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Tutte le strade portano a Siena. Lovaglio rilancia Mps nel cuore del risiko bancario italiano

Immagine creata da ChatGPT in base al testo del post

Luigi Lovaglio torna sulla scena pubblica con un messaggio semplice ma potentissimo: “ormai tutte le strade portano a Siena”.
La frase, pronunciata al congresso nazionale Uilca a Venezia, non è soltanto uno slogan. È la fotografia del nuovo posizionamento strategico di Monte dei Paschi nel grande consolidamento della finanza italiana.

Dopo mesi di guerre interne, scontri sulla governance, tensioni con una parte degli azionisti e l’operazione Mediobanca che continua a dividere il sistema finanziario, l’amministratore delegato di Mps prova a ribaltare la narrativa: Siena non è più una banca da salvare, ma un potenziale centro di gravità del nuovo risiko bancario.
E il mercato, almeno per ora, sembra credergli.

Da banca “da salvare” a pivot del sistema

Lovaglio ha ricordato come nel febbraio 2022 Mps valesse appena 300 milioni di euro in Borsa, “anzi meno”, considerando i 5 miliardi che UniCredit non volle come dote nell’operazione fallita con il Tesoro.
Oggi la banca vale circa 26 miliardi.
E il Ceo rilancia: l’obiettivo è arrivare a 50 miliardi di capitalizzazione.
Una dichiarazione che fino a due anni fa sarebbe sembrata fantafinanza.
Oggi invece viene pronunciata nel pieno di un progetto industriale che punta a fondere: la rete commerciale di Mps; il corporate e investment banking di Mediobanca; il wealth management e il contributo strategico della quota Generali.
Per Lovaglio è proprio questa la chiave del nuovo modello: diversificare i ricavi e costruire resilienza. “Se una fonte rallenta, ce n’è un’altra che sostiene il gruppo”.

Mediobanca resta il centro del piano

Il manager ha ribadito che l’integrazione con Mediobanca procede “spedita”. I cantieri industriali sono già attivi, con otto tavoli di integrazione e oltre 50 progetti monitorati settimanalmente.
Tra i dossier più delicati: la riorganizzazione delle reti commerciali; il futuro di Widiba; l’integrazione dei consulenti di Mediobanca Premier; gli investimenti IT da un miliardo di euro e la ridefinizione del private banking.
Dietro le quinte si starebbe valutando anche una soluzione diversa rispetto al piano iniziale: mantenere sotto il cappello Mediobanca sia la piattaforma Premier sia Widiba, creando un polo più ampio per patrimoni intermedi tra retail evoluto e private banking tradizionale.
È uno dei punti chiave della trasformazione del gruppo.

Generali come “motore di resilienza”

Lovaglio continua inoltre a difendere il valore strategico della quota Generali. Secondo il Ceo, i circa 500 milioni annui derivanti dal Leone rappresentano “il profitto di una banca media”.
Una frase che conferma ancora una volta quanto la partecipazione assicurativa venga vista come elemento strutturale del nuovo gruppo. Ed è qui che il risiko torna centrale. Perché quella quota può essere: un asset industriale; una fonte stabile di utili oppure una moneta strategica per future aggregazioni.

Banco Bpm resta sullo sfondo

Nessuno lo dice apertamente. Ma il convitato di pietra continua a essere Banco Bpm.
Dopo il sostegno dato da Piazza Meda alla riconferma di Lovaglio nell’assemblea del 15 aprile, il mercato continua a leggere un possibile asse strategico tra Siena e Milano.
Le parole del Ceo — “tutte le strade portano a Siena” — vengono interpretate proprio in questa direzione: Mps vuole essere protagonista della prossima fase del consolidamento bancario italiano.

Anche perché il nuovo polo con Mediobanca potrebbe diventare: più redditizio; più patrimonializzato; più diversificato e con una leva assicurativa che pochi competitor possono vantare.

La governance resta il vero nodo

Lovaglio prova a rassicurare sul clima interno: “C’è concordia”.

Ma il tema governance resta tutt’altro che chiuso. Il consiglio è nato spaccato dopo la battaglia assembleare tra: la maggioranza vicina a Lovaglio e la minoranza espressione della lista del precedente board sostenuta anche da Francesco Gaetano Caltagirone.

Nel frattempo Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi hanno lasciato il board; si attendono le autorizzazioni BCE per Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro e gli equilibri azionari restano delicatissimi.
Per questo il vero test non sarà solo industriale, ma politico-finanziario.

La nuova narrazione di Siena

C’è però un elemento che emerge chiaramente dalle parole di Lovaglio. Mps non vuole più essere percepita come il simbolo della crisi bancaria italiana ma vuole diventare il simbolo della rinascita.

La narrativa è cambiata, almeno secondo Lovaglio, non più banca salvata dallo Stato, ma piattaforma attorno a cui può ruotare il nuovo consolidamento del credito italiano.

Una trasformazione che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile.
E che oggi, tra Mediobanca, Generali e Banco Bpm sullo sfondo, sta riscrivendo gli equilibri della finanza italiana.

Mie considerazioni

Le dichiarazioni di Lovaglio assomigliano molto alla pubblicità della famiglia felice del Mulino Bianco: grande concordia, grandi prospettive, grande armonia.
Ma è davvero questa la situazione reale?
Solo pochi giorni fa all’interno del gruppo ci sono stati scioperi legati alle carenze di personale.
La situazione societaria, inoltre, non sembra così tranquilla come viene descritta.
Le uscite di numerosi banker da Mediobanca restano un segnale da non sottovalutare.
D’altra parte anche Giovanni Bazoli — il grande vecchio della finanza italiana — nel post “Bazoli gela il risiko: su Mps-Mediobanca il finale è ancora incertissimo” del 23 maggio, aveva espresso forti perplessità sul destino dell’operazione.

Ho sostenuto Lovaglio in questi anni, soprattutto nella fase più difficile del rilancio del Monte.
Oggi però, forse, è necessaria una dose maggiore di prudenza.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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