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Recensione de: “Il tempo dell’orologiaio” di Maurizio de Giovanni

Il tempo dell’orologiaio

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Il seguito dell'”Orologiaio di Brest”

Età di lettura: Tutti

Introduzione

Con questo romanzo Maurizio de Giovanni chiude la saga dell’Orologiaio di Brest, uno dei suoi lavori più ambiziosi e complessi. Un’opera che mescola thriller, memoria storica, terrorismo, servizi segreti e drammi familiari, costruendo una storia dove il passato continua a contaminare il presente.

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Aneddoti personali

Di De Giovanni avevo già recensito Volver: il ritorno del Commissario Ricciardi Recensione de: “Volver: Ritorno per il commissario Ricciardi (Le indagini del commissario Ricciardi Vol. 18)”, e naturalmente Recensione de: “L’orologiaio di Brest” di Maurizio de Giovanni pubblicato nel novembre 2025. Una recensione che, sorprendentemente, è diventata una delle più lette del blog, arrivando nell’aprile 2026 tra i dieci post più visualizzati dall’inizio del blog con oltre 3.699 letture.

Segno evidente che questa storia ha colpito molti lettori, probabilmente perché affronta un tema ancora irrisolto nella memoria italiana: gli anni di piombo e le ombre che li circondano.

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Recensione

Raccontare la trama di un libro che conclude una storia iniziata in precedenza non è semplice. Occorre inevitabilmente partire dal primo capitolo della vicenda.

La protagonista è Vera Coen, giornalista precaria in un piccolo quotidiano di provincia. Da quarant’anni vive con una domanda irrisolta: chi ha ucciso suo padre, poliziotto morto in un attentato insieme al magistrato che stava scortando?

Un attentato mai davvero chiarito e mai rivendicato ufficialmente dai gruppi terroristici dell’epoca.

Da anni Vera indaga quasi ossessivamente, aiutata da un amico poliziotto. Vuole trovare l’esecutore materiale, ma soprattutto i mandanti.

L’altro protagonista è Andrea Malchiodi, ex accademico distrutto da uno scandalo con una studentessa che gli ha devastato carriera, matrimonio e reputazione. Vive accudendo la madre Flavia, gravemente malata, mentre del padre conserva solo ricordi sfocati: un uomo scomparso quando lui era ancora bambino.

L’incontro tra Vera e Andrea cambia tutto. È lei a cercarlo dopo mesi di pedinamenti e ricerche, fino a rivelargli una verità devastante: il padre di Andrea sarebbe l’assassino del padre di Vera. E forse è ancora vivo, nascosto in Francia.

Da quel momento il romanzo cambia ritmo. Andrea inizialmente rifiuta quella verità, perché significherebbe riscrivere quarant’anni della propria esistenza. Ma proprio dentro questo trauma nasce il legame tra lui e Vera: un rapporto costruito sul dolore, sulla ricerca della verità e, progressivamente, anche sull’amore.

La narrazione si fa sempre più serrata. Realtà storica e finzione narrativa iniziano a sovrapporsi con grande abilità. I riferimenti agli anni del terrorismo italiano, alle connessioni oscure tra poteri ufficiali e lotta armata, rendono il romanzo particolarmente coinvolgente per chi ha vissuto, anche indirettamente, quel periodo.

Quando finalmente Carlo viene rintracciato, la situazione precipita: Vera scompare improvvisamente all’aeroporto, rapita da ignoti.

Ed è qui che prende avvio il nuovo romanzo.

Andrea e Carlo iniziano la ricerca di Vera, affiancati da un nuovo personaggio: Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo. Una ragazza dura, istintiva, quasi speculare al nonno per carattere e rabbia interiore.

Il trio si muove dentro un’indagine senza tracce certe, costretto a riaprire vecchie ferite. Carlo Malavasi torna così a contattare i suoi ex compagni della lotta armata, cercando di capire chi lo abbia tradito e soprattutto chi lo abbia spinto verso quell’attentato di decenni prima.

Ed è qui che De Giovanni allarga il racconto. Dietro il terrorismo emergono servizi segreti, poteri occulti, ricatti, apparati deviati, persino ombre legate alla Chiesa. Una rete di segreti che trasforma il romanzo quasi in una riflessione sulla storia italiana irrisolta.

Non c’è semplificazione ideologica. Il libro non assolve né condanna in modo netto. Mostra piuttosto la complessità di quegli anni, il peso delle manipolazioni, delle paure e delle ambiguità.

Anche i “cattivi” sono spesso uomini travolti dagli eventi.

Conclusioni

Questa doppia storia dell’Orologiaio di Brest rappresenta probabilmente uno dei lavori più maturi di Maurizio De Giovanni. Un thriller politico ed emotivo insieme, capace di tenere alta la tensione ma anche di interrogarsi sul rapporto tra memoria, colpa e verità.

La scrittura è elegante, intensa, cinematografica nei momenti d’azione ma capace anche di soffermarsi sulle ferite interiori dei personaggi.

Per chi ha vissuto gli anni Ottanta, il romanzo ha anche un forte impatto emotivo: molte atmosfere, paure e sospetti appartengono davvero alla memoria collettiva italiana.

Due libri affascinanti, da leggere insieme per coglierne pienamente il senso.

Bel lavoro, De Giovanni.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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