
Il Governo fa un altro passo indietro, almeno a parole. Gli azionisti, invece, stanno per essere costretti a fare un passo avanti.
Dopo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni prova a mettere un punto alla discussione sul ruolo dell’esecutivo nella partita Mps: «È una questione che riguarda il mercato, il governo attualmente non ha un ruolo». E aggiunge una frase destinata a essere ricordata: quando l’attuale Governo si insediò, Mps «era un problema», mentre oggi è «oggettivamente un gioiello», tanto da essere diventata oggetto di molte attenzioni.
Dunque decide il mercato. Benissimo. Ma chi è, concretamente, questo mercato?
Perché dietro questa parola apparentemente neutrale ci sono azionisti con nomi, percentuali e interessi molto precisi. E uno di questi pesa più degli altri: Delfin, con il 17,5% di Mps. Nel frattempo, però, emerge un altro problema. Mentre fuori da Rocca Salimbeni si combatte tra il progetto Intesa e quello di Luigi Lovaglio, dentro il consiglio di amministrazione del Monte le tensioni sembrano tutt’altro che risolte.
Ed è forse questa la vera novità della giornata.
Meloni: Mps era un problema, oggi è un gioiello
La premier sceglie una linea molto simile a quella indicata da Giorgetti pochi giorni fa. Il Governo non interferisce. Il futuro di Mps sarà deciso dal mercato. La posizione è formalmente chiara e arriva subito dopo il voto dell’assemblea di Intesa Sanpaolo, che ha approvato con il 97% dei voti l’aumento di capitale necessario all’Opas da 30,6 miliardi sul Monte.
Ma c’è un particolare che continua a rendere singolare questa dichiarazione di neutralità. Lo Stato possiede ancora circa il 4,8% di Mps. Quindi il Governo può non voler indirizzare politicamente l’esito del risiko, ma il Tesoro rimane un azionista della banca. E le due cose non sono esattamente la stessa cosa.
Lo abbiamo già visto nei giorni scorsi con le dichiarazioni non perfettamente sovrapponibili di Giorgetti e del sottosegretario Federico Freni.

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Adesso Meloni rafforza la linea della neutralità. Vedremo come questa posizione si tradurrà quando arriveranno le decisioni che coinvolgeranno concretamente il pacchetto del Mef. O se sarà la solita dichiarazione di Meloni su un argomento che, forse, non conosce bene.
Eppure a Ferragosto Meloni temeva lo «spezzatino»
C’è poi un precedente che non può essere dimenticato. Come ricorda il Corriere della Sera, nella sua intervista di Ferragosto a Milano Finanza, Meloni aveva auspicato che Mps non finisse spezzettata. Era un riferimento evidente allo schema Intesa-Unipol-Bper, che prevede, in caso di successo dell’Opas, il trasferimento di oltre seicento sportelli Mps nell’orbita Unipol-Bper. Non è necessariamente una contraddizione: si può avere un’opinione sull’esito auspicabile di un’operazione e contemporaneamente sostenere che debba essere il mercato a decidere. Politicamente, però, la distinzione diventa sottile.Prima si esprime preoccupazione per lo spezzatino. Poi Giorgetti proclama la neutralità. Freni introduce il tema della valorizzazione della quota pubblica. Adesso Meloni dice che decide il mercato.
Forse al Governo servirebbe soprattutto spiegare una volta per tutte che cosa intende esattamente per “neutralità”.
Intesa arriva al voto con il 97%
Una cosa, invece, è chiarissima. Carlo Messina ha ricevuto dai propri azionisti un mandato fortissimo. Il 97% dei voti espressi dall’assemblea di Intesa ha autorizzato l’aumento di capitale al servizio dell’Opas su Mps. Non significa che l’offerta abbia già vinto, come abbiamo scritto in questi giorni.

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Significa però che gli azionisti di Intesa hanno promosso quasi plebiscitariamente il progetto. Adesso mancano i passaggi autorizzativi e l’approvazione del documento d’offerta. E sul mercato Intesa ha ricevuto anche due segnali positivi.
Goldman Sachs ha confermato il giudizio Buy e portato il target price da 7,50 a 7,80 euro. Morningstar DBRS ha invece alzato di un gradino, da A (low) ad A, con trend stabile, il rating senior preferred a lungo termine.
Il titolo ha risposto con un rialzo superiore al 2,5%. Naturalmente il miglioramento del rating deriva anche dalla nuova metodologia adottata da Morningstar DBRS e non dall’Opas Mps. È una distinzione importante.
Se decide il mercato, guardiamo a Delfin
Ed eccoci al punto centrale. Se davvero, come dice Meloni, deciderà il mercato, allora nelle prossime settimane dovremo guardare soprattutto al Lussemburgo.
Delfin possiede il 17,5% di Mps ed è il primo azionista del Monte. La holding della famiglia Del Vecchio si trova davanti a due strade radicalmente diverse. Può aderire all’Opas di Intesa, trasformando la propria partecipazione Mps in una quota significativa di Ca’ de Sass, oltre a incassare la componente cash dell’offerta. Oppure può sostenere Lovaglio e il suo progetto costruito attorno a Mediobanca, Banco BPM e Banca Generali.
In questo secondo scenario c’è anche Generali. Se una delle due Ops di Mps andasse a buon fine e venisse realizzata la distribuzione straordinaria prevista dal progetto, Delfin potrebbe rafforzare sensibilmente la propria posizione nel Leone, arrivando secondo le stime riportate da Milano Finanza intorno al 10%.
Non è esattamente una scelta marginale.
Delfin prende la calcolatrice
Delfin ha affidato a Lazard l’analisi delle alternative. Ed è probabilmente la cosa più razionale che potesse fare. Da una parte c’è la possibilità di diventare uno dei maggiori azionisti privati della nuova Intesa.
Dall’altra quella di mantenere un ruolo determinante nel progetto Mps e rafforzarsi contemporaneamente in Generali.
Ma la decisione non riguarda soltanto i numeri. Milano Finanza ricorda la visione di Leonardo Del Vecchio: costruire grandi campioni finanziari italiani capaci di accompagnare le imprese sui mercati internazionali.
Quale delle due operazioni interpreta meglio quella visione? Il colosso europeo immaginato da Messina? Oppure il nuovo terzo polo finanziario costruito da Lovaglio? Non è una risposta scontata.
E la scelta non spetterà soltanto a Francesco Milleri, ma al consiglio di Delfin, in un momento nel quale la holding sta attraversando anche una delicata fase interna nei rapporti fra gli eredi Del Vecchio.
Ma mentre Delfin decide, il cda Mps torna a litigare
E qui arriva il retroscena de La Stampa.


Secondo Rosario Dimito (nella fotoa sx), quattro consiglieri espressione della minoranza avrebbero scritto il 31 agosto al presidente di MPS Cesare Bisoni (nella foto a dx) manifestando nuovamente il proprio malcontento sulla governance. Mps, interpellata dal quotidiano, non ha commentato.
La contestazione riguarderebbe anche il documento sulle parti correlate pubblicato il 28 agosto e ritenuto carente dai consiglieri.
È quindi opportuno usare il condizionale, perché parliamo di una ricostruzione giornalistica e non di una comunicazione ufficiale della banca. Ma, se confermata, la notizia sarebbe significativa.
Perché quella mail sarebbe successiva al consiglio del 20 agosto che approvò le due Ops su Banco BPM e Banca Generali con quattro astensioni, e precedente alla ricostituzione del board a quindici componenti con Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro.
Il 24 settembre potrebbe diventare un’altra data da segnare
Il prossimo consiglio sarebbe previsto per il 24 settembre. E sarà il primo con il board nuovamente al completo. La questione non è soltanto numerica. Con le ultime cooptazioni il cda è tornato a quindici componenti: otto provenienti dalla lista di maggioranza e sette da quella di minoranza.
Ma, come abbiamo già sottolineato, lista di provenienza non significa voto automatico. Lo abbiamo visto con Corrado Passera e potremmo rivederlo ancora. Il vero problema è capire se il consiglio sia semplicemente attraversato da una fisiologica dialettica oppure se esista una frattura profonda sulla strategia e sul metodo seguito da Lovaglio. Perché il 29 ottobre Mps dovrà chiedere ai propri azionisti di approvare operazioni straordinarie enormi.
E sarebbe quantomeno curioso presentarsi davanti al mercato chiedendo un mandato fortissimo mentre il proprio consiglio continua a interrogarsi sulla governance e sul processo decisionale.

Corriere della Sera, Andrea Rinaldi, 12 settembre 2026 – Meloni: «Montepaschi, decide il mercato». Sale il rating di Intesa.
Milano Finanza, Andrea Deugeni, 12 settembre 2026 – Delfin ago della bilancia. Cosa farà?
Il Sole 24 Ore, Luca Davi, 12 settembre 2026 – Meloni: «Su Mps decide il mercato». Intesa Sanpaolo promossa da Dbrs.
La Stampa, Rosario Dimito, 12 settembre 2026 – Mps, lettera della minoranza a Bisoni. Nel mirino ci sono le parti correlate.
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