
Dopo oltre un decennio segnato da crisi, sacrifici e continui interventi di ristrutturazione, in Banca Monte dei Paschi di Siena arriva un accordo sindacale che segna un ulteriore passo avanti nel recupero della normalità.
Il 20 luglio Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno sottoscritto con l’azienda l’aggiornamento della contrattazione di secondo livello, proseguendo il percorso avviato con il Protocollo Programmatico dell’ottobre 2024 e con l’importante accordo del luglio 2025.
Non si tratta di un’intesa rivoluzionaria, ma rappresenta un tassello significativo in una banca che, per molti anni, ha conosciuto quasi esclusivamente accordi difensivi.
Dal risanamento al miglioramento
Per comprendere il valore dell’accordo bisogna ricordare da dove arriva Monte dei Paschi.
Per anni il confronto sindacale è stato dominato da esodi incentivati, riduzioni di costo, razionalizzazioni e riorganizzazioni. L’obiettivo era salvare la banca.
Oggi, invece, il tavolo negoziale torna finalmente a discutere di welfare, previdenza, qualità del lavoro e valorizzazione professionale.
È un cambiamento di prospettiva che racconta molto meglio di tanti bilanci il percorso compiuto da Mps.
Le principali novità dell’accordo
L’intesa introduce alcuni miglioramenti concreti. Dal 1° ottobre 2026 il valore del buono pasto salirà:
- 8 euro per il personale full time;
- 6 euro per il personale part time.
Dal 1° gennaio 2027 aumenta anche il contributo aziendale ai Fondi di Previdenza Complementare interni, che passerà al 3,25%, rafforzando la tutela pensionistica dei dipendenti.
L’accordo interviene inoltre sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, rafforzando il ruolo del Gruppo di Lavoro sulla Sostenibilità Ambientale, che seguirà con maggiore continuità gli interventi di manutenzione e le condizioni degli ambienti di lavoro.
Migliora anche la gestione della mobilità volontaria attraverso un nuovo applicativo aziendale che dovrebbe garantire maggiore trasparenza nella consultazione delle posizioni disponibili e nelle richieste di trasferimento.
Il confronto continua
Le organizzazioni sindacali hanno però chiarito che questo accordo rappresenta solo una tappa. Restano infatti aperti alcuni capitoli molto importanti:
- sviluppo professionale;
- organizzazione del lavoro;
- articolazione degli orari;
- impatti del Piano Industriale;
- effetti del riassetto organizzativo del Gruppo.
Temi che assumono un significato ancora maggiore mentre il Monte è al centro della più importante partita bancaria degli ultimi anni.
Il nodo del risiko
L’accordo arriva infatti mentre Intesa Sanpaolo porta avanti l’Opas su Mps e mentre continua a prendere forma l’ipotesi alternativa di un’integrazione con Banco Bpm.
Non è casuale che, nella dichiarazione unitaria delle organizzazioni sindacali, trovi spazio anche un passaggio molto significativo. I sindacati ribadiscono infatti che:
“la salvaguardia e il mantenimento dell’integrità del perimetro delle attività del Gruppo, della rete commerciale e dell’attuale struttura di Banca Monte dei Paschi di Siena costituiscono un patrimonio economico, professionale e sociale di valore imprescindibile.”
Una frase che va ben oltre il semplice commento all’accordo integrativo. È un messaggio rivolto anche a chi sta progettando il futuro della banca.
Il commento di Max
Questo accordo merita attenzione soprattutto per ciò che rappresenta. E questo è il motivo per cui ho voluto fare un post su questo accordo e non inserirlo nella consueta rubrica domenicale “Sotto Traccia Sindacato”.
Per oltre dieci anni il sindacato in Mps ha negoziato quasi esclusivamente sacrifici: uscite volontarie, riorganizzazioni, riduzione dei costi e gestione di una crisi che sembrava non finire mai. Oggi, invece, si torna a discutere di miglioramenti.
Non sono aumenti clamorosi. Un buono pasto da 8 euro o un incremento della previdenza complementare non cambiano la vita. Ma raccontano che il clima è cambiato e che il confronto sindacale è tornato a occuparsi della qualità del lavoro, non soltanto della sopravvivenza dell’azienda.
C’è poi un altro elemento che considero importante. I sindacati non hanno limitato il loro ruolo alla contrattazione economica. Hanno ribadito con forza che il valore del Monte non è fatto soltanto di numeri, ma anche di persone, professionalità, territorio e organizzazione. È un messaggio coerente con quanto, nelle ultime settimane, abbiamo visto emergere anche nel dibattito sul futuro della banca.
Naturalmente il rischio è che il negoziato sul risiko bancario renda presto necessario affrontare nuovi temi delicati: organizzazione del lavoro, mobilità, strutture centrali e occupazione.
Per questo motivo considero positiva la scelta delle organizzazioni sindacali di lasciare aperto il tavolo negoziale. Perché, qualunque sarà il futuro proprietario di Mps, il lavoro non potrà essere una variabile da considerare solo alla fine della partita.

Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2026, Cristina Casadei, “Mps, ai bancari previdenza integrativa più ricca e buono pasto di 8 euro”.
Comunicato unitario Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin del 20 luglio 2026.
Corriere di Siena, 22 luglio 2026, “Contratto integrativo, intesa tra Mps e sigle”.
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