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Mps, Lovaglio cala le carte: doppia Ops su Banco BPM e Banca Generali. Ora la parola passa agli azionisti

Immagine di ChatGPT in relazione al testo del post

Alla fine Luigi Lovaglio le carte le ha calate davvero.
E sono esattamente quelle che avevamo anticipato ieri mattina: Banco BPM e Banca Generali. Con una differenza fondamentale: ieri erano scenari e indiscrezioni, oggi sono diventati il progetto con cui il vertice di Monte dei Paschi prova a contrastare l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo.


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Dopo una riunione durata oltre sette ore, secondo quanto ricostruito da Repubblica e dal Corriere della Sera, il consiglio di amministrazione di Mps avrebbe dato il via libera al piano presentato dall’amministratore delegato: due distinte offerte pubbliche di scambio, entrambe pagate con azioni Mps, su Banco BPM e Banca Generali.

Il voto, secondo Repubblica, sarebbe stato di nove consiglieri favorevoli su tredici, mentre quattro esponenti delle minoranze si sarebbero astenuti, lamentando informazioni insufficienti su alcuni aspetti fondamentali delle operazioni, a cominciare dai rischi dell’integrazione e dalle sinergie previste. Al momento in cui scriviamo manca ancora la comunicazione ufficiale della banca.

Non siamo quindi più soltanto davanti a una manovra difensiva per sottrarre Mps all’abbraccio di Carlo Messina. Se entrambe le operazioni arrivassero in porto, nascerebbe un gruppo con una capitalizzazione nell’ordine dei 70 miliardi di euro, candidato realmente a diventare il terzo grande polo bancario italiano.

Con Banco BPM, il nuovo gruppo avrebbe una rete di oltre 2.600 filiali, mettendo insieme i circa 1.400 sportelli di Piazza Meda con i 1.252 del Monte e diventando il secondo gruppo italiano per presenza territoriale. Con Banca Generali, sommata alle attività di Mediobanca, nascerebbe invece uno dei maggiori poli italiani nella gestione e distribuzione del risparmio.

Insomma, non proprio una piccola contromossa.

Due offerte e due ostacoli enormi

Naturalmente tra il progetto e la sua realizzazione c’è un mare piuttosto agitato. Il primo scoglio si chiama Crédit Agricole, che possiede il 29,3% di Banco BPM e soltanto poche settimane fa aveva fatto capire con grande chiarezza che sul futuro di Piazza Meda nulla avrebbe potuto essere deciso senza il consenso francese. L’Ops di Mps nascerebbe quindi, almeno allo stato attuale, come offerta non concordata.

Il secondo si chiama Generali. Il Leone possiede il 50,17% di Banca Generali e senza il suo consenso l’operazione difficilmente potrebbe andare lontano. Lo schema ipotizzato avrebbe però un effetto molto interessante: pagando Banca Generali con azioni Mps, Generali potrebbe ritrovarsi con una partecipazione intorno al 12-13% del Monte, diventandone uno dei principali azionisti.

Ed ecco che torna al centro della partita quel famoso 13,2% di Generali detenuto attraverso Mediobanca, un pacchetto che oggi vale circa 8,5 miliardi e che potrebbe essere utilizzato per ridisegnare l’intera operazione.

C’è persino l’ipotesi di trasformarne una parte in una super cedola per gli azionisti Mps. Una mossa tutt’altro che secondaria, perché significherebbe mettere sul tavolo un incentivo concreto per convincere i soci del Monte a preferire il progetto Lovaglio all’offerta di Intesa Sanpaolo.

Ieri mattina concludevo il post scrivendo che finalmente sarebbero serviti «numeri, concambi, alleati e soprattutto voti».

Ecco, ci siamo.

Lovaglio ha scelto di non limitarsi a difendere l’integrità di Mps con le parole. Ha messo sul tavolo un progetto che, se riuscisse, cambierebbe completamente la geografia bancaria italiana.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della giornata. Mps non si presenta più soltanto come la preda che cerca disperatamente di non essere mangiata da Intesa Sanpaolo. Prova a trasformarsi nel predatore. Anzi, in un predatore che punta contemporaneamente a due prede.

Operazione audace? Sicuramente. Operazione complicata? Moltissimo.

Operazione impossibile? Aspetterei prima di dirlo, soprattutto considerando quante operazioni considerate improbabili Lovaglio è riuscito a portare a termine negli ultimi anni.

Ma adesso viene il difficile. Bisogna convincere Crédit Agricole su Banco BPM. Bisogna convincere Generali a cedere Banca Generali. Bisogna capire cosa farà Delfin, che ancora una volta può diventare determinante. E soprattutto bisognerà convincere gli azionisti di Mps.

Perché il Monte è sotto passivity rule e il consiglio di amministrazione non può semplicemente decidere di mettere in atto una gigantesca operazione difensiva. Servirà il passaggio assembleare e lì saranno i soci a scegliere fra il progetto di Lovaglio e quello di Messina.

E qui la possibile super cedola acquista tutto un altro significato.

Da una parte Intesa offre 1 euro in contanti più 1,6 azioni Intesa per ogni titolo Mps. Dall’altra Lovaglio potrebbe presentare agli azionisti un Monte indipendente, molto più grande, proprietario di Mediobanca, aggregato con Banco BPM e Banca Generali e, magari, accompagnato da un dividendo straordinario finanziato attraverso la valorizzazione della partecipazione nel Leone.

Non è più soltanto una battaglia sull’“anima di Mps”, come l’aveva definita Lovaglio a Siena. Adesso è una battaglia di soldi. E questa, per gli azionisti, è generalmente una lingua molto più comprensibile.

Resta poi la politica. Giorgia Meloni aveva detto di augurarsi che Mps non venisse smembrata e per qualche giorno si è discusso se quelle parole fossero semplicemente un auspicio. Il progetto approvato oggi dal cda va esattamente nella direzione auspicata dalla presidente del Consiglio: Mps rimarrebbe integra e diventerebbe addirittura il perno di un nuovo grande polo bancario italiano.

Vedremo adesso quanto quell’auspicio politico peserà quando arriverà il momento delle decisioni vere.

Perché il progetto è affascinante sulla carta, ma deve mettere d’accordo interessi giganteschi e spesso contrapposti.

Lovaglio ha fatto la sua mossa. Adesso tocca a Generali, Crédit Agricole, agli azionisti Mps e, naturalmente, a Carlo Messina. E dubito parecchio che Intesa Sanpaolo resterà semplicemente a guardare.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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