
Il comunicato di Monte dei Paschi di Siena del 12 ottobre 2026, diffuso dopo il Consiglio di amministrazione presieduto da Cesare Bisoni, rappresenta una risposta molto dura, anche se formalmente definita preliminare, all’offerta di Intesa Sanpaolo.
Il messaggio centrale è chiaro: Intesa chiede agli azionisti MPS di rinunciare al progetto di crescita della banca senese senza garantire che la propria offerta andrà effettivamente a buon fine.
I nove punti principali
1. Il rilancio di Intesa non basta
Intesa ha aumentato la componente in contanti da 1 a 1,25 euro per azione MPS, mantenendo il rapporto di 1,6 azioni Intesa per ogni azione MPS. La nuova offerta valorizza MPS 10,341 euro per azione, con un premio del 15,3%, contro il precedente 12,5%. Il CdA senese sottolinea che nelle operazioni bancarie comparabili il premio medio è stato intorno al 30%. Ritiene quindi il rilancio ancora insufficiente.
2. L’assemblea del 29 ottobre diventa decisiva
Intesa ha dichiarato che ritirerà l’offerta qualora gli azionisti approvino le operazioni MPS su Banco BPM e Banca Generali. Per altre deliberazioni assembleari, invece, Intesa si riserva di decidere successivamente.MPS contesta questa impostazione perché gli azionisti sarebbero chiamati a rinunciare alla propria strategia senza conoscere ancora tutti i dettagli dell’offerta concorrente.
3. Due modelli industriali completamente diversi
MPS vuole costruire un grande gruppo bancario e finanziario attraverso Mediobanca, Banco BPM e Banca Generali. Intesa propone invece di dividere MPS: circa 625 filiali confluiranno nel proprio gruppo insieme a Mediobanca, mentre altre 635 filiali, con marchio MPS e strutture centrali, passeranno a Unipol, in vista dell’integrazione con BPER.
Il CdA senese considera questa seconda soluzione più complessa e dipendente da numerose autorizzazioni e decisioni successive.
4. Contestate le sinergie promesse da Intesa
Intesa stima 2,9 miliardi di sinergie annue, mentre MPS indica 1,8 miliardi dalle operazioni su Banco BPM e Banca Generali, oltre a 800 milioni dall’integrazione con Mediobanca.
Secondo Siena, le sinergie di Intesa sono particolarmente ambiziose rispetto alle dimensioni delle attività MPS che rimarrebbero effettivamente nel gruppo milanese.
5. MPS rilancia sui dividendi
Il piano MPS prevede, subordinatamente alle condizioni indicate nel comunicato:
- Una distribuzione straordinaria di circa 4 miliardi, pari a 1,208 euro lordi per azione, in denaro e azioni Generali.
- Oltre 19 miliardi di distribuzioni complessive agli azionisti nel periodo 2026-2030.
- Un rendimento sul capitale tangibile superiore al 19% nel 2029.
- Il mantenimento, da parte degli attuali azionisti MPS, di circa il 50% del gruppo ampliato, nell’ipotesi di pieno successo di entrambe le offerte.
6. Mediobanca deve rimanere nel progetto senese
Il CdA respinge l’invito di Intesa a rinviare la fusione MPS-Mediobanca, ricordando che l’operazione era stata programmata prima dell’offerta milanese. La fusione, secondo Siena, ha motivazioni industriali e patrimoniali autonome.
7. Siena e l’occupazione: promesse troppo generiche
È uno dei passaggi più interessanti. MPS riconosce l’attenzione dichiarata da Intesa verso Siena e la Toscana, ma sottolinea che mancano impegni quantificati su investimenti, occupazione, funzioni direzionali, sviluppo del credito e tempi di realizzazione.
Il CdA ricorda che mantenere un marchio o una sede non significa necessariamente conservare il potere decisionale sul territorio.
8. Il rischio di concentrazione bancaria
MPS contesta l’argomentazione di Intesa secondo cui il progetto senese potrebbe danneggiare il sistema bancario nazionale e l’indipendenza di Generali.
Al contrario, sostiene che il proprio piano favorirebbe la presenza di un altro grande operatore indipendente, mentre l’acquisizione da parte di Intesa aumenterebbe ulteriormente la concentrazione bancaria.
9. Nessuna resa da parte del CdA
Nelle conclusioni, il Consiglio conferma la validità del progetto industriale MPS e dichiara che continuerà a perseguire tutte le iniziative utili a tutelare e massimizzare il valore per gli azionisti.
Non si tratta ancora del parere formale sull’offerta previsto dall’articolo 103 del TUF, ma la posizione politica e industriale del CdA appare decisamente contraria alla proposta di Intesa.

cosa emerge davvero
Dal comunicato ricavo tre considerazioni.
La prima è che Lovaglio e il CdA non sembrano intenzionati ad arrendersi. Non siamo davanti a una semplice richiesta di aumentare il prezzo, ma alla difesa di un progetto industriale alternativo che prevede la nascita di un grande gruppo bancario e finanziario italiano.
La seconda riguarda Unipol e BPER. MPS mette in evidenza una debolezza effettiva del progetto Intesa: la destinazione finale di una parte importante delle attività della banca senese dipende da operazioni successive, da autorizzazioni e soprattutto da decisioni che non spettano direttamente a Intesa. È una critica che merita attenzione.
La terza riguarda i lavoratori e i territori. Il comunicato dedica spazio all’occupazione e al futuro di Siena, ma rimane prevalentemente concentrato sugli interessi degli azionisti. Anche il progetto MPS, con l’integrazione di Banco BPM e Banca Generali, comporterebbe inevitabilmente importanti trasformazioni organizzative. Su questo terreno servirebbero maggiori garanzie da entrambe le parti.
La conclusione
Il 29 ottobre si annuncia come una data cruciale. Gli azionisti dovranno scegliere tra due progetti profondamente differenti, con una particolarità: approvare il piano MPS può far saltare l’offerta Intesa, ma rinunciare al piano MPS non garantisce che Intesa completi l’acquisizione. È probabilmente questa la contestazione più forte contenuta nelle otto pagine del comunicato. E aggiungerei un’ultima osservazione: il CdA di MPS non ha chiuso la porta a Intesa, ma ha costruito una difesa molto articolata del proprio progetto, lasciando intendere che 25 centesimi in più non sono sufficienti per cambiare strada.
Lasciate ogni speranza a voi che entrate … o perdere sapendo di perdere?