
Domani mattina, lunedì 28 settembre, dovrebbe scattare il tanto annunciato price cap di Eni sui carburanti, con la benzina che nelle stazioni Eni ed Enilive non dovrebbe superare 1,99 euro al litro e il gasolio 2,19 euro, sia al self service sia al servito.
L’annuncio è arrivato venerdì pomeriggio direttamente da Eni ed è stato immediatamente salutato con soddisfazione dal Governo, perché significa, rispetto ai prezzi medi praticati dalla compagnia prima dell’intervento, una riduzione indicativa di circa 17 centesimi al litro. Il tetto resterà in vigore inizialmente per trenta giorni e potrà essere prorogato fino alla fine dell’anno, in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
Una buona notizia, quindi. Anzi, un’ottima notizia per chi deve fare il pieno.
Ma c’è una domanda che in queste ore sta cominciando a circolare tra i gestori e che, secondo me, merita qualche spiegazione in più: siamo proprio sicuri che domani mattina tutte le pompe Eni ed Enilive potranno applicare immediatamente quei prezzi?
Non lo chiedo sulla base dell’ennesimo messaggio anonimo che gira sui social, perché alcuni dei post e delle testimonianze che ho letto arrivano da gestori che conosco personalmente e che quindi considero meritevoli di essere ascoltati perchè conoscono la materia.
Il benzinaio ha già comprato la benzina che venderà domani
Proviamo a metterci per un momento dall’altra parte della pompa, perché quando vediamo cambiare quei numeri luminosi sul grande cartello del distributore tendiamo a dimenticare che dietro esiste un’impresa, spesso piccola, che deve acquistare il carburante, pagarlo e poi rivenderlo con margini molto ridotti.
Secondo quanto raccontano alcuni gestori Eni, la comunicazione operativa relativa alla nuova iniziativa sarebbe arrivata soltanto sabato mattina, quando molti impianti avevano già riempito o stavano riempiendo le proprie cisterne per affrontare il fine settimana. È una pratica assolutamente normale: il gestore deve garantire che chi arriva alla pompa sabato, domenica o durante la notte trovi il carburante necessario e quindi gli approvvigionamenti vengono programmati in anticipo.
Ed è qui che nasce il problema. Quel carburante è già stato comprato.
Il gestore lo ha acquistato al prezzo stabilito dalla compagnia al momento della consegna e lo ha pagato prima che entrasse in vigore il nuovo price cap. Se lunedì mattina dovesse essere obbligato a vendere quella stessa benzina o quel gasolio a un prezzo sensibilmente inferiore senza un meccanismo capace di compensare interamente la differenza, qualcuno dovrebbe inevitabilmente assorbire la perdita.
E quel qualcuno non può essere semplicemente il benzinaio.
Ne avevamo già parlato nello Spiegoncino del 7 marzo, “Come nasce il prezzo della benzina: petrolio, tasse e margini (spiegato semplice)”: il prezzo che vediamo sulla colonnina contiene accise, IVA, costo industriale, distribuzione e una quota destinata al gestore che è molto più piccola di quanto spesso immaginiamo. Se il margine effettivo di una gestione è nell’ordine di pochi centesimi al litro (3-4 centesimi al litro, cioè circa 1 euro ogni 50 litri di benzina), è evidente che una riduzione improvvisa di molti centesimi su carburante acquistato al vecchio prezzo non può essere semplicemente scaricata sulle spalle di chi gestisce l’impianto.
Non sarebbe uno sconto. Sarebbe una vendita sottocosto.
Ed è proprio qui che l’annuncio incontra la realtà
Eni, nel comunicato ufficiale del 25 settembre, è molto chiara sul risultato finale: dal 28 settembre il limite massimo dei carburanti commercializzati da Enilive sarà di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio. Il Corriere della Sera oggi aggiunge che il nuovo prezzo dovrebbe essere applicato domani mattina, sia al self sia al servito, entro le prime ore della giornata.
Il comunicato pubblico, però, non entra nel dettaglio del problema che stanno sollevando i gestori con cui ho avuto modo di confrontarmi: che cosa succede alle scorte acquistate prima dell’entrata in vigore del nuovo prezzo?
È una domanda tutt’altro che marginale, tanto che le organizzazioni dei gestori stanno già manifestando pubblicamente forti preoccupazioni sull’iniziativa. FIGISC Confcommercio ha denunciato il rischio che l’intervento possa mettere in difficoltà una parte della rete e produrre distorsioni concorrenziali, mentre il precedente francese di TotalEnergies ha già mostrato come un price cap deciso da una grande compagnia possa avere ripercussioni sui distributori indipendenti e perfino sulle disponibilità di carburante.
E allora potrebbe verificarsi una situazione piuttosto curiosa. Gli impianti gestiti direttamente dalla compagnia hanno evidentemente una struttura economica diversa, mentre un gestore che riceverà la nuova fornitura domani, pagandola già al prezzo adeguato alla nuova politica commerciale, si troverà in una condizione completamente differente rispetto al collega che venerdì o sabato ha riempito le cisterne acquistando il carburante alle condizioni precedenti.
Secondo i gestori che stanno segnalando il problema, in alcuni impianti l’adeguamento potrebbe quindi avvenire soltanto dopo lo smaltimento delle vecchie scorte, salvo naturalmente che Eni intervenga con meccanismi economici capaci di neutralizzare la differenza.
Ed è proprio questo il punto sul quale domani mattina avremo bisogno di una risposta molto chiara.
Nel frattempo è arrivata anche IP. Ma con una parola importante: “progressivamente”
Oggi la partita si è ulteriormente allargata perché anche IP, controllata da Socar, ha an
nunciato di voler introdurre un limite ai prezzi di benzina e gasolio, rispondendo all’appello del Governo.Qui, però, c’è una differenza che merita attenzione.
Socar non ha ancora indicato pubblicamente l’importo del tetto e ha scritto che la misura sarà applicata “progressivamente”, aggiungendo che il valore dei prezzi dovrà tenere conto delle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera, composta da migliaia di operatori. La società afferma inoltre di voler assicurare un supporto ai propri partner e retisti.
Questa formulazione mi sembra significativa perché riconosce esplicitamente che tra la decisione della compagnia e il prezzo esposto alla pompa esiste una filiera economica che deve continuare a stare in piedi.
Per IP, dunque, è già certo che non stiamo parlando necessariamente di un interruttore che verrà premuto contemporaneamente domani mattina in ogni distributore italiano: la stessa società parla di applicazione progressiva e sta ancora studiando le modalità per estendere il meccanismo anche agli impianti a marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono da IP.
Quindi domani cosa troveremo alla pompa?
Questa è la domanda dello Spiegoncino di oggi e, per una volta, la risposta definitiva non posso darvela questa sera.
La sapremo domani mattina.
Sappiamo che Eni ha annunciato ufficialmente il price cap a partire dal 28 settembre e che i prezzi massimi dichiarati sono 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Sappiamo che l’intervento dovrebbe riguardare la rete Eni-Enilive e che le notizie pubblicate oggi indicano l’adeguamento dei prezzi fin dalle prime ore di lunedì.
Sappiamo però anche che alcuni gestori stanno sollevando un problema molto concreto sulle scorte acquistate prima dell’annuncio, mentre le loro associazioni denunciano pubblicamente il rischio che un’operazione di questo tipo, se non accompagnata da adeguati meccanismi lungo tutta la filiera, possa scaricare conseguenze economiche proprio sull’ultimo anello della catena.
E allora io aspetterei qualche ora prima di stappare lo champagne.
Perché un conto è annunciare venerdì pomeriggio che da lunedì la benzina costerà al massimo 1,99 euro, un altro è spiegare al gestore che sabato mattina aveva già migliaia di litri nelle cisterne, acquistati al vecchio prezzo, chi pagherà la differenza.
È una domanda semplice, forse persino banale, ma dietro quella domanda c’è tutta la differenza tra un annuncio e un provvedimento che funziona davvero.
Domani mattina guarderemo i tabelloni dei distributori Eni ed Enilive e vedremo che cosa sarà successo realmente, mentre per IP sappiamo già che l’adeguamento sarà progressivo.
Se i prezzi saranno quelli annunciati, tanto meglio: gli automobilisti avranno finalmente un po’ di sollievo e sarà giusto riconoscerlo.
Se invece scopriremo che una parte degli impianti non ha potuto adeguarsi immediatamente perché aveva ancora nelle cisterne carburante acquistato alle vecchie condizioni, allora sarà necessario chiedere a Eni e al Governo come intendano risolvere il problema. E soprattutto il Governo dovrà spiegare come intende risolvere la questione.
E se alla fine dovesse emergere che tra il grande annuncio del venerdì e la realtà del lunedì mattina c’è una distanza maggiore di quella raccontata in questi giorni, ci sarà inevitabilmente anche un’altra domanda da fare, visto il periodo nel quale tutto questo sta accadendo: era davvero un price cap già pronto a funzionare oppure, almeno in parte, un annuncio arrivato prima che fossero risolti tutti i problemi necessari per applicarlo?
Non anticipo la risposta. Per una volta lo Spiegoncino finisce con un appuntamento molto semplice.
Ci vediamo domani mattina alla pompa.

I post su facebook dei piccoli gestori ENI
il comunicato ufficiale di Eni sul price cap dal 28 settembre;
Corriere della Sera, 27 settembre 2026, Diana Cavalcoli, sui tempi di applicazione nella rete Eni-Enilive;
Sky TG24, 27 settembre 2026, sulle contestazioni dei gestori;
Quotidiano Nazionale, 27 settembre 2026, sull’annuncio di IP e sull’applicazione progressiva del tetto.
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