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CCNL bancari, i numeri degli utili e il vero nodo della trattativa

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Utili bancari e costo del lavoro: il confronto che rafforza le richieste sindacali

Nell’articolo di ieri, vedi post (CCNL bancari, l’ABI parla del futuro ma non risponde sul contratto. E i sindacati perdono la pazienza) avevamo già illustrato la posizione dei sindacati. Oggi analizziamo solo alcuni passaggi

Un elemento interessante emerge dai dati richiamati da Lando Maria Sileoni e ripresi sia da Giorgio Migliore su MF-Milano Finanza sia dal Sole 24 Ore, perché consentono di valutare le richieste economiche della piattaforma sindacale attraverso il confronto con l’andamento dei risultati del sistema bancario.
Tra il 2022 e il 2025, secondo i dati della Banca d’Italia citati dal segretario generale della FABI, i ricavi delle banche sono passati da 88 a 110 miliardi di euro, il margine di interesse da 45 a 60 miliardi e gli utili netti da 22 a 38 miliardi, registrando quindi una crescita degli utili di circa il 73%, mentre nello stesso periodo il costo del lavoro è aumentato da 29 a 31 miliardi, con un incremento inferiore al 7%.
Il confronto è significativo soprattutto perché comprende anche gli effetti economici del precedente rinnovo contrattuale, quello che aveva riconosciuto un aumento di 435 euro mensili a regime, dimostrando che l’incremento delle retribuzioni non ha impedito al sistema bancario di conseguire risultati particolarmente elevati.
Naturalmente questi dati aggregati non significano che tutte le banche presentino identiche condizioni economiche, né costituiscono da soli una dimostrazione della sostenibilità di qualsiasi richiesta salariale, ma rappresentano certamente un elemento importante nella valutazione della capacità del settore di sostenere il nuovo rinnovo.
Sileoni ha inoltre ricordato che le banche distribuiscono agli azionisti una quota degli utili compresa, secondo le sue dichiarazioni, tra il 75% e l’80%, mentre la richiesta economica sindacale combina il recupero dell’inflazione con una componente collegata alla produttività, quantificata nell’1% annuo.
Il punto, quindi, non riguarda la legittimità della remunerazione del capitale, che nessuno mette in discussione, ma l’equilibrio nella distribuzione della ricchezza prodotta tra azionisti e lavoratori, soprattutto in un settore nel quale i risultati economici continuano a essere particolarmente favorevoli.

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Contratto nazionale o contrattazione aziendale? La scelta che potrebbe pesare più dei 518 euro

Il secondo elemento che merita attenzione riguarda la distinzione tra le materie da disciplinare attraverso il contratto nazionale e quelle da affidare alla contrattazione dei singoli gruppi bancari, una questione richiamata con particolare insistenza da Sileoni e che potrebbe diventare uno dei passaggi più delicati del negoziato.
Non si tratta soltanto di stabilire chi debba negoziare determinati istituti contrattuali, ma di decidere quale ruolo dovrà svolgere il CCNL in un sistema bancario caratterizzato da fusioni, aggregazioni, trasformazioni tecnologiche e differenze dimensionali sempre più marcate tra gli istituti.
Un contratto nazionale forte e inclusivo può garantire un quadro comune di diritti e tutele a tutti i lavoratori del settore, indipendentemente dalle dimensioni della banca nella quale operano, mentre un eccessivo trasferimento di materie alla contrattazione aziendale potrebbe accentuare le differenze tra i grandi gruppi e le realtà di minori dimensioni.
Naturalmente la contrattazione di secondo livello conserva un ruolo fondamentale, perché consente di valorizzare le specificità aziendali e redistribuire parte dei risultati economici, ma dovrebbe integrare le garanzie nazionali, non sostituirle progressivamente.
La vera questione è quindi capire se il nuovo CCNL sarà uno strumento capace di governare le trasformazioni dell’intero settore oppure se una parte crescente delle decisioni verrà demandata alle singole aziende.
Ed è una scelta che potrebbe avere conseguenze molto più durature dello stesso aumento economico, perché riguarda il futuro della rappresentanza sindacale e la capacità di garantire tutele omogenee in un sistema bancario sempre più concentrato.

Novembre sarà il mese delle risposte?

Infine, un dato concreto riguarda il calendario, perché il confronto proseguirà lunedì 9 e giovedì 19 novembre, due appuntamenti nei quali le organizzazioni sindacali si attendono che ABI abbandoni le dichiarazioni generali per entrare finalmente nel merito delle richieste.
La posizione della UILCA, ribadita da Fulvio Furlan e ripresa dal Diario del Lavoro e da Libero Quotidiano, è che il contratto debba rappresentare un riferimento certo per tutte le lavoratrici e i lavoratori del credito, con particolare attenzione alla tutela occupazionale, alla formazione, alla riduzione dell’orario e alla conciliazione tra vita privata e lavoro.
Il calendario di novembre sarà quindi importante non tanto per il semplice numero degli incontri programmati, quanto per verificare se ABI presenterà finalmente risposte concrete sulla parte economica e su quella normativa.
Del resto, come abbiamo già osservato, il problema non è soltanto quanto tempo richiederà il rinnovo, ma quale contratto uscirà dalla trattativa e quali strumenti offrirà ai lavoratori per affrontare i cambiamenti dei prossimi anni.
E proprio per questo sarà fondamentale capire se, dopo le analisi e le dichiarazioni di principio, le parti riusciranno finalmente a entrare nella fase delle decisioni.


Giorgio Migliore, MF-Milano Finanza, 27 ottobre 2026;
Il Sole 24 Ore online, 26 ottobre 2026;
Libero Quotidiano, 27 ottobre 2026;
Il Diario del Lavoro, 26 ottobre 2026.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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