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Povera Ferrara mia! Dalle biciclette ai maranza, dalla pista sequestrata ai MAGA di Trump

Una riflessione personale sulla città dei miei studi, sull’amministrazione Fabbri e su una stagione politica nella quale gli annunci sembrano moltiplicarsi mentre le domande dei cittadini attendono risposte.

Immagine generata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Povera Ferrara mia, città dei miei studi, della mia giovinezza e di tanti ricordi che ancora oggi conservo con affetto, perché quando penso a te non mi vengono in mente le polemiche politiche, le inchieste giudiziarie o gli assessori che finiscono sulle pagine dei giornali, ma le biciclette che attraversavano il centro storico, le strade sulle quali ci si muoveva senza fretta e quell’atmosfera particolare che rendeva Ferrara una città diversa dalle altre. E Ferrara avvolta nella nebbia ha un fascino particolare.

Ricordo persino gli anni delle contestazioni studentesche del 1968 e del 1969, quando anche da noi arrivavano gli echi di un Paese che stava cambiando profondamente, ma la vita cittadina conservava una dimensione che oggi mi sembra quasi impossibile ritrovare. Erano altri tempi, certamente, e non voglio cadere nella solita trappola nostalgica secondo la quale tutto ciò che appartiene al passato sarebbe stato migliore, ma quella Ferrara aveva un’identità precisa e un modo tutto suo di vivere i cambiamenti.
Ecco perché mi dispiace osservare ciò che sta accadendo oggi, dopo oltre sette anni di amministrazione guidata da Alan Fabbri, leghista della prima ora e politicamente molto vicino a Matteo Salvini, che nel 2019 si presentò come l’uomo destinato a cambiare Ferrara dopo decenni di amministrazioni riconducibili alla sinistra.
Cambiare era la parola d’ordine, naturalmente, perché quando si conquista un Comune governato per tanti anni dagli avversari bisogna convincere gli elettori che finalmente arriverà una stagione nuova, fatta di efficienza, sicurezza, attenzione ai cittadini e capacità di affrontare i problemi che la vecchia classe dirigente non sarebbe stata in grado di risolvere.
A distanza di due mandati, però, credo sia legittimo chiedere quale sia il bilancio di quella promessa, soprattutto in una città che continua a confrontarsi con difficoltà economiche, problemi industriali e occupazionali, trasformazioni del commercio e una situazione sociale che meriterebbe probabilmente più attenzione di quanta ne ricevano certe iniziative ad alto rendimento mediatico.

Prima le dimissioni, poi l’incidente: una Giunta piuttosto movimentata

La cronaca degli ultimi anni non è stata particolarmente generosa con l’amministrazione Fabbri, anche se sarebbe ingiusto attribuire automaticamente al sindaco responsabilità personali per ogni vicenda che coinvolge un componente della sua squadra.

Nel dicembre 2024 Nicola Lodi (nella foto), già vicesindaco e poi assessore, è stato condannato in primo grado a due anni e dieci mesi per induzione indebita nella vicenda Cidas, una sentenza che ha determinato la sospensione dalla carica in applicazione della legge Severino e che è stata seguita, nel febbraio 2025, dalle sue dimissioni. Lodi ha contestato la decisione giudiziaria e dichiarato di voler proseguire la propria difesa, circostanza che va ricordata perché una condanna di primo grado non equivale a una sentenza definitiva.

Poi è arrivata la vicenda dell’assessora Francesca Savini (nella foto), coinvolta il 4 maggio 2026 in un incidente stradale mentre si trovava in automobile con il sindaco Fabbri, un episodio fortunatamente senza conseguenze fisiche per gli occupanti ma che ha assunto immediatamente una dimensione politica quando è emerso, secondo le notizie riportate dalla stampa, che l’assessora alla guida sarebbe risultata positiva all’alcoltest con un valore superiore a 1,5 grammi per litro.
Savini ha lasciato l’incarico e le opposizioni hanno chiesto chiarimenti non soltanto sull’incidente, ma anche sui tempi e sulle modalità con cui la vicenda era stata resa pubblica.
Insomma, per una Giunta che avrebbe dovuto rappresentare la stagione del cambiamento e del buon governo, il calendario delle difficoltà politiche ha cominciato a riempirsi con una certa regolarità.

E allora ecco il Nucleo Anti Maranza!

Quando la politica attraversa momenti complicati, una delle tentazioni più frequenti è quella di lanciare iniziative capaci di conquistare immediatamente titoli sui giornali e discussioni sui social, possibilmente scegliendo parole che facciano molto rumore e che permettano di dividere rapidamente l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari.
Ed ecco che a Ferrara arriva il NAM, Nucleo Anti Maranza, annunciato da Fabbri come un esperimento da realizzare attraverso il coinvolgimento della Polizia locale, di avvocati, psicologi, assistenti sociali ed esperti di sicurezza, con funzioni dichiarate di prevenzione, controllo e contrasto dei comportamenti violenti.
Ora, sia chiaro, la sicurezza è una questione seria e nessuno può pensare che aggressioni, intimidazioni, vandalismi e comportamenti criminali debbano essere tollerati, ma proprio perché il problema è serio sarebbe interessante conoscere quali strumenti concreti aggiuntivi possa offrire una struttura che porta un nome tanto efficace dal punto di vista propagandistico quanto discutibile sul piano della definizione dei comportamenti da contrastare.
Perché continuo a domandarmi che cosa significhi esattamente maranza in questo contesto e soprattutto chi decida di attribuire quell’etichetta, visto che una cosa è intervenire contro chi commette reati e un’altra è costruire una categoria sociale sulla base di un termine che nell’uso comune viene spesso associato all’abbigliamento, all’età, alle origini familiari o al modo di comportarsi dei ragazzi.
Ne avevamo già discusso anche a proposito dei nostri lidi (vedi post C’è maranza e maranza? Se è straniero è immigrazione, se è italiano è disagio. Lo spiegoncino di Max 24/08/2026), quando il termine veniva utilizzato per descrivere situazioni molto diverse tra loro, e continuo a pensare che la sicurezza si garantisca individuando comportamenti illegali, non inventando nuove categorie di cittadini da sorvegliare.

Naturalmente Matteo Salvini ha applaudito l’iniziativa, arrivando a indicarla come un modello da replicare in altre città italiane, e confesso che quando ho letto questa notizia ho pensato che ormai, nella politica nazionale, il successo di un provvedimento si misuri sempre più spesso dalla velocità con la quale viene rilanciato sui social e sempre meno dalla possibilità di verificarne concretamente i risultati.
Ma c’è un altro particolare che merita attenzione, perché tra le persone indicate dalla stampa come possibili protagoniste del nuovo nucleo compare proprio Nicola Lodi, l’ex assessore che aveva lasciato la Giunta dopo la sospensione conseguente alla condanna di primo grado.
La sua partecipazione è stata riportata dalla stampa, mentre l’attribuzione di un eventuale ruolo di guida non risultava inizialmente confermata ufficialmente dal Comune, e anche su questo sarebbe utile qualche spiegazione in più.

Poi arriva la pista di minimoto. E questa volta non c’è niente da ridere

Mentre si discuteva del Nucleo Anti Maranza, è arrivata una notizia decisamente più grave, perché nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma è stato sequestrato il circuito X-Bikes di via Diana, un impianto di proprietà del Comune di Ferrara, e tra le persone indagate compare l’assessore comunale allo Sport Francesco Carità (nella foto).

Le ipotesi di reato riportate dagli organi di informazione nei confronti dell’assessore riguardano la rivelazione di atti d’ufficio e la corruzione, mentre gli investigatori stanno approfondendo i rapporti tra la gestione dell’impianto e un imprenditore ritenuto vicino ad ambienti della ‘ndrangheta.
È fondamentale precisare che si tratta di ipotesi investigative ancora da accertare, che Carità ha respinto le accuse e che nessuna responsabilità penale può essere considerata dimostrata prima delle decisioni della magistratura.
Tuttavia, anche rispettando pienamente la presunzione di innocenza, rimane una questione politica e amministrativa di grande rilievo, perché l’impianto sequestrato appartiene al Comune e quindi è del tutto legittimo domandarsi quali verifiche siano state effettuate sulle procedure di affidamento, quali controlli fossero previsti e se gli strumenti di vigilanza dell’amministrazione abbiano funzionato adeguatamente.
Il sindaco ha successivamente disposto la costituzione di un gruppo di lavoro interno per verificare le procedure e ha ribadito la fiducia nella magistratura, precisando che non intende chiedere le dimissioni dell’assessore sulla sola base dell’indagine.
Una posizione che può essere discussa politicamente, ma che non deve essere confusa con un’ammissione di responsabilità.

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Il Consiglio comunale aspetta Fabbri, ma il sindaco parla con Red Ronnie

Di fronte a una vicenda di questa gravità, le opposizioni hanno chiesto che Fabbri riferisse personalmente in Consiglio comunale, perché quando un impianto pubblico viene sequestrato nell’ambito di un’inchiesta antimafia e un assessore risulta indagato, il confronto con i rappresentanti eletti dai cittadini dovrebbe essere considerato un passaggio istituzionale di particolare importanza.
Il sindaco, però, non si è presentato alla seduta del 26 ottobre, provocando nuove proteste e alimentando una polemica che sarebbe stata probabilmente evitabile attraverso un chiarimento tempestivo.
Nelle stesse ore Fabbri è intervenuto in una trasmissione con Red Ronnie (noto no vax, no tutto), alla quale partecipava anche Gianmarco Landi (nella foto), promotore dell’imminente raduno italiano dei sostenitori di Donald Trump.

Successivamente il sindaco ha spiegato che la mancata presenza in Consiglio dipendeva da altri impegni e non dal collegamento con Red Ronnie, una precisazione che è corretto riportare, anche se non modifica la questione politica di fondo.
Perché, caro Alan, qui il problema non è stabilire se Red Ronnie sia un interlocutore più o meno interessante, né discutere le sue opinioni, ma capire se in una giornata nella quale il Consiglio comunale chiedeva spiegazioni su un’inchiesta riguardante un bene pubblico non sarebbe stato preferibile dare la precedenza al confronto istituzionale. Personalmente avrei scelto il Consiglio comunale, ma evidentemente abbiamo una diversa idea delle priorità. Con Red Ronnie … è stato più facile e comodo.

E il 5 novembre arrivano pure i MAGA italiani

Come se il calendario ferrarese non fosse già sufficientemente movimentato, giovedì 5 novembre 2026 è previsto alla Palax Arena il primo raduno nazionale degli Italiani con Trump, iniziativa promossa da Gianmarco Landi e Andrea Colombini, con dibattiti, collegamenti dagli Stati Uniti, cena e festa musicale.
Gli organizzatori intendono dare vita a un’associazione ispirata al movimento MAGA, mentre Fabbri ha annunciato la propria intenzione di partecipare per un saluto.
Naturalmente organizzare una manifestazione politica è un diritto e Ferrara può ospitare iniziative di qualsiasi orientamento nel rispetto delle regole, ma trovo singolare che proprio mentre l’amministrazione deve affrontare questioni così delicate si moltiplichino gli appuntamenti destinati a collocare la città al centro delle iniziative della galassia trumpiana italiana.
Mi viene quasi da chiedermi se, dopo il Nucleo Anti Maranza e il raduno MAGA, la prossima grande novità per Ferrara sarà una convention internazionale dedicata alla geopolitica, magari con qualche collegamento da Mosca, anche se naturalmente siamo nel campo della satira e non delle notizie.
La cosa curiosa è che l’appuntamento arriva a ridosso delle elezioni americane di metà mandato e quindi i partecipanti potranno discutere anche dei risultati elettorali, qualunque essi siano, confrontandosi con la realtà politica statunitense anziché soltanto con gli slogan.
Intanto Rete Pace Ferrara ha annunciato una manifestazione di protesta in piazza Cattedrale nella stessa giornata, a dimostrazione che la scelta di ospitare questo raduno è già diventata un nuovo motivo di confronto e contrapposizione nella città.

Povera Ferrara mia, io continuo a ricordarti in bicicletta

Non voglio sostenere che tutti i problemi di Ferrara siano nati con Alan Fabbri, perché sarebbe ingiusto verso la storia della città e persino troppo comodo per chi l’ha amministrata in precedenza, così come non penso che una città possa essere giudicata esclusivamente attraverso le vicende giudiziarie o le polemiche che coinvolgono i suoi amministratori.
Credo però che dopo oltre sette anni di governo sia legittimo chiedere conto delle promesse fatte, delle priorità scelte e del modo nel quale vengono affrontati i problemi, soprattutto quando una parte così rilevante della comunicazione politica sembra concentrarsi su iniziative simboliche e su battaglie identitarie che garantiscono visibilità immediata ma non sempre offrono risposte verificabili ai bisogni dei cittadini.
Ferrara avrebbe bisogno di discutere seriamente di lavoro, sviluppo economico, crisi industriali, giovani, servizi, sicurezza reale, qualità urbana e prospettive per il futuro, mentre troppo spesso il dibattito finisce per ruotare attorno all’ultima polemica, all’ultima trovata comunicativa o all’ultimo appuntamento politico destinato a far parlare della città anche fuori dai suoi confini.
Ed è proprio questo che mi dispiace maggiormente, perché la Ferrara che ricordo non aveva bisogno di inventarsi continuamente un nemico o un nuovo slogan per affermare la propria identità, ma era una città che sapeva farsi riconoscere attraverso la sua storia, la sua cultura, le sue strade, le sue piazze e quella straordinaria presenza delle biciclette che per me rimane ancora oggi il simbolo più bello della sua qualità della vita.
Caro Alan, governare una città significa anche saper rispondere alle domande scomode, presentarsi davanti al Consiglio comunale quando la situazione lo richiede e spiegare ai cittadini che cosa si sta facendo per risolvere i problemi, perché la buona amministrazione non si misura dal numero di applausi che arrivano da Salvini o dalla quantità di attenzione conquistata sui social.
E io, che a Ferrara ho trascorso anni importanti della mia vita, vorrei tornare a leggere notizie capaci di farmi sorridere per i successi della città, anziché ritrovarmi continuamente davanti a vicende che suscitano amarezza e nuove domande.
Povera Ferrara mia, quanto vorrei rivederti protagonista per le tue qualità e non per le tue polemiche.
Magari ricominciando proprio da una bicicletta, che almeno ha il vantaggio di portarti avanti senza bisogno di inventare ogni settimana un nuovo nemico.


RaiNews TGR Emilia-Romagna, 25 e 26 ottobre 2026, inchiesta sul kartodromo, indagine sull’assessore Carità e assenza di Fabbri in Consiglio comunale.
ANSA, 22 e 27 ottobre 2026, istituzione del Nucleo Anti Maranza e verifiche interne disposte dal Comune sul kartodromo.
Comune di Ferrara, 17 febbraio 2025, comunicato sulle dimissioni di Nicola Lodi.
Documentazione consiliare e opposizioni ferraresi, maggio 2026, vicenda dell’incidente che ha coinvolto Francesca Savini.
Il Resto del Carlino, Federico Di Bisceglie, 29 ottobre 2026, dichiarazioni del sindaco sul caso kartodromo.
Estense.com, ottobre 2026, collegamento con Red Ronnie e polemica sull’assenza in Consiglio comunale. La Nuova Ferrara, Daniele Oppo, 26 e 27 ottobre 2026, organizzazione del raduno MAGA del 5 novembre.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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