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Le elezioni non si vincono al centro. Si vincono con un’identità (e il centro, al massimo, aiuta). Lo spiegoncino di Max

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

C’è uno slogan che sento ripetere da anni, quasi fosse una legge della fisica: “Le elezioni si vincono al centro.”

A forza di sentirlo ripetere da politici, commentatori e opinionisti televisivi, avevo quasi cominciato a crederci anch’io.
Poi, però, ha prevalso la curiosità. E chi segue questo blog sa che quando mi viene un dubbio preferisco andare a vedere i dati, piuttosto che affidarmi ai luoghi comuni.
Mi sono così riguardato tutte le elezioni politiche italiane, dal secondo dopoguerra fino al voto del 2022.

La conclusione è sorprendente: quello slogan oggi non è più vero.

Fino agli anni Novanta, e in buona parte fino alle elezioni del 2008, il centro aveva effettivamente un ruolo decisivo. La Democrazia Cristiana era il grande partito di riferimento del Paese e al suo interno convivevano anime moderate, conservatrici, sociali e progressiste. Anche i partiti laici guardavano naturalmente verso quell’area politica.

Lo stesso Bettino Craxi aveva trasformato il PSI in una forza riformista capace di dialogare con il centro. E persino il PCI di Enrico Berlinguer, con il progressivo distacco da Mosca e la stagione del compromesso storico, aveva iniziato un percorso che lo avrebbe portato verso la sinistra democratica.

Con la nascita della Seconda Repubblica lo scenario cambiò. Arrivarono Silvio Berlusconi e Romano Prodi: il primo costruì una coalizione di centrodestra, il secondo una di centrosinistra. Non a caso i governi iniziarono a essere identificati proprio con queste definizioni.

Ma il vero spartiacque arrivò nel 2013.

Fu l’anno della grande affermazione del Movimento 5 Stelle e della famosa “non vittoria” di Pier Luigi Bersani. Da quel momento il centro iniziò lentamente a perdere il proprio ruolo di perno del sistema politico.

Il cambiamento definitivo arrivò nel 2018.

Vinsero Lega e Movimento 5 Stelle. Persero Forza Italia e Partito Democratico. Nacque il primo governo Conte, formato proprio da due forze che fino a pochi mesi prima sembravano inconciliabili.

L’anno successivo arrivò il trionfo della Lega alle elezioni europee, con oltre il 34% dei voti. Fu quel risultato a convincere Matteo Salvini di poter chiedere i famosi “pieni poteri” al Papeete, provocando la crisi del governo Conte.

Dopo il Conte II e il governo Draghi si arrivò alle elezioni del settembre 2022. A vincere non fu il centro.

Vinse Fratelli d’Italia, cioè il partito che più di tutti aveva costruito una forte identità politica. Nello stesso tempo Forza Italia, storicamente il partito più moderato della coalizione, continuò a ridursi, mentre la Lega perse gran parte del consenso accumulato pochi anni prima.

Per questo continuo a pensare che oggi sia sbagliato ripetere che le elezioni si vincono al centro.

Oggi le elezioni si vincono soprattutto con un’identità politica forte.

Piaccia oppure no, l’elettorato sembra premiare chi offre un messaggio chiaro, spesso radicale, facilmente riconoscibile. Il progressivo aumento dell’astensione accentua ulteriormente questo fenomeno: chi riesce a mobilitare il proprio elettorato più motivato parte avvantaggiato.

Anche il cosiddetto “fenomeno Vannacci” va letto in questa chiave. Non tanto per la consistenza elettorale attuale, quanto per la capacità di occupare il dibattito pubblico con parole d’ordine identitarie.

Lo stesso fenomeno si osserva nel resto d’Europa.

In Germania cresce l’AfD. In Francia il Rassemblement National continua a rappresentare una delle principali forze politiche. Nel Regno Unito Nigel Farage continua a occupare uno spazio politico costruito su messaggi fortemente identitari. E in questi paesi crescono, come in Italia, forze più a destra dei partiti appena elencati.

Persino negli Stati Uniti, dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, molte elezioni locali vinte dai Democratici hanno premiato candidati progressisti più riconoscibili, perfino socialisti, piuttosto che figure esclusivamente moderate.

Questo significa che il centro non serve più? No.

Il centro continua a essere importante, ma con una funzione diversa rispetto al passato.

Le elezioni non si vincono al centro. Si vincono con il centro.

Il centro rappresenta spesso quei pochi punti percentuali indispensabili per trasformare una maggioranza relativa in una maggioranza parlamentare. È un alleato utile, a volte decisivo, ma difficilmente è il motore della vittoria. Con buona pace di Renzi, Calenda, Picierno e dei tanti piccoli cespugli del centro politico.

Possono risultare necessari. Ma, ormai, non sembrano più indispensabili.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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