
Il risiko bancario europeo continua a parlare tedesco. Mentre in Italia l’attenzione è concentrata sulle mosse di Mps, Mediobanca, Banco BPM e Intesa Sanpaolo, sul fronte internazionale la vera partita resta quella tra UniCredit e Commerzbank. Una partita che Andrea Orcel sta vincendo sul mercato ma che continua a scontrarsi con la resistenza politica del governo tedesco.

👉 Unicredit sempre più tedesca? Ecco perché la partita Commerzbank può cambiare gli equilibri europei 20 giugno
👉 Orcel rilancia l’Europa delle banche: «Con i nazionalismi vincono gli americani». E intanto punta su Generali 19 giugno
👉 Orcel tra Bruxelles, Commerz e Generali: la partita europea di UniCredit entra nella fase decisiva 18 giugno
👉 Commerzbank, Berlino alza il muro ma il mercato sembra aver già scelto Orcel 17 giugno
👉 UniCredit-Commerzbank, la guerra si sposta nei tribunali. Ma Orcel è sempre più vicino al controllo 16 giugno
Negli ultimi giorni Berlino ha infatti ribadito con forza una posizione che ormai non sorprende più nessuno: il 12,7% detenuto dallo Stato tedesco in Commerzbank non è in vendita.
Una scelta che ha un significato politico prima ancora che finanziario.
Il muro tedesco
Il governo guidato da Friedrich Merz considera Commerzbank un asset strategico per l’economia nazionale. Non si tratta soltanto di una banca, ma di uno degli istituti più importanti per il finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche e per il ruolo che svolge nella piazza finanziaria di Francoforte.
Per questo Berlino continua a definire l’approccio di UniCredit “aggressivo” e ritiene che l’offerta non riconosca un premio adeguato agli azionisti.
Dietro queste motivazioni, tuttavia, c’è soprattutto la volontà politica di mantenere un presidio nazionale su una delle principali banche del Paese.
Una posizione che rende molto più complicato qualsiasi progetto futuro di delisting o fusione completa.
UniCredit ha già vinto la prima battaglia
Nonostante l’opposizione del governo tedesco, i numeri raccontano una storia diversa.
Alla chiusura della prima fase dell’Ops, UniCredit ha raggiunto il 39,28% del capitale di Commerzbank. Sommando i derivati con consegna fisica e quelli regolati in contanti, l’esposizione complessiva sale oltre il 55%.
In pratica Orcel dispone già di una posizione che gli consente di influenzare pesantemente governance e strategie future della banca tedesca. L’obiettivo iniziale era superare il 30%. È stato ampiamente raggiunto.
Adesso la sfida non è più entrare in Commerzbank, ma decidere come governarla.
Perché Berlino può ancora creare problemi
A differenza di quanto accade in altri Paesi, la normativa tedesca rende molto difficile arrivare a uno squeeze-out, cioè all’espulsione degli azionisti di minoranza. Per ottenere questo risultato occorre arrivare almeno al 90% del capitale. Con il governo che mantiene il proprio 12,7%, questa strada appare praticamente impraticabile.
Anche una futura fusione tra Commerzbank e HypoVereinsbank richiederebbe maggioranze molto elevate nelle assemblee straordinarie.
È qui che Berlino spera di mantenere un potere negoziale significativo.
Il modello HVB
Da Francoforte si teme che Orcel voglia replicare quanto già avvenuto con HypoVereinsbank. La realtà è probabilmente più complessa. UniCredit non sembra avere alcuna fretta di fondere immediatamente le due banche. L’idea che emerge dagli osservatori è piuttosto quella di una lunga fase di trasformazione industriale, durante la quale Commerzbank verrebbe resa più efficiente e redditizia prima di affrontare eventuali integrazioni più profonde.
I numeri di HVB spiegano bene la logica di Orcel.
Negli ultimi anni il cost-income ratio è stato drasticamente ridotto e la redditività è cresciuta in modo significativo. È questo il modello che UniCredit vorrebbe esportare anche a Francoforte.
La partita è ancora aperta
Per quanto Berlino continui ad alzare barricate, la sensazione è che la partita sia tutt’altro che chiusa.
Il governo tedesco può rallentare il processo, può complicarlo e può aumentare il prezzo politico dell’operazione. Ma fermarlo definitivamente appare sempre più difficile.
Orcel dispone già di una posizione che gli garantisce un’influenza decisiva sul futuro di Commerzbank e il mercato sembra credere nella logica industriale dell’operazione molto più di quanto facciano la politica tedesca e il management dell’istituto di Francoforte. La vera domanda non è più se UniCredit entrerà stabilmente in Commerzbank.
La domanda è quando Berlino accetterà di sedersi davvero al tavolo delle trattative.

Domani, 23 giugno 2026, “Mps cerca una strada per fuggire da Intesa. Unicredit ‘prigioniera’ del governo tedesco”, di Lisa Di Giuseppe.
Il Giornale, 23 giugno 2026, “Commerz, Berlino fa ostruzionismo ma Unicredit ha pronto un piano B”, di Marcello Astorri
Il Messaggero, 23 giugno 2026, “Unicredit-Commerz, Berlino non cede. Chiusa la partita golden power su Bpm”, di Rosario Dimito
MF-Milano Finanza, 23 giugno 2026, “Berlino vota no a Unicommerz”, di Luca Gualtieri.
Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2026, “Commerzbank, la difesa di Berlino: non venderemo a UniCredit il 12,7%”, di Isabella Bufacchi.
📢 Ti è piaciuto questo articolo?
Seguimi sui miei canali WhatsApp e Telegram per ricevere in tempo reale i nuovi post del blog, gli approfondimenti sul mondo bancario, assicurativo, sindacale, tecnologico e le recensioni di libri.