
Il 23 giugno potrebbe diventare una data importante nella storia dell’integrazione europea. Dopo anni di studi, confronti, resistenze politiche e dibattiti tecnici, il regolamento sull’euro digitale arriva infatti a un passaggio decisivo con il voto della Commissione Affari Economici del Parlamento europeo.

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La sensazione, leggendo le ultime dichiarazioni e gli articoli pubblicati nelle ultime settimane, è che il progetto abbia ormai superato il punto di non ritorno. Non si discute più se l’euro digitale debba esistere, ma come renderlo operativo e accessibile ai cittadini europei.
Una questione di sovranità europea
Il concetto che ritorna più spesso è quello della sovranità monetaria.
Oggi l’Europa utilizza quotidianamente sistemi di pagamento che dipendono in larga misura da infrastrutture straniere. Carte di credito, wallet digitali e piattaforme online sono dominati da operatori americani e, sempre più spesso, da nuovi protagonisti provenienti da altri continenti.
L’euro digitale nasce proprio per colmare questo vuoto.
Non sostituirà il contante, non cancellerà le carte di pagamento e non eliminerà le banche. L’obiettivo è creare una forma digitale della moneta pubblica europea, utilizzabile in tutta l’Eurozona e capace di garantire indipendenza tecnologica e finanziaria.
In altre parole, se l’euro cartaceo rappresenta la sovranità monetaria nel mondo fisico, l’euro digitale punta a rappresentarla nel mondo digitale.
Online e offline: il compromesso che ha sbloccato tutto
Uno degli ostacoli principali riguardava la modalità di utilizzo.
Per mesi si è discusso se limitare il progetto alla sola versione offline oppure consentire fin da subito anche i pagamenti online.
Il compromesso raggiunto prevede entrambe le funzionalità.
Sarà quindi possibile utilizzare l’euro digitale per acquisti online, e-commerce e trasferimenti tra persone, ma anche effettuare pagamenti in assenza di connessione internet, attraverso smartphone o carte dedicate.
È una soluzione che avvicina l’euro digitale al contante tradizionale: sempre disponibile, anche quando la rete non funziona.
Commissioni ridotte e tutela dei commercianti
Un altro punto che ha contribuito a creare consenso riguarda il costo delle transazioni.
Le nuove regole prevedono che i commercianti non possano essere penalizzati rispetto ai sistemi di pagamento oggi esistenti.
Anzi, l’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente i costi delle commissioni.
Per i cittadini, invece, i servizi di base saranno gratuiti. Nessuna commissione per ricevere denaro, effettuare pagamenti ordinari o utilizzare le funzionalità essenziali del sistema.
Una scelta che punta a rendere l’euro digitale uno strumento realmente competitivo rispetto alle soluzioni oggi disponibili.
Inclusione e accessibilità
Uno degli aspetti meno discussi ma più interessanti riguarda l’inclusione finanziaria.
Il regolamento prevede che l’accesso all’euro digitale sia garantito anche a chi non possiede un conto corrente bancario o ha poca familiarità con gli strumenti digitali.
Poste, enti pubblici e altri soggetti autorizzati potranno svolgere un ruolo importante nel consentire a tutti l’utilizzo della nuova moneta digitale.
Anche gli anziani, le persone fragili o chi vive in aree meno servite dovranno poter accedere agli stessi strumenti degli utenti più tecnologici.
È un principio che richiama la funzione pubblica che il contante ha sempre svolto.
Un’infrastruttura europea che guarda al futuro
Dietro il progetto c’è anche una grande trasformazione industriale.
La costruzione dell’euro digitale sta spingendo lo sviluppo di infrastrutture europee dei pagamenti, wallet interoperabili, sistemi di identità digitale e piattaforme tecnologiche comuni.
Non è un caso che realtà come Nexi siano coinvolte nei progetti di sperimentazione e che istituzioni pubbliche come Cassa Depositi e Prestiti considerino strategico il settore dei pagamenti digitali.
La partita non riguarda soltanto il modo in cui pagheremo un caffè nel 2029. Riguarda il controllo delle infrastrutture finanziarie europee nei prossimi decenni.
Il punto
L’euro digitale è spesso stato raccontato come un progetto tecnico, difficile da comprendere e lontano dalla vita quotidiana.
In realtà parla di questioni molto concrete: costi dei pagamenti, concorrenza, inclusione, privacy, indipendenza tecnologica e sovranità economica.
Se il percorso legislativo proseguirà senza intoppi, il regolamento potrebbe essere approvato entro l’autunno, aprendo la strada alla fase pilota del 2027 e al possibile lancio nel 2029.
A quel punto l’Europa avrà finalmente una risposta propria alla rivoluzione dei pagamenti digitali.

Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2026 – “Tridico: Euro digitale traguardo chiave per sovranità monetaria”
Daniele Manca, L’Economia del Corriere della Sera, 22 giugno 2026 – “La lezione Tesla che vale in Europa. Su euro digitale e pagamenti non si può sbagliare”
Angelo De Mattia, Il Messaggero, 21 giugno 2026 – “La soluzione dell’euro digitale”
Francesco Ninfole, Milano Finanza, 18 giugno 2026 – “Euro digitale, negozi protetti”
Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2026 – “Euro digitale, accesso anche senza un conto”
Andrea Deugeni, Milano Finanza, 20 giugno 2026 – “Perché Cdp cresce in Nexi e cosa c’entra l’euro digitale”
m.cim., Repubblica Affari & Finanza, 22 giugno 2026 – “Identità digitale, un portafoglio europeo”
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