
Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera, Marcello Astorri su Il Giornale e La Stampa tornano oggi sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi, e rispetto ai nostri ultimi aggiornamenti c’è un dato nuovo che merita attenzione: mentre in Italia la partita continua a essere accompagnata dall’istruttoria Antitrust e dall’attesa per Bce, Golden Power e Consob, all’estero il percorso autorizzativo sta procedendo molto rapidamente.
Intesa ha infatti già ottenuto oltre il 75% dei via libera relativi a circa 46 autorizzazioni richieste in una trentina di Paesi nei quali operano società riconducibili ai perimetri Mps, Mediobanca e Generali, con approvazioni che, secondo quanto riportato dalla stampa, sono arrivate finora senza prescrizioni; anche la Commissione europea e le autorità straniere competenti sui profili concorrenziali e sugli investimenti hanno dato disco verde nei procedimenti già conclusi.
Insomma, se qualche settimana fa avevamo descritto l’operazione come un treno appena partito dalla stazione, oggi possiamo dire che fuori dall’Italia parecchie stazioni sono già state superate, mentre quelle veramente difficili sono ancora davanti.
Quarantasei autorizzazioni, tre quarti già in tasca
Il numero dà immediatamente la misura della complessità dell’operazione, perché acquistare Mps non significa acquisire soltanto una banca italiana, ma entrare indirettamente nel perimetro di Mediobanca e nella sua partecipazione in Generali, con società e attività presenti in numerose giurisdizioni e quindi con una lunga serie di autorizzazioni da ottenere.
Il dato più interessante non è però soltanto quel 75%, quanto il fatto che i nullaosta esteri finora ottenuti siano arrivati senza condizioni, mentre il completamento dell’iter internazionale è atteso prima della decisione della Bce, prevista secondo le indiscrezioni riportate oggi tra metà e fine ottobre.
In Italia una casella importante era stata già spuntata il 15 settembre, quando l’Ivass aveva autorizzato preventivamente l’acquisizione indiretta delle partecipazioni qualificate in Generali, Axa Mps Assicurazioni Vita e Axa Mps Assicurazioni Danni, un provvedimento ufficiale che avevamo commentato su queste pagine (vedi post Intesa-Mps, l’Antitrust apre l’istruttoria: adesso gli ostacoli diventano concreti 16 settembre).
Restano invece aperti i passaggi più delicati, a cominciare dall’Antitrust, che ha formalmente avviato l’istruttoria per verificare gli effetti dell’operazione sui numerosi mercati bancari e assicurativi interessati dalla concentrazione.
Intesa parla poco e intanto raccoglie autorizzazioni
Il Giornale utilizza un’espressione che fotografa piuttosto bene la strategia di queste settimane, scrivendo che Intesa sta lavorando «a fari spenti», perché dopo la grande esposizione mediatica che aveva accompagnato il lancio dell’Opas e l’assemblea del 10 settembre, Ca’ de Sass sembra aver abbassato sensibilmente il volume della comunicazione.
Carlo Messina non ha bisogno, almeno per il momento, di aggiungere molto altro: ha ottenuto il voto quasi unanime della propria assemblea, ha incassato il primo via libera dell’Ivass e adesso sta completando rapidamente la raccolta delle autorizzazioni internazionali.
Il calendario, se non interverranno sorprese, comincia quindi a delinearsi con maggiore precisione, anche se le diverse ricostruzioni giornalistiche non coincidono perfettamente sulla data di avvio dell’offerta: prima dovranno arrivare le autorizzazioni indispensabili e poi toccherà alla Consob consentire la partenza del periodo di adesione.
Quello che appare ormai chiaro è che il percorso autorizzativo di Intesa e il percorso assembleare di Mps stanno correndo contemporaneamente, ed è proprio l’incrocio tra questi due calendari a rendere il mese di ottobre decisivo.
Perché il 29 ottobre diventa ancora più importante
Il giorno da cerchiare continua infatti a essere 29 ottobre, quando gli azionisti di Monte dei Paschi saranno chiamati a pronunciarsi sulle operazioni con Banco Bpm e Banca Generali e sulle altre delibere collegate alla strategia predisposta da Luigi Lovaglio (vedi post Bisoni (Presidente MPS) difende il progetto Lovaglio. Ma il 29 ottobre comincia la vera caccia ai voti 26 settembre).
Siena alza ancora la voce
Nel frattempo il territorio senese non rimane a guardare, perché Comune di Siena, Provincia e Regione Toscana hanno scritto alla Commissione europea chiedendo un approfondimento degli effetti dell’operazione sulla concorrenza, sull’accesso al credito, sulla pluralità dell’offerta bancaria e assicurativa e sulla capacità del sistema creditizio di continuare a sostenere famiglie e imprese.
La posizione espressa dagli enti locali, per come viene riportata oggi dalla stampa, non viene presentata come una richiesta di bloccare politicamente l’operazione, ma come la richiesta che le conseguenze della concentrazione vengano valutate anche oltre i numeri complessivi del nuovo gruppo.
Ed è un passaggio che trovo interessante perché ci riporta esattamente alla domanda che abbiamo posto fin dall’inizio: che cosa significa concretamente “preservare Siena”?
Messina ha promesso di mantenere il marchio, la sede e di valorizzare professionalità e capacità distintive del Monte, ma alla fine la verifica non potrà fermarsi all’insegna sopra Rocca Salimbeni, perché conteranno le funzioni che rimarranno in città, i centri decisionali, l’occupazione, le competenze e il rapporto della banca con il tessuto economico toscano.
Il mercato e l’ipotesi del rilancio
Il Giornale introduce anche un altro elemento, sostenendo che una parte del mercato stia scommettendo sulla possibilità che Intesa possa migliorare la propria offerta, perché l’andamento delle quotazioni ha progressivamente eroso il premio iniziale del 12,5% incorporato nell’Opas.
Qui però userei molta prudenza: Intesa non ha annunciato alcun rilancio e quindi, fino a quando non ci sarà una comunicazione ufficiale, siamo davanti a un’aspettativa di mercato e non a una decisione di Ca’ de Sass.
Resta il fatto che le quotazioni possono modificare continuamente la convenienza relativa delle operazioni in campo e che il progetto originario di Intesa prevedeva un rapporto di concambio di 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti per ogni azione Mps, con una valorizzazione iniziale complessiva di circa 30,6 miliardi e un premio del 12,5% calcolato sui prezzi precedenti all’annuncio.
Ed è proprio per questo che da qui all’effettivo periodo di adesione la Borsa continuerà inevitabilmente a essere un altro giocatore della partita.

Se mettiamo in fila tutto quello che è successo nelle ultime tre settimane, la sensazione è che Intesa stia facendo esattamente ciò che aveva annunciato di voler fare: procedere senza farsi distrarre troppo dalle contromosse di Mps, e il fatto di avere già raccolto oltre il 75% delle autorizzazioni estere dimostra che la macchina regolamentare si è messa in movimento molto rapidamente.
Non significa che la partita sia chiusa, perché sarebbe assurdo dirlo proprio mentre rimangono aperti alcuni dei passaggi più importanti, a cominciare dalla Bce e soprattutto dall’Antitrust italiano, che dovrà decidere quali rimedi imporre sulle sovrapposizioni bancarie, sul risparmio gestito e sui rapporti con Generali; significa però che, almeno fino a questo momento, non sono comparsi all’estero ostacoli capaci di rallentare seriamente l’operazione.
E qui emerge una situazione quasi paradossale: mentre Intesa raccoglie autorizzazioni in una trentina di Paesi, il punto nel quale la partita sembra destinata a diventare davvero complicata rimane proprio l’Italia e, più precisamente, quel triangolo formato da Roma, Milano e Siena.
Roma perché devono ancora pronunciarsi alcune delle autorità decisive, Milano perché da lì parte l’offerta di Messina e Siena perché il 29 ottobre gli azionisti del Monte dovranno decidere se dare forza alla strategia alternativa di Lovaglio.
Due settimane fa il treno di Messina aveva appena lasciato la stazione e davanti aveva una lunga serie di semafori; oggi sappiamo che tre quarti di quelli all’estero sono già diventati verdi.
Ma la stazione decisiva, almeno politicamente e industrialmente, continua ad avere una data scritta sul tabellone: 29 ottobre, Siena. E lì non servirà un timbro. Serviranno i voti.

Corriere della Sera, Andrea Rinaldi, “Intesa, su Mps già raccolto il 75% dei via libera dall’estero”, 30 settembre 2026;
Il Giornale, Marcello Astorri, “Intesa stringe sull’offerta Mps. Il piano Unicredit per Commerz”, 30 settembre 2026;
La Stampa, “Mps, la Toscana scrive all’Ue. Sprint di Intesa per l’ok all’estero”, 30 settembre 2026.
A integrazione, comunicazioni ufficiali Intesa Sanpaolo e Ivass e documentazione AGCM sull’istruttoria.
📢 Vuoi rimanere sempre aggiornato?
Seguimi sui miei canali WhatsApp e Telegram per ricevere in tempo reale i nuovi post del blog, gli approfondimenti sul mondo bancario, assicurativo, sindacale, tecnologico, le recensioni di libri e tanto altro.