Un ricordo personale che intreccia il compleanno della mama con la liberazione di Altedo e Bologna: memoria familiare e Resistenza si incontrano nel valore della democrazia

Questi giorni di aprile resteranno sempre nella mia memoria: il compleanno di mia mamma e la liberazione di Bologna e di Altedo coincidono in modo straordinario.

L’ho raccontato diverse volte, ma per me il 21 aprile è una data importantissima.
Mamma ricordava sempre questo giorno – non solo per il suo compleanno – ma perché coincideva con la liberazione dal nazifascismo e, pochi giorni dopo, anche con il ritorno a casa, in via Roma.
Dopo mesi vissuti da sfollati a Prato Grande (1), nei pressi di Minerbio, perché la casa era stata requisita dai gerarchi nazisti, lei, la sorella, il nonno e la nonna poterono finalmente rientrare nella loro abitazione.

Ho più volte ricordato su questo blog la figura del bisnonno Giuseppe Bignami, – a cui è dedicato una via nel mio paese – ultimo sindaco socialista prima dell’avvento del fascismo, così come la vita dell’amico partigiano Erminio Minghetti (2), primo sindaco dopo la liberazione. E ho ricordato anche l’impegno dei gruppi partigiani del battaglione Dino Gotti, aggregato alla IV Brigata Venturoli, attivi nella nostra zona, insieme ai partigiani della Brigata Matteotti tra Molinella e Medicina.
Nei prossimi giorni sentiremo la solita retorica sul 25 aprile: sulla pacificazione, sull’inutilità di questa festa, sui valori dimenticati, su un passato che qualcuno vorrebbe archiviare.
E ci sarà, come sempre, chi non vorrà celebrarlo, considerandolo un giorno infausto o di sconfitta, e chi lo farà in modo superficiale.
Resta però un fatto semplice e difficile da aggirare: senza quei nostri eroi oggi non vivremmo in una democrazia che, pur con tutti i suoi limiti, resta l’unica forma di convivenza legittima.
E allora, ancora grazie ai nostri eroi.
Ora e sempre, Resistenza.
Note a piè pagina

(1) Prato Grande è una grande area produttiva ancor oggi esistente fra i Comuni di Baricella, Minerbio e Granarolo. Per è chi pratico della zona è dove è stato costruito lo zuccherificio della CO.PRO.B.
2) Erminio Minghetti,

da Luigi e Diamantina Martelli; nato il 19 gennaio 1899 a Molinella. Nel 1943 residente a Malalbergo. Licenza elementare.
Bracciante. Iscritto al PSI. Ancora giovanissimo, divenne prima attivista sindacale e poi dirigente delle leghe di Molinella.
Nel 1923, perché trovato armato, fu denunciato alla magistratura per il tentato omicidio dei fascisti Carlo Gaiani e Vittorio Forlani. Assolto in istruttoria, tornò all’impegno politico e sindacale e fu uno dei massimi dirigenti della lotta dei lavoratori in difesa delle conquiste sindacali e cooperativistiche. All’inizio del 1926 – con Gaetano Bagni, Giuseppe Bolognesi ed Ettore Stagni – diede vita al Sindacato libero lavoratori di Molinella al quale aderirono i lavoratori che ancora si opponevano alla dittatura fascista. Sciolto nel giugno il sindacato, il 19 novembre 1926 – dopo la fine dello stato democratico – fu uno dei primi socialisti bolognesi a essere arrestato. Per «Attività antifascista e sindacale a Molinella» fu assegnato al confino per 3 anni e inviato nell’isola di Ustica (PA).
Il 9 dicembre 1927 fu arrestato con altri 56 antifascisti confinati come lui a Ustica – tra i quali i socialisti bolognesi Giuseppe Bentivogli, Luigi Fabbri, Carmine Pastore Mancinelli, Giuseppe Massarenti, Giulio Miceti, Marcello Toschi e Amleto Villani – e denunciato al tribunale militare per tentata evasione, «attività sovversiva svolta nell’isola» e «ricostituzione di partiti disciolti, incitamento all’insurrezione e propaganda sovversiva».
Il procedimento passò dal tribunale militare a quello speciale. L’1 agosto 1928 fu assolto in istruttoria – come gli altri antifascisti, tutti detenuti nel carcere di Napoli – e rispedito al confino. Ma anziché a Ustica fu inviato a Ponza (LT) dove restò sino al 25 dicembre 1929.
Gli fu impedito di tornare a Molinella per cui prese residenza ad Altedo (Malalbergo). Giudicato elemento politicamente pericoloso, fu classificato di «3a categoria», cioè passibile di arresto per semplice sospetto. Nonostante il controllo poliziesco, mantenne stretti contatti con i compagni di fede di Malalbergo e Molinella. Il 7 maggio 1942 fu arrestato a Malalbergo, unitamente a Ettore Canova e Alfredo Pancaldi, tutti accusati di attività antifascista.
L’1 giugno 1942 fu assegnato al confino, ma non fece in tempo a esservi trasferito perché il mese successivo fu concessa l’amnistia per il ventennale fascista. Venne ammonito e scarcerato.
Nell’agosto 1943 – dopo la caduta della dittatura – partecipò alla riunione per la fusione tra PSI e MUP che si tenne nello studio di Roberto Vighi, in via Santo Stefano 18, a Bologna, presente Pietro Nenni.
Durante la lotta di liberazione fu uno dei principali dirigenti del PSI nella zona di Malalbergo e Molinella.
Militò prima nel battaglione Gotti della 4a brigata Venturoli Garibaldi e successivamente nella brigata Matteotti Città. Fu presidente del CLN di Malalbergo, nella cui zona operò prevalentemente.
Arrestato dai fascisti, con il figlio Guido il 4 marzo 1945 fu associato alle carceri di San Giovanni in Monte (Bologna). Il 17 aprile fu rimesso in libertà. Il figlio Guido cadde nella Resistenza.
Riconosciuto partigiano dall’1 febbraio 1944 alla Liberazione. Il 15 giugno 1945, su designazione del PSI, fu nominato dal CLN e dall’AMG sindaco di Malalbergo, in sostituzione di Zeno Pezzoli che l’aveva assunta simbolicamente dopo la Liberazione. (tratto da https://www.storiaememoriadibologna.it/minghetti-erminio-511025-persona)

Ad Erminio Minghetti è dedicato l’auditorium di Altedo e il relativo parco
(3) La Resistenza in pianura Altedo di Malalbergo (BO)
La rete clandestina che serviva il movimento partigiano nella bassa bolognese era costituita da case coloniche di mezzadri e contadini che appoggiavano la guerra di liberazione, ma che dovevano anche convivere con la presenza delle truppe nazifasciste. Le case diventavano quindi basi temporanee che servivano sia come punto di partenza per spedizioni, sia come luoghi dove curare i feriti e svolgere riunioni. In via Pellicciari, ad Altedo di Malalbergo, era presente la Base Bortoli, casa dove si rifugiarono per circa 8-10 giorni i partigiani del battaglione Dino Gotti (aggregato alla IV Brigata Venturoli) che si erano sganciati dopo il combattimento del 2 ottobre ’44 a Malalbergo presso le Basi Bondioli e Carlotti. Proprio dalla Base Bortoli partì il gruppo armato che condusse l’attacco vittorioso in via del Corso, sempre ad Altedo, in prossimità di Casino del Cucco, contro i tedeschi che stavano trasportando circa 200 capi di bestiame razziati dai contadini delle zone limitrofe.

Il battaglione prese il nome da Dino Gotti, un partigiano di Malalbergo ucciso dai nazifascisti il 2 ottobre 1944 presso il podere Bondioli.
(tratto da https://resistenzamappe.it/regione/pianura/altedo_di_malalbergo)