
Ieri, commentando le operazioni con le quali UniCredit sta preparando il terreno per l’acquisizione di Commerzbank, avevamo segnalato anche una notizia che meritava un approfondimento: il rafforzamento della partecipazione di BlackRock nel capitale della banca guidata da Andrea Orcel, salita a circa l’8,9% (vedi post UniCredit prepara la Germania del dopo-Commerzbank: un miliardo di mutui sotto esame e BlackRock sale all’8,9%).


Oggi, grazie agli articoli di Luca Carrello (nella foto) su MF-Milano Finanza e di Sara Tirrito (nella foto) su La Stampa, scopriamo che il movimento è molto più ampio e riguarda non soltanto UniCredit, ma una parte significativa delle principali società quotate italiane, a cominciare da Intesa Sanpaolo, dove il colosso americano del risparmio gestito è arrivato al 7,3%.

La notizia è importante perché BlackRock, guidata da Larry Fink (nella foto) e forte di un patrimonio gestito che MF quantifica in circa 15.500 miliardi di dollari, rappresenta uno degli investitori istituzionali più influenti del mondo e, attraverso i fondi comuni, gli ETF e gli altri strumenti finanziari amministrati per conto dei clienti, è presente nell’azionariato di moltissime società internazionali. La sua crescente esposizione verso alcune grandi aziende italiane arriva inoltre in un momento nel quale il sistema bancario nazionale sta attraversando una trasformazione senza precedenti, mentre il settore energetico e quello delle infrastrutture sono interessati da investimenti legati alla transizione energetica, all’elettrificazione e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Prima di interpretare questi movimenti come una grande scommessa sull’Italia, tuttavia, occorre chiarire un aspetto che considero fondamentale: non tutte le variazioni delle partecipazioni comunicate alla Consob corrispondono necessariamente ad acquisti effettuati negli ultimi giorni, perché alcune notifiche sono state trasmesse volontariamente su richiesta dell’Autorità per aggiornare precedenti comunicazioni alle nuove regole, mentre altre derivano dal superamento delle soglie previste dalla normativa.
Questo significa che i numeri raccontano con precisione la presenza dichiarata di BlackRock nel capitale delle società italiane, ma non consentono sempre di stabilire quando siano state costruite le singole posizioni e, soprattutto, quali decisioni di investimento le abbiano determinate.
UniCredit e Intesa: BlackRock è il grande azionista di entrambe
I dati più significativi riguardano naturalmente le due maggiori banche italiane, entrambe impegnate in operazioni destinate a ridisegnare il sistema creditizio europeo.
In UniCredit, secondo le comunicazioni riportate da La Stampa, BlackRock è arrivata all’8,92% dei diritti di voto complessivamente dichiarati, rispetto al 5,60% della precedente segnalazione, con un incremento di 3,32 punti percentuali. La componente rappresentata direttamente da azioni ammonta a 129.690.618 titoli, equivalenti all’8,60%, mentre il restante 0,32% deriva da strumenti finanziari.
In Intesa Sanpaolo la partecipazione complessiva è salita dal 5,10% al 7,30%, attraverso 1.162.358.774 azioni, pari al 6,71%, e ulteriori strumenti finanziari che rappresentano lo 0,59%.
Secondo le valutazioni pubblicate da MF, le due partecipazioni avrebbero un valore complessivo vicino ai 18 miliardi di euro, con circa 10 miliardi riferibili a UniCredit e 7,6 miliardi a Intesa Sanpaolo, facendo di BlackRock il principale azionista dichiarato di entrambi gli istituti.
Le partecipazioni complessive dichiarate da BlackRock

Per MPS è riportata la posizione comprensiva dello 0,302% di partecipazioni potenziali; la quota in azioni è pari al 4,66%.
Questa doppia presenza è particolarmente interessante perché UniCredit e Intesa Sanpaolo stanno perseguendo strategie differenti, pur condividendo l’obiettivo di aumentare dimensioni, redditività e capacità competitiva.
Andrea Orcel ha concentrato una parte rilevante della propria strategia sull’espansione europea, con l’acquisizione di Commerzbank ormai vicina al completamento dopo il via libera della BCE, mentre Intesa Sanpaolo è impegnata nell’offerta su Monte dei Paschi di Siena, dalla quale potrebbe nascere un gruppo ancora più forte sul mercato italiano e con un peso crescente anche nel settore assicurativo attraverso le partecipazioni riconducibili a Mediobanca e Generali.
BlackRock, dunque, si trova contemporaneamente nell’azionariato dei due principali protagonisti del consolidamento bancario, ma sarebbe una forzatura sostenere che il gestore americano abbia scelto di sostenere una strategia contro l’altra, perché una parte rilevante delle sue partecipazioni può derivare dalla gestione passiva e dalla composizione degli indici azionari replicati dai fondi.
Resta comunque un dato evidente: chi investe attraverso BlackRock è oggi esposto in misura significativa ai risultati delle grandi operazioni bancarie italiane, e questo rende ancora più importante seguire l’evoluzione del risiko anche dal punto di vista dei grandi investitori istituzionali.
Non soltanto le due grandi banche: BlackRock è presente in tutto il risiko
La fotografia diventa ancora più interessante quando allarghiamo lo sguardo agli altri istituti.
BlackRock detiene una partecipazione del 4,66% in Monte dei Paschi di Siena, che sale a circa il 4,97% considerando anche le partecipazioni potenziali e le altre posizioni lunghe dichiarate. È una presenza rilevante proprio alla vigilia dell’assemblea del 29 ottobre, nella quale gli azionisti saranno chiamati a pronunciarsi sulle iniziative strategiche proposte dal management senese, in un contesto segnato dall’offerta di Intesa Sanpaolo e dalle posizioni assunte dai principali soci di MPS.
Anche Banco BPM vede BlackRock tra i propri investitori importanti, con una quota complessiva del 5,14%, mentre in BPER la partecipazione indicata da MF è del 4,78%.
Il dato di Banco BPM merita una precisazione, perché dimostra quanto sia necessario leggere con attenzione le comunicazioni sulle partecipazioni rilevanti: la quota complessiva di BlackRock è infatti diminuita dal 5,61% al 5,14%, ma la componente rappresentata da azioni è contemporaneamente aumentata dal 4,61% al 5,06%, mentre gli strumenti finanziari sono scesi dall’1% allo 0,08%.
Non si può quindi parlare semplicemente di un rafforzamento o di un disimpegno, perché è cambiata soprattutto la composizione della partecipazione.
È un esempio concreto di come i grandi investitori possano modificare la propria esposizione attraverso strumenti differenti e di quanto sia rischioso attribuire automaticamente a ogni variazione un significato strategico.
Per quanto riguarda BPER, la presenza di BlackRock si inserisce in un momento altrettanto delicato, perché il gruppo modenese, attraverso il ruolo della controllante Unipol, potrebbe essere coinvolto nella redistribuzione delle filiali MPS prevista nell’ambito dell’operazione promossa da Intesa Sanpaolo.
Sommando queste partecipazioni emerge una considerazione che ritengo particolarmente significativa: BlackRock è presente contemporaneamente nel capitale di quasi tutti i protagonisti del risiko bancario italiano, sia tra gli istituti che promuovono le aggregazioni sia tra quelli che potrebbero esserne coinvolti direttamente o indirettamente.
Naturalmente non significa che il gestore americano decida le strategie delle banche, né che le diverse partecipazioni siano amministrate come un unico pacchetto di controllo, ma dimostra quanto sia diventata importante la presenza dei grandi investitori internazionali negli assetti proprietari del nostro sistema finanziario.
Energia, infrastrutture e intelligenza artificiale: la scommessa va oltre le banche
La presenza di BlackRock non si limita al credito e al risparmio gestito, perché le comunicazioni Consob evidenziano un rafforzamento anche in alcune delle maggiori società industriali ed energetiche italiane.
Le altre grandi partecipazioni
| Società | Precedente | Dichiarata |
| Prysmian | 5,90% | 7,46% |
| Enel | 5,24% | 6,96% |
| Snam | 5,46% | 6,82% |
| Poste Italiane | 4,52% | 5,12% |
Fonte: La Stampa, 21 ottobre 2026. Percentuali complessive dichiarate, comprensive degli strumenti finanziari.
In Prysmian, uno dei principali produttori mondiali di cavi e sistemi per l’energia e le telecomunicazioni, BlackRock è salita al 7,46% dal precedente 5,90%, una partecipazione che assume particolare interesse alla luce della crescente domanda di infrastrutture elettriche e digitali necessarie allo sviluppo dei data center e delle applicazioni di intelligenza artificiale.
La crescita dei consumi energetici collegati all’IA, infatti, non riguarda soltanto le aziende tecnologiche che producono semiconduttori, software o sistemi di calcolo, ma coinvolge anche le imprese che realizzano le infrastrutture fisiche indispensabili per alimentare e collegare i nuovi centri di elaborazione dati.
Per questo Prysmian rappresenta un caso particolarmente interessante: una società industriale tradizionale che può beneficiare indirettamente della trasformazione tecnologica mondiale.
In Enel la partecipazione complessiva è salita al 6,96%, rispetto al precedente 5,24%, mentre in Snam è passata dal 5,46% al 6,82%. Si tratta di due società centrali per il sistema energetico italiano, impegnate rispettivamente nella produzione e distribuzione di energia elettrica e nelle infrastrutture del gas, e che possono rappresentare per gli investitori internazionali un’esposizione a settori caratterizzati da investimenti infrastrutturali di lungo periodo e da politiche di remunerazione degli azionisti.
Anche Poste Italiane compare tra le società nelle quali BlackRock ha superato la soglia del 5%, arrivando al 5,12% complessivo, con una componente azionaria del 4,60% e strumenti finanziari pari allo 0,52%. In questo caso, però, La Stampa ricorda che il dato deve essere letto tenendo conto dell’ampliamento del capitale annunciato dalla società il 2 ottobre, che ha modificato il numero complessivo dei diritti di voto utilizzati per il calcolo della partecipazione.
A completare il quadro, MF segnala ulteriori presenze di BlackRock in Fineco, con il 9,2%, Eni, con il 4,64%, e Ferrari, con il 3,8%, confermando una diffusione che interessa settori molto diversi dell’economia italiana.
Non siamo quindi davanti a un investimento concentrato esclusivamente sulle banche, ma a una presenza trasversale che riguarda credito, energia, infrastrutture, industria, tecnologia e servizi finanziari.

La notizia di oggi mi ha davvero colpito e, per certi versi, modifica il quadro che avevo cominciato a delineare ieri, quando avevo segnalato il rafforzamento di BlackRock in UniCredit come uno degli elementi da osservare mentre Andrea Orcel prepara il completamento della scalata a Commerzbank.
Oggi scopro, grazie ai due articoli, che la presenza del colosso americano è molto più estesa e che le sue partecipazioni riguardano praticamente tutti i principali protagonisti del risiko bancario italiano, oltre ad alcune delle maggiori aziende energetiche e industriali del Paese.
La prima considerazione che mi viene da fare riguarda proprio il titolo di questa vicenda, perché parlare di un ritorno di BlackRock in Italia è certamente efficace dal punto di vista giornalistico, ma rischia di essere fuorviante se lascia intendere che il gruppo americano fosse scomparso dal nostro mercato e abbia improvvisamente deciso di tornarvi.
BlackRock, infatti, non se n’era mai andata e da molti anni rappresenta uno dei principali investitori istituzionali presenti nelle società quotate italiane. Quello che emerge dalle comunicazioni di ottobre è piuttosto un aggiornamento e, in diversi casi, un rafforzamento della sua presenza, anche se non sempre possiamo stabilire con precisione quanto dipenda da nuovi acquisti, quanto dalla gestione dei fondi indicizzati e quanto da modifiche nelle modalità di segnalazione delle partecipazioni.
La seconda considerazione riguarda il potere che i grandi gestori internazionali hanno progressivamente acquisito nelle società quotate.
Quando un soggetto come BlackRock detiene quasi il 9% di UniCredit e oltre il 7% di Intesa Sanpaolo, oltre a partecipazioni significative in MPS, Banco BPM, BPER e Fineco, diventa inevitabile interrogarsi sul ruolo che questi investitori possono esercitare nelle assemblee, nelle decisioni sulla governance e nelle grandi operazioni societarie.
I grandi gestori esercitano diritti di voto per conto dei patrimoni amministrati, adottano politiche di governance e possono esprimere orientamenti su remunerazioni, composizione dei consigli, sostenibilità delle strategie e operazioni straordinarie. È un potere diverso da quello di un azionista industriale tradizionale, ma non per questo irrilevante, anche se va ricordato che le partecipazioni possono essere distribuite tra fondi e mandati differenti e che i diritti di voto non sono necessariamente esercitati in modo uniforme.
Ed è proprio qui che vedo un tema destinato a diventare sempre più importante anche per il nostro Paese: mentre le banche italiane si aggregano e diventano più grandi, una parte crescente del loro capitale è rappresentata da investitori istituzionali internazionali che operano su scala mondiale.
Non considero questo fenomeno necessariamente negativo, perché la presenza di investitori di lungo periodo può favorire la liquidità del mercato, la trasparenza e la disciplina nella gestione delle società, ma credo che dovrebbe indurci a riflettere sulla progressiva trasformazione degli assetti proprietari delle grandi imprese italiane.
Mi colpisce inoltre il fatto che BlackRock sia presente contemporaneamente nelle due principali banche italiane che oggi rappresentano, con strategie differenti, i motori del consolidamento europeo. Qualunque sia l’esito delle due operazioni, BlackRock continuerà ad avere una presenza importante in entrambi i gruppi, e questo dimostra quanto sia cambiato il modo nel quale i grandi investitori internazionali partecipano allo sviluppo del sistema finanziario.
C’è infine il capitolo energetico e tecnologico, che considero forse altrettanto significativo di quello bancario.
Le partecipazioni in Enel, Snam e Prysmian raccontano un interesse per attività che possono beneficiare dei grandi investimenti necessari alla trasformazione dell’economia, dall’elettrificazione alla digitalizzazione, fino alla costruzione delle infrastrutture indispensabili per l’intelligenza artificiale.
In questo caso, però, il tema non riguarda soltanto i dividendi o l’andamento delle quotazioni, ma anche la capacità dell’Italia di mantenere e sviluppare imprese strategiche in settori che saranno determinanti nei prossimi decenni.
La domanda che mi pongo, quindi, non è se BlackRock faccia bene o male a investire nelle nostre aziende, perché il suo compito è quello di gestire patrimoni nell’interesse dei clienti, ma se il nostro sistema economico e finanziario sia sufficientemente attrezzato per confrontarsi con investitori di queste dimensioni senza perdere una visione industriale di lungo periodo.
Una grande banca non dovrebbe essere valutata soltanto per la redditività del capitale e per la capacità di distribuire dividendi, così come un’azienda energetica non dovrebbe essere giudicata esclusivamente per il rendimento delle proprie azioni. Entrambe svolgono funzioni essenziali per lo sviluppo del Paese, per il finanziamento delle imprese, per l’occupazione e per la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Ed è proprio per questo che continuerò a seguire con attenzione l’evoluzione delle partecipazioni di BlackRock, non tanto per cercare dietro ogni movimento una strategia nascosta, quanto per comprendere meglio come stiano cambiando gli equilibri tra capitale internazionale, grandi imprese italiane e interessi dell’economia reale.
Perché, alla fine, il vero tema non è quanto BlackRock possieda dell’Italia, ma quanto l’Italia riesca a orientare il proprio sviluppo economico in un mercato finanziario sempre più globale.

MF-Milano Finanza, Luca Carrello, «BlackRock cavalca il risiko e rilancia sulle banche», 21 ottobre 2026.
La Stampa, Sara Tirrito, «BlackRock punta su risiko ed energia. Sale in UniCredit e Intesa», 21 ottobre 2026.
Ho fatto verificare ai programmi di AI le comunicazioni sulle partecipazioni rilevanti trasmesse alla Consob, come riportate dalle due testate.
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