
Banco BPM investe 1,7 milioni nella formazione, ma il tempo per imparare deve essere garantito
Richiamo autori: UILCA – Coordinamenti Gruppo Banco BPM
Banco BPM e organizzazioni sindacali hanno sottoscritto un accordo sulla formazione finanziata dal Fondo Banche Assicurazioni, che consentirà al Gruppo di accedere a circa 1,7 milioni di euro destinati allo sviluppo delle competenze professionali.
L’intesa rappresenta un passaggio importante in una fase nella quale digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove modalità di relazione con la clientela stanno modificando profondamente il lavoro bancario.
FIRST CISL, FISAC CGIL e UILCA valutano positivamente il fatto che l’azienda abbia accolto osservazioni, correzioni e suggerimenti formulati dai rappresentanti sindacali all’interno della Commissione Formazione.
Il punto, però, non è soltanto quanti corsi vengono messi a disposizione. Il vero problema è garantire che la formazione possa essere effettivamente svolta durante l’orario di lavoro, senza essere sacrificata alle urgenze operative e agli obiettivi commerciali.
Troppo spesso, soprattutto nelle filiali con organici ridotti, i lavoratori sono costretti a seguire corsi mentre continuano a gestire telefonate, clienti, pratiche e scadenze.
In questo modo la formazione rischia di diventare un semplice adempimento formale, invece di rappresentare uno strumento reale di crescita professionale.
Durante l’incontro sono stati inoltre forniti aggiornamenti sulla task force dedicata ai mutui CAE, con la proroga di alcuni distacchi, e sulla decorrenza dei buoni pasto per il personale del CSD.
Resta quindi positivo il risultato dell’accordo FBA, ma la sua efficacia concreta dipenderà dall’organizzazione del lavoro e dalla capacità aziendale di proteggere realmente il tempo dedicato all’apprendimento.
Crédit Agricole accelera sul cashless: altre 135 filiali cambieranno modello
Richiamo autori: UILCA e FISAC CGIL Crédit Agricole Italia
Crédit Agricole Italia prosegue con decisione nel progetto di trasformazione della propria rete commerciale. Entro la fine di ottobre altre 135 filiali verranno convertite al modello cashless: 105 con chiusura totale della cassa e 30 con operatività ridotta.
Sommandole alle trasformazioni già realizzate nel 2025, circa il 40% delle agenzie del Gruppo funzionerà senza una tradizionale attività di cassa.
Il progetto coinvolgerà 172 gestori alla clientela. Soltanto una decina continuerà a svolgere il ruolo attuale, operando a giorni alterni su due filiali, mentre per gli altri verranno valutati percorsi di riqualificazione, in particolare verso il ruolo di gestore Family.
Il sindacato non contesta l’innovazione tecnologica in quanto tale, ma denuncia una politica organizzativa che spesso sembra procedere in due tempi: prima vengono eliminate persone e funzioni, poi vengono annunciate le soluzioni tecniche che dovrebbero semplificare il lavoro.Nel frattempo, le attività operative non scompaiono. Quadrature, caricamento degli ATM, assistenza alla clientela e gestione amministrativa vengono trasferite sui gestori rimasti, senza una riduzione proporzionale dei portafogli e degli obiettivi commerciali.
Particolarmente delicato è il tema della sicurezza: il caricamento degli ATM non può essere effettuato durante la pausa pranzo e deve rispettare le procedure previste dai manuali aziendali.
La trasformazione coinvolge anche il rapporto con i territori. Eliminare la figura dedicata all’accoglienza e alla cassa può infatti indebolire il presidio umano soprattutto nei piccoli centri, dove la relazione personale continua ad avere un ruolo fondamentale.
Il progetto cashless non è dunque soltanto un’innovazione tecnica. È un cambiamento profondo del modello di banca, i cui effetti sulle persone e sulla clientela devono essere governati con maggiore attenzione.
Crédit Agricole, l’intelligenza artificiale cambia il post-vendita
Richiamo autori: UILCA – Segreteria ODC Gruppo Crédit Agricole Italia
Il processo di riorganizzazione in Crédit Agricole non riguarda soltanto le filiali. Anche il servizio di post-vendita è interessato dall’introduzione crescente dell’intelligenza artificiale e dell’automazione.
La riorganizzazione coinvolge complessivamente 58 persone. Venti sono già uscite attraverso il Fondo di Solidarietà, altre sette per dimissioni o pensionamento, mentre per circa venti lavoratori sono ancora in corso colloqui finalizzati alla ricollocazione.
L’azienda ha escluso trasferimenti territoriali e ha dichiarato di voler rispettare le professionalità maturate.
Resta però evidente come l’intelligenza artificiale stia cominciando a produrre effetti concreti sulle strutture organizzative e sul numero delle persone impiegate nei diversi processi.
Il tema non può essere affrontato semplicemente come un aggiornamento tecnologico. Quando una procedura automatizzata modifica attività, ruoli e occupazione, diventa materia di contrattazione e confronto sindacale.
Nello stesso incontro sono stati approfonditi gli effetti della fusione di CAGS in Crédit Agricole Italia. Le lavoratrici e i lavoratori interessati passeranno alla capogruppo senza interruzione del rapporto e con continuità nei percorsi professionali.
Sono previsti anche alcuni miglioramenti contrattuali, come l’estensione dell’indennità di famiglia e delle provvidenze per la disabilità.
Si tratta di garanzie importanti, ma resta necessario monitorare l’intero processo per evitare che automazione, fusioni e riorganizzazioni si traducano progressivamente in riduzione degli organici e aumento dei carichi di lavoro.
Banco BPM: portafogli raddoppiati e pressioni commerciali sempre più pesanti
Richiamo autori: UILCA – Organizzazioni Sindacali Confederali Banco BPM
Dagli incontri territoriali in corso nel Gruppo Banco BPM emerge un quadro sempre più preoccupante sulle condizioni di lavoro nella rete.
Secondo le organizzazioni sindacali, le uscite per pensionamento ed esodo non vengono adeguatamente sostituite, mentre i portafogli assegnati ai gestori continuano a crescere. In alcuni casi il numero dei clienti sarebbe addirittura raddoppiato.
Il risultato è una combinazione difficile da sostenere: meno persone, più clienti da seguire, maggiori incombenze amministrative e obiettivi commerciali sempre più elevati.
Il problema si aggrava durante il periodo estivo, quando le ferie riducono ulteriormente gli organici disponibili e rendono ancora più complessa la gestione quotidiana delle filiali.
L’azienda sostiene che il dimensionamento dei portafogli non possa essere valutato soltanto sulla base del numero dei clienti, perché occorre considerare anche la loro composizione qualitativa.
Il sindacato ritiene però che questo principio non possa diventare un alibi per evitare l’introduzione di criteri oggettivi, trasparenti e verificabili.
Senza parametri condivisi è impossibile stabilire quando un portafoglio sia realmente sostenibile e quando invece rischi di compromettere la qualità del lavoro.
La questione riguarda direttamente anche i clienti. Un gestore sovraccarico avrà inevitabilmente meno tempo per ascoltare, analizzare i bisogni e proporre soluzioni realmente adeguate.
Le pressioni commerciali non sono quindi soltanto un problema sindacale. Possono diventare un rischio per la correttezza della consulenza e per la qualità complessiva del servizio bancario.
Assicurazioni tra risiko, intelligenza artificiale e contratti pirata
Richiamo autori: Il Diario del Lavoro – intervista a Renato Bartolucci, UILCA
Il settore assicurativo italiano si presenta economicamente solido, con circa 45 mila addetti e un rapporto tra uscite e assunzioni migliore rispetto a quello registrato nel comparto bancario.
Secondo Renato Bartolucci della UILCA, tuttavia, dietro questa stabilità si nascondono alcune criticità che potrebbero pesare sul futuro del settore.
La prima riguarda il ricorso agli appalti e l’applicazione di contratti diversi da quello ANIA, spesso caratterizzati da condizioni economiche e normative sensibilmente peggiori.
Particolarmente delicato è il fenomeno dei cosiddetti contratti pirata, che in alcune agenzie producono un dumping salariale stimato fino al 30%.
Un secondo problema riguarda il rapporto tra compagnie e associazione datoriale. La scelta di Unipol di uscire da ANIA, pur continuando ad applicarne il contratto, rischia infatti di indebolire la rappresentanza del settore e rendere più complesse le future trattative.
Sul comparto assicurativo si avvertono inoltre gli effetti del risiko bancario. Unipol è sempre più un gruppo bancario-assicurativo, mentre Generali è al centro delle principali operazioni finanziarie italiane.
La sfida più importante resta però quella dell’intelligenza artificiale. Alcune attività della filiera assicurativa sono particolarmente esposte all’automazione, anche se nella fase attuale molti lavoratori denunciano un aumento del lavoro anziché una reale semplificazione.
Il nuovo contratto ANIA rafforza gli strumenti bilaterali di monitoraggio, trasformando l’osservatorio sull’AI in una struttura più articolata e prevedendo commissioni paritetiche nei gruppi.
L’obiettivo è evitare che ogni compagnia proceda autonomamente e costruire una mappatura condivisa dell’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e sulle professionalità.
BPER-Iccrea: sei filiali passano dal mondo ABI al Credito Cooperativo
Richiamo autori: UILCA Gruppo Iccrea
È stato raggiunto l’accordo per il trasferimento di sei filiali BPER a due Banche di Credito Cooperativo appartenenti al Gruppo Iccrea.
Le agenzie di Cantello, Lavena Ponte Tresa, Luino e Varese Biumo Inferiore verranno acquisite dalla BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, mentre quelle di Cernobbio e Malnate passeranno alla BCC Cantù.
L’operazione coinvolge 50 lavoratrici e lavoratori e rappresenta un caso particolarmente interessante perché determina il passaggio dal contratto ABI al sistema del Credito Cooperativo.
Secondo la UILCA, l’intesa garantisce la piena continuità dei rapporti di lavoro, delle retribuzioni, delle sedi e dei percorsi professionali.
Saranno inoltre conservati i crediti welfare già maturati, le coperture sanitarie e i rapporti di lavoro part-time.
Le sedi di assegnazione saranno mantenute per almeno sei mesi e, per chi ha già maturato i requisiti di accesso al Fondo di Solidarietà, resteranno valide le condizioni stabilite dal precedente accordo BPER.
La trattativa è durata circa due mesi ed è stata resa più complessa dalla necessità di armonizzare due diversi sistemi contrattuali e organizzativi.
L’accordo dimostra però che anche operazioni industriali complesse possono essere gestite tutelando occupazione, professionalità e condizioni economiche.
Per le due BCC coinvolte, l’acquisizione rappresenta inoltre un’occasione di crescita in territori caratterizzati da un tessuto produttivo e finanziario particolarmente importante.
Desertificazione bancaria: nove italiani su dieci sono insoddisfatti
Richiamo autori: UILCA – Terzo Rapporto sulla desertificazione bancaria
Il nuovo Rapporto UILCA sulla desertificazione bancaria conferma la portata sociale del fenomeno: oltre il 90% degli intervistati esprime insoddisfazione per la riduzione o la chiusura delle filiali nel proprio territorio.
Dal 2020 al 2025 il numero dei comuni serviti da almeno una banca è diminuito del 12,4%, passando da 5.102 a 4.468.
Nello stesso periodo gli sportelli bancari sono scesi da 23.480 a 19.140, con una riduzione del 18,5%. Quasi cinque milioni di cittadini vivono ormai in comuni completamente privi di filiali.
Il rapporto mostra che la presenza di un semplice bancomat non viene considerata sufficiente a sostituire il rapporto con una persona.
Per sette cittadini su dieci la vicinanza di una banca influisce sulla scelta di vivere o meno in un territorio. Per otto su dieci la chiusura delle filiali rappresenta un fattore di marginalizzazione.
Particolarmente preoccupante è il collegamento con le truffe informatiche: nove persone su dieci ritengono che l’assenza di un bancario renda più difficile difendersi da phishing, frodi e attacchi digitali.
Anche il rischio di usura aumenta quando vengono meno presidi istituzionali e interlocutori qualificati capaci di indirizzare famiglie e piccole imprese.
La UILCA propone l’istituzione di Osservatori regionali permanenti ai quali partecipino istituzioni, organizzazioni sindacali, ABI e banche.
L’obiettivo è intervenire prima delle chiusure, evitando che interi territori perdano definitivamente un servizio essenziale.
La desertificazione bancaria non riguarda quindi soltanto il numero degli sportelli: incide su spopolamento, sicurezza economica, investimenti e coesione sociale.
Polizze, budget e reti sotto stress: il problema è ormai nazionale
Richiamo autori: Vitaliano D’Angerio – Il Sole 24 Ore Plus 24
Pressioni commerciali, organici ridotti e obiettivi irrealistici non rappresentano più episodi isolati, ma un problema che attraversa numerosi gruppi bancari italiani.
I comunicati sindacali diffusi in BPER, UniCredit e Intesa Sanpaolo raccontano dinamiche molto simili: campagne prodotto continue, richieste giornaliere di dati, convocazioni mirate e forte pressione per collocare polizze assicurative.
In BPER, i sindacati denunciano budget superiori a quelli degli anni precedenti e una spinta sulle polizze che rischia di mettere in secondo piano le reali esigenze della clientela.
In UniCredit sono state segnalate convocazioni riservate ai consulenti che non avevano ancora venduto determinati prodotti assicurativi, anche quando si tratta di coperture delicate legate a malattie oncologiche o al caso morte.
In Intesa Sanpaolo il disagio emerge soprattutto dopo la riorganizzazione dei settori Retail ed Exclusive, che ha comportato trasferimenti di clientela e masse e un aumento delle richieste previsionali.
Il rischio è che il lavoro del consulente venga progressivamente ridotto a una rincorsa quotidiana al prodotto da collocare.
Una consulenza corretta richiede invece tempo, ascolto, conoscenza del cliente e capacità di valutare la reale adeguatezza di una polizza.
Le pressioni non colpiscono dunque soltanto il benessere dei lavoratori. Possono produrre effetti anche sulla qualità della consulenza e sulla fiducia della clientela.
Il fatto che il fenomeno emerga contemporaneamente in più gruppi dimostra che non si tratta di singoli comportamenti manageriali, ma di un problema strutturale del modello commerciale adottato dalle banche.
Intesa Sanpaolo, sotto accusa le richieste sulle prenotazioni degli hub
Richiamo autori: FISAC CGIL Gruppo Intesa Sanpaolo
In Intesa Sanpaolo si apre un nuovo fronte relativo alla gestione delle postazioni di lavoro negli hub aziendali.
Alcuni dipendenti hanno ricevuto comunicazioni nelle quali l’azienda sostiene che le verifiche effettuate avrebbero evidenziato possibili violazioni delle regole di prenotazione delle scrivanie.
I lavoratori vengono invitati a fornire spiegazioni entro dieci giorni, con l’avvertimento che, qualora le risposte non siano considerate sufficienti, potrebbero seguire valutazioni di carattere disciplinare.
La FISAC CGIL contesta duramente questo metodo, perché rischierebbe di ribaltare l’onere della prova.
Il dipendente viene infatti chiamato a dimostrare di non aver commesso irregolarità prima ancora dell’eventuale apertura formale di un procedimento disciplinare.
Secondo il sindacato, in questo modo vengono aggirate le garanzie previste dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori, che consente alla persona interessata di conoscere con precisione la contestazione e di farsi assistere dalla propria organizzazione sindacale.
Esiste inoltre il rischio che le dichiarazioni fornite in questa fase preliminare possano essere utilizzate successivamente contro il lavoratore.
La banca considera le lettere semplici richieste di chiarimento, ma il loro contenuto e il riferimento a possibili conseguenze disciplinari attribuiscono loro un peso ben diverso.
Il caso apre una questione più generale sui controlli digitali, sulla tracciabilità delle attività e sulle nuove modalità attraverso cui le aziende gestiscono l’organizzazione del lavoro ibrido.
Cedacri: servono assunzioni per fermare l’impoverimento delle professionalità
Richiamo autori: FABI, FISAC CGIL, UILCA e UNISIN Cedacri
Organici, carichi di lavoro, sicurezza e relazioni sindacali sono stati al centro del primo incontro semestrale del 2026 tra Cedacri e le organizzazioni dei lavoratori.
I sindacati denunciano che le numerose uscite registrate negli ultimi mesi non sono state accompagnate da un numero adeguato di nuove assunzioni.
La conseguenza è un aumento significativo dei carichi e dei ritmi di lavoro, insieme a un progressivo impoverimento delle competenze presenti all’interno dell’azienda.
Quando persone con lunga esperienza lasciano l’impresa senza essere sostituite, non viene meno soltanto una risorsa numerica: si perde conoscenza dei processi, capacità di risolvere problemi e memoria organizzativa.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi assunzioni a tempo indeterminato e l’utilizzo degli strumenti previsti dal contratto ABI per favorire il ricambio generazionale.
È stato inoltre ribadito che ogni trasformazione industriale deve essere accompagnata da un’informazione preventiva, trasparente e completa.
Il confronto ha riguardato anche la salute e la sicurezza, con particolare attenzione alla consistenza delle squadre di emergenza dopo le numerose uscite.
I sindacati chiedono che venga verificato se il numero degli addetti al soccorso sia ancora adeguato e che eventuali lavori negli edifici vengano gestiti senza interferire con la normale attività.
Cedacri ha assicurato che le osservazioni verranno sottoposte ai vertici aziendali.
Resta ora da capire se alle dichiarazioni seguiranno interventi concreti su organici, professionalità e condizioni di lavoro.
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