’Europa. Per raggiungere la Spagna continentale sono necessari controlli e documenti esattamente come avviene da qualsiasi Paese extraeuropeo.

Secondo. Chiedere la sospensione di Schengen per fermare i migranti di Ceuta significa chiedere di chiudere una frontiera che, di fatto, è già chiusa.

Terzo. È falso che Sánchez abbia regalato la cittadinanza a mezzo milione di immigrati. La Spagna ha semplicemente regolarizzato persone già presenti sul territorio, concedendo permessi di soggiorno e di lavoro, non passaporti spagnoli, come fece Berlusconi ai suoi tempi.

Quarto. Anche l’idea che il governo socialista favorisca l’immigrazione clandestina viene smentita dai numeri di Frontex. Negli ultimi anni gli ingressi irregolari in Spagna sono diminuiti, mentre l’Italia continua a registrare flussi più elevati.

Insomma, una campagna costruita più sulla paura che sui fatti. Vi ricorda qualcosa? A me sì.

Mi ricorda Bologna.

Dopo la manifestazione organizzata dal sindaco Matteo Lepore per chiedere verità sulla morte di Fakir, i social si sono trasformati improvvisamente in una gigantesca macchina del fango.

Critiche politiche? Legittime. Insulti? Purtroppo frequenti.

Ma, secondo le analisi effettuate da società specializzate, sarebbe accaduto qualcosa di molto più grave: migliaia di messaggi sarebbero stati generati o amplificati attraverso reti di account automatizzati e profili provenienti anche dall’estero, con particolare concentrazione negli Stati Uniti e in altri Paesi.
Lepore ha annunciato un esposto alla Polizia Postale.

E, al di là del giudizio politico sul sindaco, credo abbia fatto bene. Perché qui il problema non è Matteo Lepore.

Il problema è la qualità della nostra democrazia.

Se una campagna digitale può essere alimentata artificialmente da migliaia di profili falsi o automatizzati, significa che il dibattito pubblico rischia di essere manipolato.

Oggi tocca a Bologna. Domani potrebbe toccare a qualunque città chiamata al voto. E qui ritorna Donald Trump.

Le inchieste americane sulle elezioni del 2016, quelle sull’attività della Internet Research Agency russa e le successive analisi sulle campagne MAGA hanno dimostrato quanto i social possano essere utilizzati per orientare il consenso attraverso la disinformazione, la polarizzazione e la produzione industriale di contenuti.

Oggi quelle tecniche vengono replicate con strumenti ancora più sofisticati. L’intelligenza artificiale permette di creare migliaia di commenti in pochi minuti, simulando un consenso che spesso non esiste.

L’obiettivo non è convincere. È confondere. Far credere che tutti la pensino allo stesso modo.

Creare l’impressione di un’ondata popolare che magari è soltanto il risultato di qualche algoritmo. Per questo considero preoccupante il silenzio del governo italiano e le iniziative assunte per compiacere Trump e per contrastare Vannacci.

Se davvero esistono interferenze straniere nel dibattito democratico del nostro Paese, il tema dovrebbe unire maggioranza e opposizione. Invece assistiamo al solito copione.

Se la propaganda favorisce la propria parte politica, allora diventa improvvisamente accettabile. È una deriva pericolosa.

Perché la democrazia non muore soltanto con i carri armati. Può indebolirsi anche attraverso milioni di commenti falsi, immagini costruite dall’intelligenza artificiale, fake news diffuse scientificamente e campagne d’odio organizzate.

La vera sfida dei prossimi anni oltre a distinguere tra destra e sinistra, sarà distinguere tra realtà e propaganda.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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