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Mps, Lovaglio cerca il piano B: rinvio dell’assemblea, più Generali o un cavaliere bianco?

Le ipotesi di Lovaglio – immagine generata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Daniela Polizzi e Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera e Andrea Greco su Repubblica raccontano oggi, 7 ottobre, le ore probabilmente più complicate per Luigi Lovaglio da quando Intesa Sanpaolo ha lanciato la propria Opas su Monte dei Paschi, perché dopo il rilancio di Carlo Messina e la scelta di Delfin non basta più difendere il progetto costruito da Siena: bisogna capire se esista ancora una strada concretamente percorribile per portarlo all’approvazione dell’assemblea.
Il quadro, rispetto soltanto a ventiquattr’ore fa, non è diventato più semplice (vedi post Mps, dopo Delfin parlano i numeri: per Lovaglio il 29 ottobre diventa una montagna 6 ottobre).
Al contrario, mentre l’Opas di Intesa continua a essere trattata a premio dalla Borsa e i titoli coinvolti nel risiko proseguono la loro corsa, Lovaglio starebbe lavorando con advisor e consulenti su diverse ipotesi che vanno dal rinvio dell’assemblea del 29 ottobre a una distribuzione straordinaria ancora più ricca, fino allo scenario certamente più sorprendente: l’arrivo di un altro soggetto finanziario, anche internazionale, disposto a presentare una controfferta su Mps.
Per il momento siamo nel campo delle ipotesi e bisogna quindi evitare di trasformare una possibilità allo studio in un’operazione già in preparazione, ma il solo fatto che questa eventualità venga riportata dal Corriere dà la misura di quanto sia cambiata la partita dopo lo scorso fine settimana.

Tre carte sul tavolo di Lovaglio

Secondo il Corriere, Lovaglio starebbe valutando sostanzialmente tre possibili mosse, mentre potrebbe essere convocato un consiglio di amministrazione straordinario già nelle prossime ore, forse giovedì o venerdì, prima del board ordinario previsto per il 15 ottobre.
La prima possibilità sarebbe quella di rinviare l’assemblea del 29 ottobre, guadagnando il tempo necessario per modificare la proposta da presentare agli azionisti; la seconda riguarderebbe un aumento della distribuzione straordinaria, che potrebbe arrivare a coinvolgere addirittura l’intera partecipazione del 13,2-13,3% di Generali oggi detenuta da Mediobanca; la terza, assai più radicale e sulla quale al momento non vengono indicati potenziali protagonisti, sarebbe invece l’arrivo di una controfferta su Mps da parte di un altro operatore finanziario, eventualmente anche internazionale.
Tre ipotesi molto diverse tra loro, che hanno però un elemento in comune: tutte dimostrano che il progetto originariamente presentato da Lovaglio deve oggi confrontarsi con una situazione completamente differente da quella esistente prima del rilancio di Intesa.
Il problema principale rimane infatti quello che abbiamo raccontato ieri: Delfin, con circa il 17,5% del capitale, ha già scelto Intesa, mentre Caltagirone, titolare di circa il 13,5%, viene indicato dalla stampa come orientato nella stessa direzione, anche se la sua decisione non è ancora stata formalizzata. Se anche il secondo azionista confermasse questo orientamento, il fronte contrario alle proposte di Lovaglio supererebbe il 31% dell’intero capitale e renderebbe estremamente difficile raggiungere i due terzi dei voti rappresentati in assemblea necessari per approvarle.

Il problema, però, adesso sono anche i proxy advisor

Ed è proprio qui che l’articolo di Repubblica aggiunge un elemento particolarmente interessante.

Secondo Andrea Greco (nella foto), prima del rilancio di Intesa i proxy advisor ISS e Glass Lewis sarebbero stati orientati verso una soluzione che potremmo definire di prudenza: consentire agli azionisti Mps di approvare le due Ops su Banco BPM e Banca Generali, mantenendo così aperte tutte le alternative e rimandando la scelta definitiva a quando sarebbe stato possibile confrontare concretamente i diversi scenari.
Era, in sostanza, la famosa “opzionalità” sulla quale Lovaglio aveva costruito una parte importante della propria strategia, sostenendo che il 29 ottobre non dovesse trasformarsi in un referendum tra il suo progetto e quello di Intesa. Messina, però, ha fatto saltare proprio questo schema.

E questo cambia inevitabilmente anche il lavoro dei proxy advisor, perché raccomandare ai fondi di votare a favore delle Ops di Mps non significherebbe più semplicemente mantenere aperta un’alternativa, ma vorrebbe dire scegliere quella alternativa rinunciando contemporaneamente all’offerta di Intesa, che oggi incorpora un premio indicato intorno al 15% rispetto ai valori presi a riferimento.
Secondo Repubblica, proprio nelle consultazioni di queste ore starebbero emergendo maggiori cautele nei confronti delle proposte di Mps.
È un passaggio importante, perché i fondi istituzionali rappresenterebbero, secondo il giornale, circa il 34% del capitale del Monte e il loro comportamento potrebbe quindi risultare decisivo per l’esito dell’assemblea.
Le indicazioni di ISS e Glass Lewis, attese tra il 10 e il 15 ottobre, diventano così uno degli appuntamenti più importanti delle prossime giornate.

Rinviare il 29 ottobre? Possibile, ma per fare cosa?

L’ipotesi del rinvio dell’assemblea appare a prima vista la soluzione più semplice, perché consentirebbe a Lovaglio di guadagnare tempo e presentare agli azionisti una proposta diversa, ma anche questa strada contiene diversi problemi.
Secondo il Corriere, un nuovo consiglio potrebbe deliberare la convocazione di un’altra assemblea con il preavviso necessario, spostando quindi la decisione ai primi giorni di novembre, mentre Repubblica sottolinea che servirebbero comunque motivazioni adeguate e che il tempo rimane uno dei principali avversari di Siena. Ma il vero interrogativo non è soltanto quando tenere l’assemblea. È soprattutto che cosa cambiare.

Se lo spostamento servisse semplicemente a rinviare una votazione che oggi appare molto difficile, il problema sarebbe soltanto posticipato di qualche giorno. Se invece il rinvio servisse per modificare sostanzialmente la proposta agli azionisti, allora bisognerebbe capire quale nuova carta Lovaglio potrebbe mettere sul tavolo per convincere Delfin, Caltagirone o, più realisticamente, quella parte dei fondi istituzionali che ancora non ha deciso.

Tutta Generali agli azionisti?

Una delle ipotesi più suggestive riguarda proprio Generali. Il piano attuale prevede una distribuzione straordinaria da circa 4 miliardi di euro, composta da una parte in contanti e da circa 3 miliardi in azioni del Leone, ma Lovaglio potrebbe teoricamente decidere di aumentare la componente azionaria arrivando, nello scenario più estremo, alla distribuzione dell’intera partecipazione Generali oggi detenuta da Mediobanca.

L’idea avrebbe un’evidente attrattiva finanziaria per gli azionisti, ma sarebbe molto più complicata da realizzare di quanto possa sembrare, perché quelle azioni non sono oggi direttamente nella disponibilità di Mps e sarebbe necessario prima completare la fusione con Mediobanca oppure trovare un’altra strada per trasferire la partecipazione.
Il Corriere ipotizza, per esempio, un acquisto della quota da Mediobanca, ma si tratterebbe di un’operazione tra parti correlate che richiederebbe valutazioni, advisor e specifiche deliberazioni degli organi societari, con tempi che difficilmente sembrano conciliarsi con una corsa contro il calendario.

C’è poi un problema ancora più sostanziale: se Mps distribuisse ai propri azionisti tutta Generali, che cosa rimarrebbe del progetto strategico costruito attorno alla partecipazione nel Leone?

È il paradosso che avevamo già individuato ieri. Più Generali viene utilizzata per rendere attraente la proposta agli azionisti, meno Generali rimane nella futura Mps. E prima o poi bisogna decidere se quella partecipazione rappresenti un tassello strategico del progetto industriale oppure una moneta da spendere per vincere l’assemblea.

E poi spunta il “cavaliere bianco”

La possibilità più affascinante, almeno dal punto di vista del risiko, è naturalmente quella indicata dal Corriere di un altro operatore finanziario, eventualmente internazionale, disposto a intervenire direttamente su Mps con una controfferta.
Per ora non c’è un nome e, soprattutto, non c’è un’offerta.
Di conseguenza eviterei qualsiasi gioco al toto-banca, perché finiremmo inevitabilmente per trasformare un’ipotesi finanziaria in una caccia al possibile salvatore di Siena.
Rimane però interessante che questa possibilità venga presa in considerazione, perché una vera controfferta su Mps sarebbe probabilmente l’unico elemento capace di modificare completamente la situazione in tempi relativamente brevi: non si tratterebbe più di convincere gli azionisti a rinunciare all’offerta Intesa in cambio della promessa di creare una Mps più grande attraverso Banco BPM e Banca Generali, ma di mettere sul tavolo una proposta alternativa direttamente confrontabile con quella di Messina.
Naturalmente tra immaginare un cavaliere bianco e vederlo arrivare a Rocca Salimbeni c’è di mezzo parecchia strada. E soprattutto parecchi miliardi.

Nel frattempo Intesa continua a correre

Mentre a Siena si studiano le contromosse, Piazza Affari continua a non mostrare particolare preoccupazione per l’offerta di Intesa.
Nella seduta di ieri raccontata oggi dai giornali, Mps è salita del 2,34%, Intesa dell’1,2%, Generali dello 0,6% e Bper dell’1,5%, mentre l’Opas di Ca’ de Sass continua a essere trattata con un leggero premio rispetto alla quotazione del Monte.
È un altro segnale, non una sentenza, ma dimostra che per il momento il mercato non sembra scommettere su un improvviso ribaltamento dello scenario.

Ed è interessante anche quello che ha dichiarato l’amministratore delegato di Unipol, Matteo Laterza (nella foto), parlando del progetto che, in caso di successo dell’operazione Intesa, porterebbe al gruppo assicurativo la legal entity Mps e 635 filiali, destinate poi al nuovo perimetro con Bper.
Laterza ha parlato esplicitamente della volontà di creare un grande conglomerato finanziario con una componente assicurativa e una bancaria che potrebbe raggiungere una capitalizzazione complessiva nell’ordine dei 50 miliardi di euro.
Quindi mentre Lovaglio cerca la strada per mantenere in vita il proprio progetto, dall’altra parte non c’è soltanto Intesa che prepara l’acquisizione di Mps: anche Unipol e Bper stanno già ragionando sul mondo che potrebbe nascere dopo l’operazione.


Corriere della Sera, 7 ottobre 2026 — Daniela Polizzi e Andrea Rinaldi, “Mps, il vertice in settimana con l’incognita assemblea. L’Opas Intesa resta a premio”.
la Repubblica, 7 ottobre 2026 — Andrea Greco, “Mps, la strada è in salita. I dubbi dei consulenti sulle offerte di Lovaglio”.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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