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Banco BPM e MPS, il fronte alternativo a Intesa prende forma: Castagna e Lovaglio studiano le contromosse

Immagine creata da ChatGPT sulla base del testo

L’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su MPS continua a produrre effetti a catena sull’intero sistema bancario italiano. Mentre il mercato cerca di capire se l’operazione guidata da Carlo Messina sia destinata a chiudersi senza ostacoli oppure se emergeranno alternative credibili, gli occhi sono puntati soprattutto su Banco BPM e sul suo amministratore delegato Giuseppe Castagna (nella foto).


Secondo quanto riportato da Andrea Deugeni e Luca Gualtieri su Milano Finanza, Carlotta Scozzari su Repubblica e Giuliano Balestreri su La Stampa,


nei prossimi giorni i consigli di amministrazione di Banco BPM e MPS saranno chiamati a valutare il nuovo scenario creato dall’offerta di Intesa.

Il progetto Banco BPM-MPS non è stato archiviato

Prima dell’annuncio di Intesa Sanpaolo, Banco BPM aveva tentato una mossa a sorpresa proponendo una fusione con Monte dei Paschi. Un’iniziativa che molti osservatori hanno interpretato come un tentativo di costruire un terzo polo bancario nazionale capace di contrastare sia le mire di Intesa sia eventuali future offensive di altri gruppi.
L’operazione avrebbe una logica industriale ben precisa. Oltre alla complementarità territoriale tra le due banche, permetterebbe di consolidare il ruolo di Anima, la società di gestione del risparmio controllata da Banco BPM, che vede proprio MPS come uno dei suoi principali distributori.

Per questo motivo i contatti tra Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio non si sarebbero mai realmente interrotti. Le indiscrezioni parlano di incontri e confronti avvenuti nelle ultime settimane, segno che il dialogo resta aperto.

Il problema è la forza finanziaria di Intesa

La difficoltà principale per Banco BPM è però evidente: la dimensione economica dell’offerta di Intesa. L’operazione presentata da Ca’ de Sass vale circa 30,6 miliardi di euro e promette sinergie stimate in 2,9 miliardi. Numeri molto superiori a quelli ipotizzati nel progetto di integrazione tra Banco BPM e MPS.Per questo diversi analisti ritengono complicato che Piazza Meda possa presentare una vera controfferta senza il sostegno di un partner industriale o finanziario di peso.

Anche Deutsche Bank, citata da Milano Finanza, sottolinea come il principale ostacolo sia rappresentato dalla differenza di valore tra i due gruppi e dalla necessità di ottenere il supporto degli azionisti più importanti.

MPS è in passivity rule, ma può ancora dialogare

L’offerta di Intesa ha fatto scattare la cosiddetta passivity rule, che limita la possibilità per MPS di compiere operazioni straordinarie capaci di ostacolare l’Opas. Questo però non significa che il Monte debba restare immobile.
Il consiglio di amministrazione può continuare ad analizzare alternative, approfondire progetti industriali e valutare possibili scenari diversi da quello proposto da Intesa. Eventuali decisioni concrete dovrebbero però passare dall’assemblea straordinaria degli azionisti. È proprio su questo terreno che Banco BPM spera di mantenere aperta la partita.

Banco BPM rischia di diventare a sua volta una preda

Il paradosso di questa fase del risiko è che Banco BPM non è soltanto un possibile protagonista, ma anche un potenziale bersaglio.
Il primo azionista resta infatti Crédit Agricole con il 22,8% del capitale. Sul mercato continuano inoltre a circolare ipotesi di un possibile ritorno di Unicredit sul dossier Piazza Meda, soprattutto dopo che l’attenzione di Andrea Orcel si è concentrata negli ultimi mesi sull’operazione Commerzbank.

Secondo diversi osservatori, una fusione con MPS rappresenterebbe anche una mossa difensiva per Banco BPM, consentendole di aumentare le proprie dimensioni e ridurre il rischio di diventare oggetto di future operazioni ostili.

Le quattro strade davanti a Castagna

Guardando ai prossimi mesi, gli scenari sembrano essere quattro, vedi post Banco BPM tra Mps, Crédit Agricole e nuove aggregazioni: Castagna cerca il suo posto nel secondo tempo del risiko del 11 giugno.

Per ora nessuna strada appare esclusa.

Un risiko che è appena entrato nella seconda fase

Se nei giorni scorsi qualcuno aveva pensato che l’offerta di Intesa avesse già chiuso la partita, gli ultimi sviluppi suggeriscono prudenza.
MPS sta studiando la risposta ufficiale all’Opas. Banco BPM continua a tenere aperto il dialogo con Siena. Unicredit osserva. Crédit Agricole resta alla finestra.
Il grande risiko bancario italiano non sembra affatto concluso. Al contrario, potrebbe essere appena entrato nella sua fase più interessante.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)