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Popolare di Bari, 300mila euro a una risparmiatrice: la giustizia riapre il passato mentre BdM va verso la vendita

Tra sentenze, memoria del crac e vendita: la partita si gioca su due piani

Una filiale moderna con insegna “BdM” illuminata. In primo piano Una figura di risparmiatrice con documenti e una sentenza in mano, leggermente in controluce. Elemento simbolico Una bilancia della giustizia con da un lato “Risarcimento 300mila €” e dall’altro “Azioni illiquide”. Sul lato sinistro La vecchia Popolare di Bari in dissolvenza, con crepe evidenti. Sul lato destro Ombre di banche concorrenti che si avvicinano (richiamo alla vendita). Sfondo Aula di tribunale e documenti finanziari semi-trasparenti, ideazione, prompt e immagine di ChatGPT

C’è un filo che lega il passato e il presente della ex Popolare di Bari. Ed è un filo che passa dalla giustizia.
Mentre il risiko su BdM entra nel vivo, con pretendenti nazionali e internazionali pronti a contendersi la banca rinata dalle ceneri del crac, una sentenza della Corte d’Appello di Bari riporta tutto al punto di partenza: il rapporto tra banca e risparmiatori.


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Le cronache del Corriere del Mezzogiorno e della Gazzetta del Mezzogiorno, insieme al commento di Emanuele Imperiali, raccontano bene questo doppio livello.
Da una parte la banca che si prepara a essere venduta, dall’altra le ferite ancora aperte di chi ha perso.


La sentenza: non basta un modulo firmato

Il caso è concreto, ma il significato è molto più ampio. Una risparmiatrice del Foggiano dovrà essere risarcita con 300mila euro dalla banca, oggi BdM, per investimenti in azioni e obbligazioni collocate senza un’adeguata informativa sui rischi. Come sottolinea l’associazione Konsumer Italia, citata nelle cronache, si trattava di strumenti illiquidi e particolarmente rischiosi, venduti senza un reale percorso di consapevolezza da parte del cliente.
E qui arriva il punto centrale della sentenza, che vale molto più del singolo caso.
La Corte d’Appello, confermando il primo grado, chiarisce che: non basta la firma su moduli prestampati, serve un’informativa reale, personalizzata, comprensibile.

Come spiega l’avvocato Massimo Melpignano, non si può ridurre tutto a un adempimento formale.
Serve un rapporto vero tra banca e cliente, soprattutto quando si tratta di prodotti complessi e rischiosi. E ancora di più quando il cliente è fragile.
In questo caso, infatti, la risparmiatrice aveva investito dopo un grave incidente che le aveva causato disabilità.
Una condizione che, secondo i giudici, avrebbe richiesto ancora maggiore attenzione e tutela.


Una sentenza che pesa oltre il caso singolo

Quella che potrebbe sembrare una vicenda individuale diventa, in realtà, un precedente pesante.
Perché ribadisce un principio che nella vicenda Popolare di Bari torna continuamente: la responsabilità della banca nel collocamento dei propri prodotti.
Non si tratta solo di errori di mercato. Si tratta di asimmetria informativa, di fiducia mal riposta, di una relazione che si è spezzata.
E questo riporta inevitabilmente al quadro più ampio: i 70mila risparmiatori coinvolti nel crac.

Non tutti avranno la stessa strada giudiziaria, non tutti avranno lo stesso esito. Ma ogni sentenza di questo tipo rafforza un messaggio: quella crisi non è stata solo un evento finanziario, ma anche una crisi di correttezza nei rapporti con i clienti.


Intanto BdM cambia pelle

E mentre la giustizia guarda indietro, il mercato guarda avanti. Come ricostruisce Emanuele Imperiali, la banca oggi è tutta un’altra cosa rispetto a quella del 2019.
Il percorso di risanamento è stato lungo, complesso e soprattutto pubblico: commissariamento, intervento del Fondo Interbancario, ingresso di Mediocredito Centrale, pulizia dei crediti deteriorati e rilancio sotto la guida di Cristiano Carrus (nella foto).

Oggi BdM è tornata in utile, ha migliorato la qualità degli attivi e ha ricostruito un ruolo nel territorio.
Una banca che, nelle parole di Imperiali, ha recuperato una funzione che nel Sud mancava da tempo: quella di strumento di politica industriale e di supporto alle PMI. E proprio per questo è diventata appetibile.


La corsa a tre (e oltre): il futuro è già iniziato

Il quadro dei pretendenti – come ricordato dall’editoriale del Corriere del Mezzogiorno – vede in campo: Credem, Crédit Agricole e Iccrea con Popolare di Puglia e Basilicata.

Tre profili diversi, tre idee di banca diverse.
Credem rappresenta l’approccio più “industriale” e lineare.
Agricole porta con sé la dimensione internazionale.
Iccrea, invece, incarna la continuità territoriale, quella più coerente con la storia della banca.

E qui emerge un tema che va oltre il mercato. Perché BdM non è una banca qualsiasi.
È una banca salvata con risorse pubbliche, costruita su un equilibrio delicato tra efficienza e funzione sociale. E questo rende la scelta finale inevitabilmente anche politica.


Due tempi, una sola partita

Se mettiamo insieme tutto, il quadro è chiaro. Da una parte: le sentenze che riconoscono responsabilità e danni. Dall’altra: una banca risanata che torna sul mercato.

Due tempi diversi, ma la stessa partita. Perché la credibilità futura di BdM passa anche dalla capacità di chiudere davvero i conti con il passato. Non solo nei bilanci. Ma nei rapporti con i clienti, con i territori, con chi ha pagato il prezzo più alto.


La domanda che resta

Alla fine, la questione è una sola. Si può costruire il futuro di BdM senza aver risolto fino in fondo il tema dei risparmiatori?

La sentenza dei 300mila euro dice che qualcosa si muove. Ma dice anche che il percorso non è finito.

E mentre il risiko bancario accelera, quella domanda resta lì. Scomoda. Ma inevitabile.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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