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Mps tra procure e visioni strategiche: l’inchiesta si allarga mentre Caltagirone difende Siena e Generali

Francesco Gaetano Caltagirone seduto a un grande tavolo finanziario con dossier “Mps”, “Mediobanca”, “Generali” e mappe del risiko bancario italiano. Sul lato sinistro magistrati della procura di Milano e Guardia di Finanza analizzano smartphone, computer e documenti giudiziari con scritte “Abb 2024”, “Concerto”, “Scalata”. Sul lato destro il Leone di Generali domina simbolicamente Rocca Salimbeni e Piazzetta Cuccia collegate da flussi digitali luminosi. Sullo sfondo skyline Siena-Milano-Roma con Palazzo Chigi e grafici finanziari, ideazione, prompt e immagine di ChatGPT

Il risiko bancario italiano continua a muoversi su due binari paralleli che ormai si intrecciano continuamente: quello industriale e quello giudiziario. Da una parte c’è il grande progetto di integrazione tra Monte dei Paschi e Mediobanca. Dall’altra cresce l’inchiesta della procura di Milano sulla scalata che ha cambiato gli equilibri della finanza italiana. In mezzo, quasi come figura di raccordo tra i due mondi, c’è Francesco Gaetano Caltagirone, grande azionista, costruttore, editore e ormai uno dei protagonisti più influenti del capitalismo nazionale.

Le due vicende raccontate da Rosario Di Raimondo (nella foto a sx) su Repubblica e da Federico De Rosa (nella foto a dx) sul Corriere della Sera finiscono così per comporre un unico quadro politico-finanziario.


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L’inchiesta milanese aggiunge infatti un nuovo tassello alla ricostruzione del presunto “concerto” tra Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri per Delfin e Luigi Lovaglio nella lunga operazione culminata con la conquista di Mediobanca da parte di Mps. La Guardia di Finanza, su disposizione dei pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi coordinati dall’aggiunto Roberto Pellicano, ha sequestrato computer e smartphone di Andrea Nattino, presidente di Finnat Fiduciaria, struttura che secondo gli inquirenti rappresenterebbe uno dei principali veicoli finanziari utilizzati dal gruppo Caltagirone nelle operazioni di mercato.

Andrea Nattino (nella foto) non è indagato. Ma il suo ruolo viene considerato centrale nella ricostruzione dell’operazione del 13 novembre 2024, quando il Tesoro collocò il 15% di Mps attraverso la procedura accelerata Abb affidata a Banca Akros. È proprio quel passaggio che i magistrati ritengono segnato da “anomalie” e funzionale alla costruzione del nuovo assetto di controllo del Monte.
Secondo l’impostazione della procura, Delfin e gruppo Caltagirone avrebbero operato in modo perfettamente coordinato nell’acquisto delle azioni Mps, con ordini praticamente sovrapponibili per quantità e prezzo. Ed è qui che emerge il ruolo di Finnat come intermediario operativo del gruppo romano.
L’inchiesta, dunque, non guarda soltanto alla successiva Ops su Mediobanca. Cerca piuttosto di ricostruire tutta la “filiera” finanziaria e politica che avrebbe preparato il terreno alla nuova stagione del Monte.

Ma mentre la magistratura approfondisce il passato recente, Francesco Gaetano Caltagirone (nella foto) nel frattempo sceglie di parlare pubblicamente del futuro. E lo fa in una lunga intervista al Corriere della Sera che, probabilmente, rappresenta una delle dichiarazioni più importanti degli ultimi mesi sul destino del sistema bancario italiano.

L’imprenditore romano rivendica apertamente la propria visione: Mps deve restare protagonista, non deve essere assorbita da Banco Bpm e soprattutto non deve vendere Generali.
Dietro queste parole c’è una precisa idea di equilibrio territoriale e finanziario. Caltagirone spiega di aver investito nel Monte non soltanto per ragioni economiche, ma anche per una visione “sociale” e strategica: costruire un grande polo bancario radicato nell’Italia centrale e meridionale per riequilibrare il peso crescente di Milano nel sistema finanziario nazionale.
Per questo guarda con preoccupazione all’ipotesi di una futura integrazione con Banco Bpm che possa trasformare Siena in una semplice appendice di Piazza Meda. Il rischio, secondo lui, sarebbe disperdere un patrimonio di competenze, professionalità e identità costruito in cinque secoli di storia bancaria.

Ma il passaggio forse più significativo riguarda Generali.

Caltagirone è chiarissimo: il 13,2% detenuto tramite Mediobanca non va ceduto. Anzi. A suo giudizio, proprio il fatto che tutte le grandi banche europee desiderino una presenza assicurativa dimostra il valore strategico del Leone di Trieste. Vendere Generali “per fare cassa”, sostiene, non avrebbe alcuna logica industriale se poi il capitale venisse reinvestito in attività meno redditizie e più assorbenti dal punto di vista patrimoniale.
È una posizione che, paradossalmente, avvicina oggi Caltagirone proprio a Luigi Lovaglio. Anche il ceo del Monte, nelle ultime settimane, ha infatti raffreddato completamente le ipotesi di vendita della quota Generali e ha iniziato invece ad aprire pubblicamente a possibili partnership operative con Trieste.

Restano invece distanti le visioni sul modello di integrazione con Mediobanca. Caltagirone continua a sostenere che Piazzetta Cuccia avrebbe dovuto mantenere maggiore autonomia, preservando quella cultura storica della banca d’affari che ha segnato decenni di capitalismo italiano. E torna anche sulla battaglia assembleare di aprile, spiegando che la lista alternativa a Lovaglio non era “la sua lista”, ma quella del vecchio consiglio.
Pur riconoscendo al manager senese grandi capacità di ristrutturazione e taglio dei costi, l’imprenditore lascia intendere che la nuova fase richiederà qualità diverse: armonizzazione, persuasione, capacità di sintesi.

Nel frattempo, però, la realtà sembra andare in una direzione diversa. Lovaglio è tornato saldamente al comando del Monte, Mediobanca viene integrata sempre più velocemente e il mercato continua a premiare il progetto industriale di Siena.
Così il risiko bancario italiano entra in una nuova fase. Non più soltanto fusioni e governance. Ma uno scontro molto più profondo tra modelli di capitalismo, centralità dei territori, ruolo della politica, peso delle procure e controllo del risparmio nazionale.

E dentro questo grande gioco Mps è ormai diventata molto più di una banca.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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