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Mps non si arrende: avanti con Mediobanca mentre si studiano le mosse di Intesa e Banco Bpm

Lovaglio accelera sul progetto Mediobanca, prende tempo sull’Opas di Intesa Sanpaolo e lascia aperta la porta all’ipotesi Banco Bpm. Il risiko bancario entra nella sua fase più delicata

Immagine creata da ChatGPT in base al contenuto del post

La partita attorno a Monte dei Paschi entra in una fase decisiva. Mentre l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo continua a dominare la scena, il consiglio di amministrazione di Mps ha scelto una strada chiara: andare avanti con il progetto Mediobanca senza modificare la rotta.

Il cda di Rocca Salimbeni ha infatti approvato il riassetto societario che rappresenta il cuore del piano industriale costruito da Luigi Lovaglio. L’operazione prevede la fusione di Mediobanca in Mps e il successivo trasferimento delle attività di corporate e investment banking, private banking e della partecipazione del 13,2% in Generali all’interno di una nuova società che assumerà il nome di Mediobanca Spa.

Parallelamente verranno integrate le reti dei consulenti finanziari di Mediobanca Premier e Widiba, con l’obiettivo di creare una struttura più forte e competitiva nel risparmio gestito e nella consulenza finanziaria.

Si tratta di un passaggio fondamentale non solo dal punto di vista industriale ma anche strategico. Completare l’integrazione con Mediobanca significa aumentare il valore del gruppo e presentarsi alle future aggregazioni con un peso molto diverso rispetto a quello attuale.

Il cda prende tempo

Sul tavolo restano però due dossier destinati a cambiare il futuro della banca.
Da una parte c’è l’Opas di Intesa Sanpaolo, che valuta Mps oltre 30 miliardi di euro.
Dall’altra la proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm, che punta alla creazione di un grande polo bancario alternativo ai due giganti del settore.

Il consiglio non ha preso decisioni definitive e ha affidato agli advisor Ubs, Bank of America, BonelliErede e White & Case il compito di approfondire entrambe le opzioni.
Un nuovo confronto è previsto a metà luglio, quando saranno disponibili analisi più dettagliate sui possibili scenari.
Nel frattempo Lovaglio continua a mantenere aperti tutti i canali.
Secondo diverse ricostruzioni, i contatti con Giuseppe Castagna proseguono e l’ipotesi di un’operazione con Banco Bpm non è affatto tramontata. Anzi, viene considerata dal management di Siena come una soluzione industrialmente più coerente rispetto allo smembramento previsto dall’offerta di Intesa.

La nuova Mediobanca prende forma

Il progetto approvato dal cda ridisegna profondamente l’assetto del gruppo.
La futura Mediobanca Spa diventerà il contenitore delle attività più pregiate: investment banking, private banking, filiali estere e partecipazione in Generali.
Widiba, invece, sarà destinata a ospitare la rete dei consulenti finanziari e una parte significativa dell’attività di raccolta e gestione patrimoniale.
L’obiettivo è costruire un gruppo più diversificato, meno dipendente dal tradizionale margine di interesse e capace di generare ricavi stabili anche attraverso wealth management, consulenza e attività assicurative.
I famosi 700 milioni di sinergie promessi dal piano passano proprio da questa riorganizzazione.

Banco Bpm resta l’alternativa

Nonostante il focus ufficiale su Mediobanca, il mercato continua a guardare a Piazza Meda.
L’ipotesi di una fusione tra Mps e Banco Bpm resta sul tavolo, anche se presenta diversi ostacoli.
Il primo riguarda la posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm e potenzialmente destinato a perdere peso in caso di aggregazione.
Il secondo riguarda la differenza di capitalizzazione tra i due istituti, che rende difficile immaginare una vera fusione “tra pari”.
Il terzo è rappresentato dal tempo. Intesa ha già presentato un’offerta concreta mentre Banco Bpm, almeno per ora, ha messo sul tavolo una proposta ancora tutta da costruire.
Per questo Lovaglio sembra intenzionato a utilizzare ogni giorno disponibile prima di esprimere una valutazione definitiva.

Luigi Lovaglio continua a muoversi con una strategia precisa: non farsi schiacciare dall’offerta di Intesa e cercare di aumentare il valore di Mps prima di qualsiasi decisione finale. Dal suo punto di vista la fusione con Mediobanca è diventata molto più di un progetto industriale. È anche uno strumento difensivo che consente a Siena di arrivare più forte al tavolo delle trattative.
Resta però una domanda di fondo.

I grandi azionisti, da Delfin a Caltagirone passando per molti fondi internazionali, saranno davvero disposti ad attendere la costruzione di un’alternativa quando sul tavolo c’è già un’offerta da oltre 30 miliardi?
La sensazione è che il tempo stia diventando il vero protagonista di questa partita. Lovaglio vuole guadagnarne il più possibile. Messina vorrebbe chiudere rapidamente. Castagna cerca di costruire una terza via.

E sullo sfondo restano sempre Orcel, Generali e Mediobanca. Insomma, il risiko bancario italiano è appena entrato nella sua fase più interessante. Altri colpi di scena all’orizzonte?


Corriere della Sera, MF-Milano Finanza, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa, Il Giornale – 23 giugno 2026

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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