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BdM, molte attese e poche risposte: il sindacato alza la voce sulla vendita della banca del Mezzogiorno

Immagine creata da Gemini in base al prompt di ChatGPT inerente al testo del post

Il futuro della banca del Mezzogiorno entra nella fase decisiva

La vendita di BdM Banca continua ad avanzare, ma le certezze restano poche. Mentre il mercato finanziario guarda con crescente interesse all’ex Popolare di Bari, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali chiedono soprattutto una cosa: chiarezza.


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Dopo mesi di indiscrezioni, manifestazioni di interesse e analisi sui possibili acquirenti, il 17 giugno si è svolto a Bari l’incontro tra le Organizzazioni Sindacali e la Delegazione delle Relazioni Industriali di BdM Banca, richiesto dalle sigle sindacali a seguito della lettera aperta inviata lo scorso 8 giugno ai vertici di Mediocredito Centrale e della banca.
L’esito dell’incontro può essere sintetizzato con una frase: molte attese, poche informazioni.

Le offerte non sono ancora arrivate

Secondo quanto comunicato dall’Azienda, il processo di vendita procede lungo il percorso già annunciato nei mesi scorsi. Tuttavia, come sottolineano FIRST/CISL, FISAC/CGIL, UILCA e UNISIN, le informazioni fornite sono state estremamente limitate.
BdM ha infatti confermato di essere ancora in attesa delle offerte non vincolanti da parte dei soggetti interessati all’acquisizione.
Solo dopo la valutazione di tali manifestazioni di interesse dovrebbe essere aperta, nel mese di luglio, la cosiddetta data room, cioè la fase nella quale i potenziali acquirenti potranno analizzare in profondità i dati aziendali prima di presentare eventuali offerte definitive.
Una conferma arrivata anche dalle agenzie di stampa specializzate, tra cui Radiocor, che evidenziano come la procedura sia ancora nella fase preliminare e che il confronto vero e proprio tra i candidati debba ancora iniziare.

Il sindacato: servono trasparenza e confronto

Le organizzazioni sindacali non nascondono la propria insoddisfazione.
Nella nota diffusa al termine dell’incontro ribadiscono la necessità di ricevere informazioni puntuali e tempestive su un’operazione che potrebbe incidere profondamente sul futuro della banca e dei suoi dipendenti.
La richiesta principale riguarda l’apertura di un confronto permanente e trasparente in tutte le fasi del processo.
Il timore è che una partita così importante possa essere gestita esclusivamente sul piano finanziario senza tenere nella giusta considerazione gli effetti occupazionali e territoriali.
Una preoccupazione che appare comprensibile se si considera il ruolo assunto da BdM negli ultimi anni.

Non una banca qualsiasi

La banca nata dalle ceneri della Popolare di Bari non è infatti un normale dossier di mercato.
BdM è il risultato di uno dei più importanti interventi pubblici nel sistema bancario italiano degli ultimi anni.
Dopo il commissariamento della Popolare di Bari e il rischio concreto di fallimento, il salvataggio è stato reso possibile grazie all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e di Mediocredito Centrale, controllato dal Ministero dell’Economia attraverso Invitalia.
Da allora la banca è stata risanata, ha ritrovato la redditività ed è tornata a svolgere un ruolo significativo nel sostegno alle economie locali del Mezzogiorno.
È proprio questo elemento che il sindacato richiama con forza.
Le sigle evidenziano come BdM abbia conquistato sul campo il ruolo di banca di riferimento del Mezzogiorno, coerentemente con lo spirito del decreto che ne rese possibile il salvataggio.
Per questo motivo chiedono che vengano tutelate tre condizioni fondamentali: l’autonomia della banca, la sua territorialità e i livelli occupazionali.

Il contributo dei lavoratori

Nel documento sindacale emerge anche un altro tema spesso dimenticato nel dibattito pubblico.
Il risanamento di BdM non è stato ottenuto soltanto grazie alle risorse finanziarie pubbliche.
Secondo le organizzazioni dei lavoratori, il rilancio dell’istituto è stato possibile anche grazie ai sacrifici economici e professionali compiuti negli anni dalle lavoratrici e dai lavoratori della ex Popolare di Bari.
Un richiamo che pesa particolarmente in una fase in cui si parla di possibili acquisizioni, integrazioni e razionalizzazioni.
Per il sindacato, chi ha contribuito alla ricostruzione della banca deve essere posto al centro di qualsiasi progetto futuro.

Il risiko e il ruolo di Crédit Agricole

Nel frattempo il dossier BdM continua a intrecciarsi con il più ampio risiko bancario italiano.
Secondo quanto riportato da Luca Carrello e Luca Gualtieri (nella foto) su MF, anche la vendita della banca del Mezzogiorno potrebbe diventare una pedina importante negli equilibri che coinvolgono Banco BPM, Crédit Agricole, Mps e Intesa Sanpaolo.

I francesi di Crédit Agricole restano tra i soggetti maggiormente interessati all’operazione e il loro nome continua a circolare con insistenza.
Secondo alcune ricostruzioni, l’atteggiamento che Agricole assumerà nella partita Banco BPM potrebbe avere riflessi indiretti anche sul dossier BdM.
Resta però un elemento che continua a preoccupare politica locale e organizzazioni sindacali.
Quando Crédit Agricole acquisì il Credito Valtellinese nel 2021, una parte significativa delle sinergie fu ottenuta attraverso riduzioni di personale.
Uno scenario che molti osservatori del Mezzogiorno guardano con particolare cautela nel caso della banca nata dall’esperienza della Popolare di Bari.

Una partita che riguarda il Sud

Per questo la discussione non riguarda soltanto il prezzo di vendita o la solidità finanziaria degli acquirenti.
In gioco c’è il futuro di una banca che oggi conta oltre 200 sportelli e migliaia di lavoratori distribuiti soprattutto tra Puglia, Abruzzo e Campania. C’è il tema del mantenimento dei centri decisionali sul territorio. C’è la tutela dell’occupazione. E c’è la possibilità che il Mezzogiorno continui ad avere un istituto fortemente radicato nelle proprie realtà economiche e produttive.

Le prossime settimane saranno decisive.

Le offerte non vincolanti dovrebbero arrivare entro la fine di giugno, mentre a luglio potrebbe aprirsi la data room. Ma se il calendario della vendita procede, il messaggio che arriva dai lavoratori è altrettanto chiaro: il futuro di BdM non può essere deciso senza coinvolgere chi ha contribuito a salvarla e rilanciarla.


Comunicato unitario FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN BdM Banca Gruppo MCC del 18 giugno 2026. Radiocor – Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2026. MF Milano Finanza, Luca Carrello e Luca Gualtieri, 19 giugno 2026. Mia elaborazione


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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