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Poste rilancia su TIM: 30 centesimi in più e addio alla soglia del 66,7%

Generato con IA
Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Alla fine il rilancio è arrivato.

Proprio ieri, partendo dai valori di Borsa e dalle condizioni originarie dell’Opas, avevamo osservato – conversando amabilmente con una mia amica giornalista – che qualcosa non quadrava più: TIM quotava sopra il valore implicito dell’offerta di Poste Italiane e il premio del 9,01% promesso al momento del lancio dell’operazione, nel marzo scorso, si era trasformato in uno sconto di circa il 2,4%.

Il mercato, in sostanza, stava dicendo a Matteo Del Fante che l’offerta non bastava. Poche ore dopo è arrivata la risposta.

Il Consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha aumentato di 30 centesimi la componente in contanti dell’Opas, portandola da 1,67 a 1,97 euro per ogni azione TIM, mentre resta invariato il concambio di 0,218 azioni Poste.
Ma insieme al rilancio economico è arrivata una seconda decisione, forse ancora più importante: Poste ha rinunciato alla soglia minima del 66,67% che inizialmente condizionava il successo dell’operazione.
Poste comprerà quindi tutte le azioni che verranno consegnate, anche se al termine dell’offerta la partecipazione raggiunta dovesse risultare inferiore alla soglia prevista in precedenza.

Il mercato aveva mandato un segnale chiarissimo

Torniamo per un momento ai numeri che avevamo studiato ieri.

L’Opas fu annunciata il 22 marzo 2026, prendendo come riferimento le quotazioni di venerdì 20 marzo. All’epoca TIM valeva 0,583 euro per azione, mentre Poste quotava 21,462 euro. L’offerta originaria prevedeva: 0,0218 azioni Poste + 0,167 euro in contanti per una valorizzazione complessiva di 0,635 euro per azione TIM, pari a un premio del 9,01%.

Dopo il raggruppamento azionario di TIM i valori sono stati moltiplicati per dieci, lasciando naturalmente invariata la sostanza economica dell’operazione: 0,218 azioni Poste + 1,67 euro cash.

Alla vigilia del rilancio, però, con Poste a circa 26,90 euro e TIM intorno a 7,72 euro, il vecchio corrispettivo valeva: 26,90 × 0,218 + 1,67 = 7,53 euro, contro una quotazione TIM di circa 7,72 euro.

Chi possedeva TIM avrebbe quindi dovuto consegnare sul mercato un titolo che valeva 7,72 euro ricevendo in cambio circa 7,53 euro. Non esattamente il miglior incentivo ad aderire.

Ed infatti le adesioni erano ferme a circa il 4,9% del capitale TIM, oltre naturalmente al 20% già posseduto da Poste.

I 30 centesimi cambiano il quadro

Con il nuovo corrispettivo il calcolo diventa: 0,218 azioni Poste + 1,97 euro cash. Prendendo come riferimento la chiusura di ieri, con Poste a 26,25 euro e TIM a 7,474 euro, l’offerta vale: 26,25 × 0,218 + 1,97 = circa 7,69 euro.

Rispetto ai 7,474 euro della quotazione TIM significa un premio di circa il 2,9%. Quindi il rilancio ha fatto esattamente quello che serviva nell’immediato: ha trasformato lo sconto dell’offerta in un piccolo premio.

Ma qui arriva la parte più interessante.

Del premio originario del 9,01% non c’è più traccia

Se Poste avesse voluto ristabilire lo stesso premio del 9,01% riconosciuto agli azionisti TIM al momento del lancio dell’Opas, con TIM a 7,474 euro avrebbe dovuto offrire un valore complessivo vicino a: 7,474 × 1,0901 = circa 8,15 euro.

Con Poste a 26,25 euro, la parte azionaria vale circa: 26,25 × 0,218 = 5,72 euro.

Per ripristinare integralmente il vecchio premio, quindi, la componente cash avrebbe dovuto essere di circa: 8,15 – 5,72 = 2,43 euro. Non 1,97 euro.

In altre parole, per riportare l’offerta alle condizioni relative originarie sarebbero serviti circa 76 centesimi in più rispetto agli iniziali 1,67 euro, mentre Poste ne ha aggiunti soltanto 30. Il rilancio quindi migliora sensibilmente l’offerta, ma non restituisce agli azionisti TIM il premio percentuale che avevano davanti quando l’operazione venne annunciata a marzo. Questo, a mio avviso, è il dato più interessante dell’intera vicenda.

Poste dice: questa è l’ultima offerta

Il gruppo ha già chiarito che non ci saranno ulteriori incrementi. Il nuovo controvalore massimo dell’operazione arriva a circa 11,3 miliardi di euro, dei quali oltre 3,3 miliardi in contanti.

Per finanziare l’aumento della componente cash Poste ha ottenuto un ulteriore finanziamento fino a 512 milioni di euro da Bnp Paribas e Mediobanca. Secondo Poste, l’aumento del prezzo non modifica sostanzialmente i benefici economici dell’integrazione: l’operazione dovrebbe avere un effetto positivo sull’utile per azione già dal 2027 e a doppia cifra nel 2028. Confermata anche la politica dei dividendi e una leva finanziaria pro forma prevista intorno a 1,5 volte l’Ebitda a fine 2026.

Le sinergie dell’integrazione restano stimate in almeno 700 milioni l’anno.

Ma perché rinunciare al 66,67%?

Ed eccoci all’altra grande novità. Finora Poste aveva subordinato l’efficacia dell’Opas al raggiungimento di almeno il 66,67% dei diritti di voto di TIM. Ora quella condizione è stata cancellata.

Significa che Poste accetterà qualsiasi quantità di azioni venga portata in adesione, anche qualora non raggiungesse il livello necessario per controllare due terzi del capitale.

È una modifica sostanziale. L’obiettivo industriale dichiarato resta l’integrazione completa e, possibilmente, il delisting di TIM. Ma Poste si sta contemporaneamente assicurando una via d’uscita nel caso in cui gli azionisti non aderiscano in massa. In altre parole: l’Opas non potrà più fallire semplicemente perché non viene raggiunto il 66,67%.

Potrà riuscire molto, riuscire meno del previsto, ma Poste aumenterà comunque la propria partecipazione.
L’offerta si chiuderà alle 17.30 di venerdì 11 settembre e, per effetto della modifica delle condizioni, è prevista la riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre 2026.

Labriola consegna le sue azioni

Un segnale favorevole a Poste è arrivato dal management di TIM. L’amministratore delegato Pietro Labriola e gli altri dirigenti con responsabilità strategiche hanno comunicato di avere aderito all’Opas con le azioni in loro possesso. Il Consiglio di amministrazione di TIM aveva già giudicato congruo il corrispettivo sotto il profilo finanziario e valutato positivamente il razionale industriale dell’operazione.

Ma finora gli investitori istituzionali e soprattutto i fondi sono rimasti molto più prudenti. E non è difficile capirne il motivo. Quando il mercato offre più dell’Opas, non c’è alcuna fretta di consegnare le azioni.

Ora i 30 centesimi aggiuntivi cambiano l’equazione.


Devo ammettere che la tempistica è curiosa. Ieri avevamo — con l’aiuto dei calcoli di ChatGPT — fatto un conto semplicissimo: il premio iniziale del 9,01% era scomparso e l’offerta di Poste valeva addirittura meno della quotazione di TIM.
Conclusione: se Del Fante voleva convincere gli azionisti, doveva mettere mano al portafoglio. Ventiquattr’ore dopo, eccoci qua. Poste aggiunge 30 centesimi.

Non abbastanza per ripristinare il premio originario, ma abbastanza per trasformare lo sconto in un piccolo premio e, soprattutto, per provare a smuovere adesioni che fino ad ora erano decisamente modeste.

Per me, però, la notizia ancora più significativa è un’altra: la rinuncia alla soglia del 66,67%. Perché aumentare il prezzo significa dire agli azionisti TIM: vi offro qualcosa in più.
Eliminare la soglia significa invece dire: qualunque cosa succeda, io le azioni che mi consegnerete me le prendo.
Ed è un cambiamento importante.

Poste partiva con l’obiettivo del 100%, del delisting e della completa integrazione di TIM. Oggi quello rimane il traguardo, ma contemporaneamente Del Fante si assicura che l’operazione produca comunque un aumento della partecipazione anche in presenza di adesioni inferiori alle attese. Insomma, il mercato qualche cosa a Poste l’ha imposta.

Prima ha fatto sparire il premio dell’Opas. Poi ha tenuto basse le adesioni. Alla fine il rilancio che per settimane era stato escluso è arrivato. Adesso vedremo se 30 centesimi saranno sufficienti.

La domanda, infatti, è diventata molto semplice: gli azionisti TIM considereranno interessante un premio intorno al 3%, oppure continueranno a pensare che, alla luce delle prospettive industriali e delle sinergie che Poste stessa valuta in almeno 700 milioni l’anno, il loro titolo meriti qualcosa di più?

Il mercato ha tempo fino all’11 settembre per dare una prima risposta. E poi avrà altri cinque giorni, dal 21 al 25 settembre, per quella definitiva.

Questa volta i numeri saranno molto più interessanti delle dichiarazioni.


  • Corriere della Sera, Francesco Bertolino, “Opas su Tim, c’è il rilancio di Poste”, 8 settembre 2026.
  • Il Sole 24 Ore, Antonella Olivieri e Laura Serafini, “Poste vara il rilancio su Tim, ritoccata la componente cash”, 8 settembre 2026.
  • Poste Italiane, comunicato price sensitive, “Incremento del corrispettivo dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio volontaria totalitaria… e rinuncia alla condizione soglia”, 7 settembre 2026.
  • Poste Italiane, comunicato del 22 marzo 2026 sull’annuncio dell’Opas: valorizzazione iniziale di TIM pari a 0,635 euro e premio del 9,01% rispetto alla quotazione del 20 marzo.
  • Poste Italiane, documento d’offerta del luglio 2026: adeguamento del corrispettivo a 0,218 azioni Poste più 1,67 euro dopo il raggruppamento delle azioni TIM.
  • TIM, comunicato del 7 settembre 2026 sull’adesione all’Opas dell’amministratore delegato Pietro Labriola e del top management.
  • ANSA, “Poste incrementa componente cash Opas su Tim”, 7 settembre 2026.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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