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UniCredit-Commerzbank, ora si tratta davvero: il 14 settembre Orcel a Berlino

immagine creata da ChatGPT in base al contenuto del post

Questa volta abbiamo una data precisa. E non è un dettaglio.

Il 14 settembre Andrea Orcel sarà a Berlino per incontrare Lars Klingbeil (nella foto), vicecancelliere e ministro delle Finanze tedesco. Dopo quasi due anni di acquisti di azioni, derivati, Ops, dichiarazioni ostili, interventi politici e schermaglie tra Milano e Francoforte, la vicenda UniCredit-Commerzbank entra nella fase che probabilmente conta più di tutte: quella della trattativa politica.

La notizia è stata anticipata il 28 agosto da Andrea Deugeni (nella foto) su MF-Milano Finanza e trova ulteriori dettagli nell’articolo di Roberta Amoruso sul Messaggero.

E la differenza rispetto a qualche settimana fa è notevole: Berlino non discute più soltanto di come fermare Orcel. Adesso vuole capire a quali condizioni convivere con una UniCredit che dispone del 49,65% dei diritti di voto di Commerzbank.

Dal muro tedesco al tavolo di Berlino

Vale la pena ricordare da dove siamo partiti.e L’operazione di UniCredit era stata definita in Germania “ostile” e “aggressiva”. Governo, management di Commerzbank e rappresentanti dei lavoratori avevano costruito un fronte contrario all’avanzata italiana. Quel fronte, progressivamente, si è incrinato.

Prima sono arrivate le aperture della ceo Bettina Orlopp. Poi quelle di Jens Weidmann, presidente del Consiglio di sorveglianza. Lo stesso cancelliere Friedrich Merz ha chiarito di non essere impegnato a impedire a tutti i costi un’acquisizione o una fusione. Adesso arriva Klingbeil.

E soprattutto arriva un incontro ufficiale con Orcel.

Non significa che Berlino abbia alzato bandiera bianca. Significa però che la Germania ha riconosciuto che UniCredit è ormai un interlocutore con il quale bisogna negoziare. Ed è un cambiamento politico sostanziale.

Le condizioni tedesche sono già sul tavolo

Il Messaggero con Roberta Amoruso aggiunge un elemento importante perché riporta le indicazioni provenienti direttamente da fonti governative tedesche.

Berlino vuole garanzie su tre questioni fondamentali: Mittelstand, Francoforte e occupazione. Commerzbank deve continuare ad avere un ruolo centrale nel finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche. Deve rimanere importante per la piazza finanziaria di Francoforte. E il governo vuole discutere delle conseguenze occupazionali dell’eventuale integrazione.

Non sono richieste sorprendenti. Sono esattamente i punti sui quali la Germania insiste dall’inizio della vicenda e sui quali Orcel dovrà decidere quanto concedere.

Perché il problema, ormai, non è soltanto conquistare Commerzbank. È stabilire che cosa resterà di Commerzbank dopo la conquista.

E poi c’è quel 12,7%

Sul tavolo aleggia inevitabilmente anche la partecipazione dello Stato tedesco. Berlino possiede ancora circa il 12,7% di Commerzbank, eredità del salvataggio realizzato durante la crisi finanziaria del 2008-2009.

Nelle ultime settimane si è parlato apertamente della possibilità che il governo possa venderla a UniCredit, naturalmente in cambio di un prezzo adeguato e soprattutto di garanzie sul futuro della banca. Weidmann ha però suggerito una strategia diversa: lo Stato dovrebbe uscire, ma non ancora. (Paesi che vai … guarda caso lo stesso concetto di Giorgetti)

In questa fase quella partecipazione permette infatti al governo di sedersi al tavolo con un peso maggiore e di rappresentare direttamente gli interessi tedeschi. Mi sembra una posizione assolutamente razionale.

Perché mai Berlino dovrebbe vendere oggi la propria carta negoziale migliore prima ancora di sapere che cosa Orcel sia disposto a mettere sul tavolo?

Orcel, però, arriva a Berlino da vincitore della prima partita

I rapporti di forza sono molto diversi rispetto a quelli del settembre 2024. UniCredit dispone ormai del 49,65% dei diritti di voto e la BaFin ha già consentito di procedere oltre la soglia del 30%.

Ora manca soprattutto il passaggio della BCE, con una decisione attesa nella seconda metà di ottobre salvo richieste supplementari, oltre agli altri necessari passaggi regolamentari e Antitrust.

Dopodiché si aprirà inevitabilmente anche la partita della governance. Il Consiglio di sorveglianza di Commerzbank dovrà essere rinnovato e UniCredit avrà un peso difficilmente aggirabile.

Anche per questo Jens Weidmann (nella foto) ha cambiato tono. La sua frase mi sembra significativa: l’indipendenza di Commerzbank non è un fine in sé.

Tradotto dal linguaggio diplomatico bancario: ormai bisogna discutere di come costruire il futuro, non continuare a comportarsi come se UniCredit non fosse entrata nel capitale.

Il modello HVB e la vera domanda industriale

C’è poi un precedente che in Germania conoscono molto bene: HVB. Quando UniCredit acquisì HypoVereinsbank nel 2005, l’operazione suscitò molte delle preoccupazioni che sentiamo oggi. Vent’anni dopo HVB rimane uno dei pilastri tedeschi del gruppo.

Ed è probabilmente questo il modello che Orcel cercherà di utilizzare per convincere Berlino: non una semplice conquista italiana della banca tedesca, ma la costruzione di un gruppo nel quale la Germania possa diventare uno dei principali centri operativi. Resta però un problema delicatissimo.

Se un domani HVB e Commerzbank dovessero essere integrate, quante strutture doppie sarebbero davvero necessarie? Due reti? Due back office? Due strutture direzionali? Due organizzazioni dedicate agli stessi segmenti di clientela?

È qui che dalle grandi strategie europee si passa inevitabilmente alle persone. E quindi ai posti di lavoro.


La cosa che mi colpisce maggiormente è il cambiamento avvenuto in poche settimane. Siamo passati da “UniCredit non deve conquistare Commerzbank” a “sediamoci e discutiamo delle condizioni”. Non è la stessa cosa.

Orcel ha vinto la prima parte della partita perché ha costruito una posizione azionaria che rende estremamente difficile immaginare il futuro di Commerzbank senza UniCredit.

Adesso, però, comincia la seconda. E potrebbe essere persino più difficile.

Perché Orcel dovrà convincere un governo, una banca, i sindacati e probabilmente una parte dell’opinione pubblica tedesca che questa operazione non consiste nel trasferire pezzi di Commerzbank da Francoforte a Milano, ma nel costruire qualcosa di più grande. Berlino, dall’altra parte, dovrà decidere se vuole continuare una battaglia difensiva che appare sempre meno realistica oppure utilizzare il proprio 12,7% per ottenere le migliori condizioni possibili.

Il 14 settembre, quindi, non sarà il giorno dell’accordo. Ma potrebbe essere il giorno nel quale la scalata di UniCredit a Commerzbank smetterà definitivamente di essere una battaglia Italia-Germania e diventerà una vera trattativa sulla nascita di un grande gruppo bancario europeo. E, come sosteniamo ormai da mesi, è proprio questo che rende questa operazione molto più interessante di buona parte del risiko tutto italiano al quale stiamo assistendo.


MF-Milano Finanza, 28 agosto 2026 – Andrea Deugeni, “UniCommerz, ora Berlino si siede al tavolo con Orcel – Orcel a Berlino il 14 settembre”.
Il Messaggero, 29 agosto 2026 – Roberta Amoruso, “Unicredit-Commerzbank, le condizioni di Berlino”.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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