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UniCredit, dopo Commerz torna a guardare l’Italia. Fineco è il nuovo obiettivo?

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Con la conquista di una posizione di controllo in Commerzbank, Andrea Orcel può finalmente guardare oltre la Germania. La partita tedesca è tutt’altro che conclusa, ma i prossimi mesi saranno dominati dalle autorizzazioni della BCE, dell’Antitrust e delle autorità federali. Un periodo di relativa “attesa” che potrebbe consentire a UniCredit di riaprire il dossier italiano.

È questo il messaggio che emerge dagli approfondimenti pubblicati da L’Economia del Corriere della Sera e da Affari&Finanza di Repubblica: il risiko bancario italiano potrebbe non aver ancora visto l’ultima mossa di Orcel.

La Germania è conquistata, ma non ancora integrata

Il successo dell’Ops su Commerzbank rappresenta certamente una svolta storica. UniCredit controlla ormai quasi il 50% dei diritti di voto e, considerando anche gli strumenti derivati, dispone di una posizione dominante.
Ma tra il controllo finanziario e quello industriale esiste ancora una lunga distanza.
Serviranno le autorizzazioni delle autorità europee, poi il rinnovo del Consiglio di Sorveglianza nella primavera del 2027, quindi la sostituzione del management e soltanto successivamente l’integrazione con HypoVereinsbank. La fusione vera e propria potrebbe arrivare non prima del 2028-2029.
Nel frattempo Berlino continuerà probabilmente a opporre resistenza. Il governo tedesco non ha mai nascosto la propria contrarietà all’operazione e potrebbero arrivare nuovi ostacoli regolamentari o politici. Alcuni osservatori ipotizzano persino che, qualora il business tedesco diventasse prevalente, possa riaprirsi il tema della sede del gruppo, eventualità che aprirebbe un delicatissimo confronto politico con l’Italia.

Perché Orcel deve tornare a investire in Italia

Esiste anche una ragione strategica. Quando Orcel arrivò alla guida di UniCredit nel 2021, uno degli obiettivi assegnati era rafforzare il gruppo sul mercato domestico.Negli anni sono stati studiati diversi dossier:

  • Monte dei Paschi;
  • Banco BPM;
  • Popolare di Sondrio;
  • Banca Generali.

Nessuna di queste operazioni è però andata in porto. Nel frattempo Intesa Sanpaolo ha mosso le proprie pedine con l’Opas su Mps, mentre Crédit Agricole ha consolidato la propria presenza in Banco BPM.
Lo spazio di manovra si è quindi ristretto.

Ecco perché Fineco diventa interessante

Tra tutte le possibili opzioni, quella che oggi appare più affascinante è Fineco. Non tanto per ragioni speculative, quanto industriali. Fineco vale oggi circa 14 miliardi di euro ed è una vera public company, priva di un azionista di riferimento. Per UniCredit sarebbe quasi un ritorno al passato.

Nel 2019 l’allora amministratore delegato Jean Pierre Mustier cedette il controllo della banca per rafforzare il capitale del gruppo. Oggi quella partecipazione avrebbe un valore più che doppio rispetto all’incasso realizzato allora. Ma il vero interesse riguarda il futuro.

Fineco rappresenta una delle migliori piattaforme europee nel risparmio gestito, nella consulenza finanziaria digitale e negli investimenti online. Un eventuale ritorno sotto il controllo di UniCredit consentirebbe inoltre di rafforzare la piattaforma proprietaria Onemarkets e ridurre la dipendenza commerciale da Amundi, società controllata proprio dal gruppo Crédit Agricole, il cui accordo distributivo con UniCredit è destinato a scadere nel 2027. Da questo punto di vista l’operazione avrebbe una logica industriale molto forte.

Gli ostacoli non mancano

Naturalmente non sarebbe un’operazione semplice. Fineco utilizza una piattaforma informatica proprietaria sviluppata internamente e molti analisti ritengono che l’integrazione con altri sistemi bancari sarebbe complessa. Inoltre UniCredit dovrà comunque preservare il capitale necessario per completare definitivamente l’operazione Commerzbank. Per questo motivo qualsiasi iniziativa appare oggi prematura.

Restano aperti anche gli altri dossier

Fineco, tuttavia, non è l’unica possibilità. Banco BPM continua a rappresentare il grande obiettivo strategico, ma oggi la presenza di Crédit Agricole al 30% rende qualsiasi operazione molto più difficile. Anche il dossier Generali rimane aperto. UniCredit possiede già circa il 9% del Leone di Trieste e il futuro assetto della compagnia dipenderà anche dagli sviluppi del risiko che coinvolge Mps, Mediobanca e Intesa Sanpaolo. In sostanza, Orcel dispone ancora di diverse opzioni, ma nessuna appare immediatamente praticabile.


L’Economia – Corriere della Sera, 13 luglio 2026 – Stefano Righi, “Unicredit (dopo Commerz) riapre il dossier italiano e guarda a Fineco”.
Affari & Finanza – la Repubblica, 13 luglio 2026 – Giovanni Pons, “UniCredit-Commerz, i paletti tedeschi”


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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