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UniCredit, semestre record e partita Commerz: Orcel alza gli utili, congela Mps e tiene aperto il dossier Generali

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

UniCredit archivia il miglior primo semestre della sua storia e Andrea Orcel, ancora una volta, riesce a trasformare la presentazione dei conti in una fotografia molto più ampia della strategia del gruppo. I numeri sono solidi, le previsioni vengono riviste al rialzo e la remunerazione degli azionisti resta generosa. Ma l’attenzione del mercato, più che sui risultati già ottenuti, si concentra inevitabilmente sulle prossime mosse: il dialogo con Commerzbank, l’evoluzione della partecipazione in Generali e il ruolo che la banca intende giocare nel risiko italiano.

Sul Monte dei Paschi di Siena, però, Orcel è stato categorico: non esiste alcuna trattativa con Delfin per rilevare la quota detenuta nella banca senese. Su Generali, invece, il tono è stato molto più prudente e, proprio per questo, più interessante: per ora resta un investimento finanziario, ma lo scenario si sta muovendo e UniCredit prenderà le proprie decisioni in base a ciò che accadrà.

Un semestre da oltre sei miliardi

Secondo i dati riportati dal Corriere della Sera, UniCredit ha chiuso i primi sei mesi del 2026 con un utile netto di circa 6,3 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Altri quotidiani, utilizzando diverse grandezze contabili e rettifiche, indicano un risultato nell’ordine dei 6,1 miliardi, comunque sufficiente a segnare il miglior primo semestre della storia del gruppo.
Nel solo secondo trimestre l’utile netto si è attestato intorno ai 2,9 miliardi, che salirebbero a circa 3,1 miliardi escludendo alcune componenti straordinarie legate alla partecipazione in Commerzbank.
I ricavi continuano a crescere, sostenuti soprattutto dalle commissioni, dalla gestione assicurativa e dai dividendi incassati dalle partecipazioni. Il margine di interesse mostra invece una dinamica più contenuta, come era prevedibile in una fase di progressiva normalizzazione dei tassi.
Il rapporto tra costi e ricavi resta vicino al 34%, uno dei migliori livelli del settore europeo, mentre il coefficiente patrimoniale CET1 si mantiene intorno al 14,3%. Numeri che confermano come la trasformazione avviata da Orcel non abbia prodotto soltanto una crescita degli utili, ma anche un netto miglioramento dell’efficienza e della solidità del gruppo.

Obiettivi alzati ancora una volta

Forte dei risultati del semestre, UniCredit ha migliorato nuovamente le previsioni.

Per il 2026 la banca punta ora a un utile netto ben superiore agli 11 miliardi di euro, con un’indicazione vicina agli 11,5 miliardi prima dei costi di integrazione. Le ambizioni salgono ulteriormente negli anni successivi: oltre 13 miliardi nel 2028 e più di 15 miliardi nel 2030, ancora prima di considerare il consolidamento integrale di Commerzbank.
Anche la remunerazione degli azionisti cresce. L’acconto sul dividendo che sarà distribuito a novembre dovrebbe salire a circa 2,8 miliardi, contro i 2,1 miliardi dell’anno precedente.
Sul buyback, invece, resta aperta una questione importante. Il programma da 4,75 miliardi previsto per il 2025 è stato sospeso e potrebbe essere definitivamente cancellato qualora UniCredit procedesse al consolidamento di Commerzbank. Il capitale verrebbe così destinato all’operazione tedesca, che secondo la banca offrirebbe rendimenti più elevati rispetto al riacquisto delle azioni proprie.
Proprio questa eventualità potrebbe aver contribuito alla reazione negativa della Borsa. Nonostante i risultati superiori alle attese, il titolo UniCredit ha perso il 4,8%, chiudendo a 79,22 euro. Una parte del calo può essere attribuita alle prese di profitto dopo la forte corsa delle settimane precedenti, ma il mercato sembra aver manifestato anche qualche timore per l’impatto patrimoniale del consolidamento di Commerzbank e per la possibile rinuncia al buyback.

Commerzbank, adesso deve iniziare il dialogo vero

La partita più importante resta naturalmente quella tedesca. Dopo la conclusione dell’Ops, UniCredit ha costruito una partecipazione che le consente di controllare potenzialmente quasi la metà dei diritti di voto di Commerzbank. Ora, però, si apre una fase differente: non più la conquista finanziaria, ma il confronto industriale e politico.
Il Corriere della Sera riferisce che Orcel sarebbe pronto a incontrare la ceo di Commerzbank Bettina Orlopp dopo la pubblicazione dei conti dell’istituto tedesco, prevista per il 6 agosto. Anche Milano Finanza, Repubblica, Il Sole 24 Ore e La Stampa indicano un primo confronto tra i due manager nelle settimane immediatamente successive.

Dalla Germania il messaggio è stato abbastanza chiaro: ora il dialogo deve avvenire innanzitutto tra le due banche. Il governo tedesco, che continua a detenere il 12,7% di Commerzbank, resta critico sulle modalità con cui UniCredit ha costruito la propria posizione, ma sembra ormai disposto a confrontarsi sul futuro dell’istituto.
Orcel ha spiegato agli analisti di voler trovare una soluzione coerente con gli interessi di tutte le parti e si è persino detto disponibile a mantenere Berlino nel capitale della banca.
Una dichiarazione significativa, perché dimostra che il gruppo italiano non punta necessariamente a estromettere lo Stato tedesco. Al contrario, la sua permanenza potrebbe diventare una garanzia politica e industriale nella delicata fase di trasformazione.

«Abbiamo ottenuto il controllo senza concessioni»

Orcel arriva al tavolo negoziale da una posizione di forza. Durante la presentazione dei conti ha ricordato che UniCredit ha raggiunto il controllo potenziale di Commerzbank senza dover concedere un premio aggiuntivo, modificare il piano industriale o accettare preventivamente le condizioni poste dal management tedesco.
Ora, proprio perché la parte finanziaria è stata sostanzialmente vinta, la banca può mostrarsi più disponibile al compromesso.
Il punto non è più capire se UniCredit possa esercitare una forte influenza su Commerzbank, ma come trasformare questa posizione in un progetto industriale capace di creare valore senza distruggere il rapporto con i dipendenti, le imprese tedesche e le istituzioni federali.
Orcel ritiene possibile raggiungere un accordo nell’interesse di tutti, ma ha anche chiarito che la fusione tra Commerzbank e HypoVereinsbank non sarà immediata. Serviranno almeno due o tre anni per allineare sistemi informatici, organizzazione, cultura aziendale, gestione dei rischi e modelli commerciali.

La prima fase dovrebbe essere dedicata alla trasformazione autonoma di Commerzbank secondo i principi del piano UniCredit Unlocked. Solo dopo si potrà valutare la vera integrazione con Hvb.

La creazione di valore attesa prima ancora della fusione è stata innalzata a circa 1,2 miliardi di euro, a fronte di investimenti iniziali nell’ordine dei 2,2 miliardi.

Le autorizzazioni non arriveranno subito

Prima di esercitare pienamente il controllo, UniCredit dovrà comunque attendere i via libera della BCE, della Commissione europea e delle altre autorità competenti.
Orcel prevede che l’iter possa concludersi entro la fine dell’anno. È una fase che lui stesso ha definito una sorta di “limbo”, ma che può rivelarsi particolarmente utile per riaprire il dialogo con Commerzbank, il governo Merz e i rappresentanti dei lavoratori.
Una volta ottenute le autorizzazioni, UniCredit potrebbe incidere sulla governance della banca tedesca già a partire dalla primavera del 2027, quando scadrà l’attuale consiglio di sorveglianza. Con la quota raggiunta potrebbe nominare almeno metà dei rappresentanti degli azionisti, compreso il presidente, il cui voto è decisivo in caso di parità.
A quel punto anche la posizione di Bettina Orlopp, che ha ribadito di voler restare alla guida della banca fino alla scadenza del proprio contratto nel 2029, dipenderebbe dai nuovi equilibri del consiglio.

Sul risiko italiano UniCredit resta spettatrice

Orcel continua invece a definirsi un osservatore del risiko italiano. Secondo il ceo, le operazioni in corso nel sistema bancario stanno creando opportunità commerciali che consentono a UniCredit di guadagnare quote di mercato senza sostenere i costi e i rischi di una nuova acquisizione.
Nel solo primo semestre la banca avrebbe conquistato circa un punto percentuale di quota nel segmento delle imprese. Proseguendo con questo ritmo, in quattro o cinque anni potrebbe acquisire organicamente metà della quota che otterrebbe comprando una banca di medie dimensioni, ma senza pagare alcun premio.
È una valutazione che spiega perché UniCredit non sembri intenzionata a entrare immediatamente nella battaglia su Mps o a rilanciare su Banco Bpm.
Orcel, tuttavia, ci ha abituati a dichiarazioni molto prudenti seguite talvolta da mosse improvvise. Per questo il mercato continua a osservare ogni sua parola con grande attenzione.

Nessuna trattativa con Delfin su Mps

Sul possibile acquisto della partecipazione del 17,5% detenuta da Delfin in Monte dei Paschi, la risposta di Orcel è stata inequivocabile:

«No, assolutamente no».

Una smentita che sembra chiudere, almeno nell’immediato, le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane.
UniCredit non appare intenzionata a sfidare direttamente l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps, operazione che richiederebbe un investimento molto rilevante e potrebbe innescare una costosa guerra di prezzo.
La priorità resta Commerzbank, mentre in Italia il gruppo preferisce osservare come si ridisegneranno gli equilibri tra Intesa, Mps, Banco Bpm, Bper e Crédit Agricole.

Generali, investimento finanziario. Ma fino a quando?

Molto più sfumata è stata invece la posizione sulla partecipazione in Generali, vicina al 10%.
Orcel continua a definirla un investimento finanziario, ma ha aggiunto una frase che lascia aperti molti scenari:

«Stiamo osservando perché l’ambiente si sta muovendo e, sulla base di quello, prenderemo le nostre decisioni».

È probabilmente il passaggio più politico dell’intera presentazione. L’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps potrebbe infatti portare nel perimetro della banca guidata da Carlo Messina anche Mediobanca e il suo 13,2% di Generali. Sommando questa quota alla partecipazione diretta già acquistata da Intesa, il peso di Ca’ de Sass nel Leone di Trieste diventerebbe molto rilevante.
In uno scenario del genere UniCredit potrebbe trovarsi costretta a decidere se restare un semplice investitore oppure utilizzare la propria quota per costruire alleanze industriali, difendere l’autonomia di Generali o negoziare nuovi accordi nel risparmio gestito e nella bancassicurazione.

Non significa necessariamente che Orcel prepari una scalata. Significa, però, che la partecipazione non può essere considerata completamente passiva mentre l’intero assetto proprietario del Leone è destinato a cambiare.

Russia, uscita confermata

Tra i dossier aperti resta anche quello russo.
Orcel ha confermato che l’accordo per la cessione di parte delle attività a un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti procede secondo i programmi. La banca mantiene un atteggiamento prudente, ma si dice cautamente ottimista sulla conclusione dell’operazione.
L’uscita dalla Russia consentirebbe a UniCredit di ridurre definitivamente uno dei principali rischi geopolitici e regolamentari del gruppo, liberando capitale e semplificando il perimetro internazionale.

Il commento di Max

I risultati di UniCredit sono certamente notevoli, ma la vera notizia della giornata non è soltanto l’utile record. È il modo in cui Andrea Orcel sta preparando la fase successiva.
Su Commerzbank ha ormai conquistato una posizione che gli permette di negoziare senza debolezze. Fino a ieri il dialogo veniva chiesto da chi voleva fermare la scalata; oggi può essere Orcel a decidere tempi, modi e concessioni.
Sull’Italia, invece, continua a dichiararsi spettatore. E potrebbe anche esserlo davvero, perché la crescita organica sta funzionando e i prezzi delle possibili prede restano molto elevati. Ma sulla partecipazione in Generali la risposta è volutamente incompleta. Dire che si tratta di un investimento finanziario e, subito dopo, aggiungere che la strategia potrà cambiare significa lasciare aperta una porta molto ampia.

Per ora Mps è esclusa e Commerzbank resta la priorità. Ma il risiko italiano è tutt’altro che finito e la quota nel Leone potrebbe diventare la carta con cui UniCredit tornerà a sedersi al tavolo.
E poi fidarsi ciecamente delle parole di Orcel sulle prospettive future …


Nel testo sono stati utilizzati e confrontati gli articoli pubblicati il 24 luglio 2026 dal Corriere della Sera a firma di Andrea Rinaldi, dal Giornale di Marcello Astorri, dal Messaggero di Rosario Dimito, da Milano Finanza di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri, da Repubblica di Andrea Greco, dal Sole 24 Ore di Enrico Miele e dalla Stampa di Michele Chicco


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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