
«La retorica non fa finanza. E nemmeno gli auspici fanno politica industriale.»
C’è qualcosa di curioso nella nuova puntata del risiko bancario italiano: Giorgia Meloni dice di non volere lo “smembramento” di Mps, Luigi Lovaglio applaude, Siena spera. Intanto Intesa Sanpaolo continua tranquillamente a preparare la propria Opas.
Ed è proprio questa distanza tra dichiarazioni politiche e operazioni finanziarie a rendere interessante la vicenda. Nell’intervista concessa a Milano Finanza, la presidente del Consiglio interviene direttamente sul futuro del Monte dei Paschi:
«Mi auguro che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale, capace di produrre benefici per famiglie e imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità».
Una frase tutt’altro che irrilevante, perché il progetto presentato da Intesa Sanpaolo prevede proprio una profonda ridefinizione dell’attuale perimetro di Mps.
In caso di successo dell’operazione, Intesa manterrebbe circa 625 filiali Mps e l’intera Mediobanca, mentre un’entità bancaria comprendente circa 635 filiali del Monte, il marchio storico e parte delle strutture centrali verrebbe ceduta a Unipol.
Dunque, chiamarlo “spezzatino” è certamente una definizione polemica. Ma sostenere che Mps resterebbe esattamente quella che conosciamo oggi sarebbe altrettanto difficile.
Messina però tira diritto
Il problema per Meloni è che un auspicio del presidente del Consiglio non modifica automaticamente un’Opas.
Intesa ha costruito un progetto industriale, ha definito il concambio, raggiunto l’accordo con Unipol e fissato il calendario.
Il prossimo appuntamento fondamentale è il 10 settembre, quando l’assemblea straordinaria di Intesa sarà chiamata ad autorizzare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta. Il periodo di adesione è previsto tra la fine di settembre e dicembre 2026.
Carlo Messina, insomma, non sembra particolarmente impressionato dal rumore che arriva da Siena. Ne dalle parole di Meloni. E del resto perché dovrebbe esserlo?

Finché non interviene un fatto concreto — un’alternativa industriale di Mps, una decisione delle authority, condizioni dell’Antitrust tali da modificare significativamente l’operazione oppure un intervento del Governo — Intesa può semplicemente continuare a seguire il proprio calendario. Ed è questo forse il passaggio più interessante dell’articolo di Pierluigi Piccini – ex sindaco di Siena – (nella foto): la retorica non fa finanza.
Le parole possono pesare politicamente. Ma poi servono atti.
Lovaglio incassa l’assist di Meloni
Luigi Lovaglio non poteva chiedere di meglio. Nel giorno in cui Siena gli ha conferito il Premio Mangia, massimo riconoscimento civico della città, il ceo di Mps ha immediatamente raccolto le parole della premier:
«Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore del Monte dei Paschi di Siena sta nella sua integrità».
Lovaglio ha poi ribadito il concetto sul quale sta costruendo da settimane la propria opposizione all’operazione di Intesa: Mps vale proprio perché è una banca integra. E ha alzato ulteriormente il registro:
«Il Monte ha un’anima e le anime non si possono separare».
Una frase perfetta per Siena alla vigilia del Palio. Un po’ meno per una conference call con gli analisti.
Ma il messaggio è chiarissimo: Lovaglio prova a trasformare la difesa dell’attuale perimetro di Mps da questione esclusivamente finanziaria a questione industriale, territoriale e perfino identitaria.
Non è casuale. Nei giorni scorsi anche Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno chiesto di tutelare l’integrità e il radicamento territoriale della banca, opponendosi allo smembramento.
Si sta quindi formando attorno a Lovaglio un fronte senese molto più ampio del solo management. Resta da capire se alle parole seguirà un’alternativa finanziariamente credibile.
Perché alla fine saranno gli azionisti a votare con le proprie azioni.
E a Siena qualche perplessità rimane
Non tutti, infatti, sembrano disposti a lasciarsi trascinare dalle metafore.
Pierluigi Piccini, nel suo intervento “La retorica non fa finanza”, mette il dito esattamente nella contraddizione. Parlare di anima, identità e integrità è suggestivo. Ma la domanda decisiva resta molto più prosaica: dove resteranno il comando, le funzioni, l’occupazione e il valore prodotto?
È una domanda legittima. E aggiungerei che vale per entrambi i progetti.
Vale per Intesa, che dovrà spiegare perché la divisione dell’attuale Mps produrrebbe più valore industriale. Ma vale anche per Lovaglio, che non può limitarsi a spiegare perché l’offerta di Intesa non gli piace: deve prima o poi mostrare agli azionisti un’alternativa concreta e migliore.
Il romanticismo bancario, purtroppo, non compare tra le voci del patrimonio di vigilanza.
Poi Meloni parla di UniCredit. E qui la memoria aiuta
Nella stessa intervista a Milano Finanza, Giorgia Meloni affronta anche l’operazione UniCredit-Commerzbank. E dice:
«Mi auguro che UniCredit possa continuare ad avere solide radici italiane e che tra l’istituto di credito e le autorità tedesche possa instaurarsi un dialogo collaborativo».
Anche questa è una frase interessante.
Perché soltanto poco più di un anno fa lo stesso Governo aveva utilizzato il Golden Power sull’offerta di UniCredit per Banco Bpm, imponendo una serie di condizioni all’operazione. UniCredit contestò quelle prescrizioni davanti alla giustizia amministrativa; la vicenda aprì inoltre un confronto con Bruxelles sulla compatibilità dell’intervento italiano con il diritto europeo.
Quindi oggi auspichiamo che la Germania accolga con spirito collaborativo una banca italiana che cresce oltreconfine. Ieri, quando quella stessa banca voleva crescere in Italia comprando Banco Bpm, abbiamo tirato fuori il Golden Power. Il mercato evidentemente è libero. Ma qualche volta è più libero degli altri.

Devo ammetterlo: l’intervista di Giorgia Meloni mi ha lasciato perplesso e con tante domande. La parte dedicata all’economia del Paese l’ho commentata nel post: Meloni racconta il mondo di Amélie. Eurostat e Bankitalia le rovinano il Ferragosto del 15 agosto.
Sul Monte dei Paschi dice una cosa che condivido: non vorrei vedere Mps smembrata. L’ho scritto più volte e lo hanno detto anche i sindacati. Una banca non è semplicemente la somma matematica delle sue filiali. Ci sono relazioni con i territori, professionalità, strutture centrali, clienti e una storia che, nel caso del Monte, dura da più di cinque secoli. Quindi ben venga l’attenzione della presidente del Consiglio.
Il problema è capire cosa significhi politicamente. Perché Meloni afferma contemporaneamente che il Governo «non è parte attiva» nelle attuali dinamiche di mercato e auspica che Mps non venga smembrata.
Delle due l’una. Se il Governo considera l’integrità del Monte un interesse strategico nazionale, prima o poi dovrà spiegare quali strumenti intende eventualmente utilizzare per difenderla. Se invece ritiene che debba decidere il mercato, allora decideranno gli azionisti sulla base delle offerte disponibili.
E oggi l’offerta disponibile si chiama Intesa Sanpaolo.
Messina non fa metafore sull’anima. Ha messo sul tavolo un’Opas, un accordo con Unipol, 635 filiali da cedere, un progetto su Mediobanca e Generali e un calendario che porta al 10 settembre e poi all’apertura dell’offerta. Lovaglio, invece, ha ragione quando difende l’integrità della banca, ma deve ancora rispondere alla domanda fondamentale: qual è l’alternativa?
L’accordo con Banco Bpm è saltato. Il dividendo straordinario rimane un’ipotesi. La quota Generali è una carta preziosa ma complicatissima da giocare. Altre operazioni per ora appartengono alla categoria delle indiscrezioni. E allora le parole di Meloni rappresentano certamente un importante sostegno politico alla linea di Lovaglio, ma non sono ancora una soluzione.
Poi c’è UniCredit. Qui confesso che faccio ancora più fatica a seguire Meloni.
Meloni auspica che UniCredit mantenga «solide radici italiane» e che le autorità tedesche dialoghino collaborativamente con la banca di Andrea Orcel sulla Commerzbank. Giustissimo. Ma è lo stesso Governo che nell’aprile 2025 applicò il Golden Power quando UniCredit tentò di acquisire Banco Bpm.
Quando una banca italiana vuole comprare una banca tedesca chiediamo collaborazione alla Germania. Quando una banca italiana voleva comprare un’altra banca italiana abbiamo utilizzato i poteri speciali dello Stato. Naturalmente le due operazioni sono diverse e il Governo può sostenere che nel caso Banco Bpm fossero in gioco specifici interessi strategici nazionali.
Ma la contraddizione politica rimane e meriterebbe almeno una spiegazione. E forse siamo arrivati al vero punto di tutta questa storia. Che sistema bancario vuole il Governo italiano?
Vuole tre grandi poli nazionali? Vuole impedire un’eccessiva concentrazione attorno a Intesa? Vuole difendere l’integrità di Mps? Vuole Banco Bpm indipendente? Vuole che UniCredit cresca all’estero ma non troppo in Italia? Vuole proteggere Generali da possibili influenze straniere?
Sono tutte posizioni possibili.
Ma messe insieme rischiano di diventare una politica bancaria costruita operazione per operazione, a seconda di chi compra chi.
Ed è qui che torno a Piccini. La retorica non fa finanza. Aggiungerei soltanto una cosa: nemmeno gli auspici fanno politica industriale.
Prima o poi bisogna scegliere.
E mentre Roma auspica, Siena invoca l’anima e Lovaglio cerca una nuova rotta, a Milano Carlo Messina continua semplicemente a guardare il calendario.
Il 10 settembre si avvicina.

Milano Finanza, intervista a Giorgia Meloni, 14 agosto 2026 – dichiarazioni su Mps e UniCredit.
Pierluigi Piccini, La retorica non fa finanza, 15 agosto 2026.
Repubblica, 15 agosto 2026 – Lovaglio: “Mps è più di una banca. Custodiamo la sua integrità”.
ANSA, 15 agosto 2026 – dichiarazioni di Luigi Lovaglio sull’integrità di Monte dei Paschi.
Intesa Sanpaolo, documentazione sull’Opas Mps – struttura dell’accordo con Unipol e calendario dell’operazione.
Reuters, 14 agosto 2026 – dichiarazioni di Meloni sul futuro di Mps e sull’operazione UniCredit-Commerzbank.
📢 Vuoi rimanere sempre aggiornato?
Seguimi sui miei canali WhatsApp e Telegram per ricevere in tempo reale i nuovi post del blog, gli approfondimenti sul mondo bancario, assicurativo, sindacale, tecnologico,le recensioni di libri e tanto altro.