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BdM, il mini risiko che può cambiare il Mezzogiorno: quattro pretendenti per una banca tornata protagonista

Immagine creata da Gemini su prompt di ChatGPT in relazione al contenuto del post

Per anni la vicenda della ex Banca Popolare di Bari è stata sinonimo di crisi, commissariamento, processi e risparmiatori traditi. Oggi, invece, la storia è completamente diversa. La banca rinata come BdM – Banca del Mezzogiorno è diventata uno degli asset più contesi del sistema bancario italiano. Non siamo di fronte al grande risiko che coinvolge Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM o Monte dei Paschi, ma a un’operazione che potrebbe avere un peso strategico enorme per il futuro del credito nel Sud Italia.

L’analisi pubblicata da Edoardo De Biasi su L’Economia del Corriere della Sera offre uno spunto interessante perché inserisce la vicenda della vendita di BdM in un contesto più ampio: quello della ritrovata centralità economica del Mezzogiorno.


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Il Sud non è più soltanto un problema

L’articolo parte da una riflessione culturale, richiamando lo scrittore Corrado Alvaro, che descriveva un Mezzogiorno bloccato da limiti storici, sociali ed economici. Oggi, almeno in parte, quello scenario sembra cambiare.

I dati Istat relativi al 2025 mostrano infatti una crescita del Pil nel Mezzogiorno leggermente superiore a quella del resto del Paese e un incremento dell’occupazione che supera quello registrato nelle regioni settentrionali. Non si tratta di una rivoluzione, ma di un segnale che gli investitori osservano con crescente attenzione. Il turismo rappresenta certamente uno dei principali motori di questa crescita, ma non è l’unico elemento. Dove cresce l’economia aumenta anche la domanda di credito, di servizi finanziari e di sostegno alle imprese.
È in questo contesto che BdM assume un valore ben diverso da quello che aveva pochi anni fa.

Da banca salvata a banca contesa

È quasi paradossale.
Nel 2020 la banca veniva salvata grazie a un intervento pubblico di 1,6 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi provenienti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e il resto da Mediocredito Centrale.
Oggi, invece, quella stessa banca viene corteggiata da quattro grandi gruppi.
Secondo le indiscrezioni raccolte dal Corriere della Sera, i pretendenti sono:

  • Crédit Agricole
  • Credem
  • Iccrea, insieme alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata
  • UniCredit, entrata nelle ultime settimane tra i possibili candidati.

Le offerte non vincolanti sono già state presentate e il processo di vendita è ormai entrato nella fase della data room, durante la quale i potenziali acquirenti potranno analizzare nel dettaglio i conti dell’istituto prima di formulare le offerte definitive.

Una banca che oggi vale

La ragione di tanto interesse è semplice. BdM oggi non è più la banca fragile di qualche anno fa.

Ha chiuso il 2025 con 31,8 milioni di euro di utile, dispone di un patrimonio che sfiora i 600 milioni, conta oltre 200 sportelli distribuiti in nove regioni e mantiene un forte radicamento nel Mezzogiorno, pur avendo esteso negli anni la propria presenza anche a Roma e in Lombardia.
Sono numeri che certificano il successo del percorso di risanamento guidato dall’amministratore delegato Cristiano Carrus.

Ed è proprio questo il punto più importante.
Se oggi esiste una gara tra grandi gruppi bancari è perché qualcuno, in questi anni, ha rimesso in piedi una banca che molti ritenevano destinata a scomparire.

Una partita che va oltre il prezzo

Naturalmente ogni candidato ha le proprie ragioni industriali.
Credem vede in BdM una possibilità di rafforzare la propria presenza nel Sud senza grandi sovrapposizioni operative.
La cordata Iccrea–Banca Popolare di Puglia e Basilicata propone invece una soluzione profondamente radicata nel territorio, cercando di mantenere la vocazione meridionale dell’istituto.
Crédit Agricole potrebbe utilizzare BdM per consolidare ulteriormente la propria presenza italiana.
UniCredit, se confermerà definitivamente il proprio interesse, aggiungerebbe un ulteriore elemento di competizione in una fase in cui il gruppo guidato da Andrea Orcel è già protagonista di molte altre partite del risiko bancario europeo.

Ma questa vendita non sarà decisa soltanto dal prezzo.

L’azionista pubblico ha infatti indicato criteri molto precisi: tutela dell’occupazione, continuità operativa, sviluppo della banca e sostegno al territorio.
Sono elementi che rendono questa operazione diversa rispetto a una normale acquisizione di mercato.

Il nodo politico

L’articolo ricorda anche le critiche espresse dal vicepresidente del Movimento 5 Stelle Mario Turco, che continua a contestare la privatizzazione della banca, sostenendo che non vi siano sufficienti garanzie né per gli ex azionisti né per il mantenimento dell’unità dell’istituto.
È un tema che probabilmente accompagnerà tutta la procedura. Perché BdM non rappresenta soltanto un valore economico.

È diventata anche un simbolo della presenza pubblica nel credito meridionale dopo la scomparsa di istituti storici come il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia.

Il mio commento

Seguo questa vicenda praticamente dall’inizio e continuo a pensare che la domanda fondamentale non sia chi vincerà la gara, ma quale sarà il progetto industriale che accompagnerà BdM nei prossimi anni.
Il percorso di risanamento è costato moltissimo, sia in termini economici sia in termini sociali. Lo Stato, il Fondo Interbancario e soprattutto le lavoratrici e i lavoratori della banca hanno contribuito in modo determinante a riportare l’istituto in equilibrio.
Ora sarebbe un errore considerare BdM soltanto come un bene da valorizzare finanziariamente.
Questa banca continua ad avere una funzione strategica nel Mezzogiorno. Finanzia imprese, sostiene famiglie, presidia territori dove spesso le alternative sono sempre meno numerose.

Per questo motivo il criterio della scelta non dovrebbe limitarsi al miglior prezzo offerto.
La vera domanda è quale acquirente saprà garantire il mantenimento dell’identità della banca, la tutela dell’occupazione, il sostegno alle economie locali e la continuità della sua missione.

Il mini risiko di BdM, in realtà, racconta qualcosa di molto più grande: il futuro del credito nel Mezzogiorno.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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