
Oggi, 10 settembre, il risiko bancario italiano passa finalmente dalle dichiarazioni, dagli esposti e dalle ipotesi al voto degli azionisti.
L’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo è chiamata ad attribuire al consiglio di amministrazione la delega per l’aumento di capitale necessario all’Opas su Monte dei Paschi di Siena. È il primo vero appuntamento societario della grande battaglia che da giugno contrappone il progetto di Carlo Messina alle contromosse costruite da Luigi Lovaglio.
L’esito, almeno sulla carta, sembra quasi scontato. Le stime riportate oggi dalla stampa indicano una partecipazione intorno al 60-65% del capitale, con una percentuale di voti favorevoli che potrebbe superare il 90%.
Un plebiscito, insomma.
I numeri dell’offerta
Intesa propone agli azionisti Mps 1,6 nuove azioni Intesa Sanpaolo più un euro in contanti per ogni azione Mps. L’offerta, al momento del lancio, valorizzava il Monte circa 30,6 miliardi di euro. In caso di adesione totale, Intesa potrà emettere fino a circa 4,86 miliardi di nuove azioni, con una diluizione superiore al 20% per gli attuali soci, cui si aggiungerebbe una componente cash complessiva vicina ai 3 miliardi.
È proprio sulla convenienza di questa diluizione che gli azionisti sono chiamati oggi a pronunciarsi. La risposta di Intesa è nota: l’integrazione dovrebbe produrre abbastanza utili da compensarla abbondantemente. La banca stima infatti 2,9 miliardi di sinergie annue ante imposte, suddivise tra:
- 1,5 miliardi di minori costi;
- 1,4 miliardi di maggiori ricavi.
A regime, nel 2029, il nuovo gruppo dovrebbe superare i 16 miliardi di utile netto, con un Roe superiore al 20%. E soprattutto Intesa promette agli azionisti circa 61 miliardi di distribuzioni tra dividendi e buyback nel periodo 2025-2029, 11 miliardi in più rispetto al piano stand alone.
Numeri che spiegano piuttosto bene perché il mercato finanziario guardi con favore all’operazione.
Fondazioni e grandi fondi schierati
Anche la composizione dell’azionariato rende difficile immaginare sorprese. I due principali proxy advisor internazionali, ISS e Glass Lewis, hanno raccomandato di votare a favore.

Le Fondazioni bancarie sostengono il progetto e ieri è arrivato un endorsement particolarmente netto da Marco Gilli (nella foto), presidente della Compagnia di San Paolo, secondo cui l’aggregazione avrebbe un valore strategico non soltanto per l’Italia ma per l’Europa, perché consentirebbe la nascita di un gruppo finanziario capace di competere su scala globale.
Poi ci sono i grandi investitori internazionali. Ed è qui che la vicenda diventa ancora più interessante. BlackRock, Vanguard e Norges Bank sono presenti contemporaneamente nel capitale di Intesa e di Mps. Oggi voteranno come azionisti della banca offerente; il 29 ottobre, almeno potenzialmente, si ritroveranno dall’altra parte del tavolo, quando l’assemblea di Mps dovrà decidere sulle contromosse predisposte da Lovaglio. Oggi, quindi, non sapremo ancora chi vincerà la guerra. Ma avremo una prima indicazione molto significativa di come si stanno muovendo i grandi investitori.
Il vero appuntamento successivo è il 29 ottobre
Se oggi il risultato appare largamente prevedibile, molto meno scontata sarà l’assemblea di Mps del 29 ottobre. È lì che Lovaglio dovrà ottenere dagli azionisti il via libera alle offerte su Banco Bpm e Banca Generali e superare il problema della passivity rule. E lì il quorum richiesto renderà la partita decisamente più complicata.
Si crea quindi una situazione piuttosto singolare: oggi una parte degli stessi investitori che approverà l’operazione di Intesa potrebbe, tra meno di due mesi, essere chiamata a pronunciarsi sul progetto costruito da Mps proprio per contrastarla. Altro che risiko. Qui siamo ormai agli scacchi tridimensionali.

L’esito dell’assemblea di oggi mi sembra talmente prevedibile che la vera notizia sarebbe un risultato molto diverso dalle attese. Dopo le raccomandazioni favorevoli dei proxy advisor, il sostegno delle Fondazioni, quello annunciato dal Fondo sovrano norvegese e i numeri presentati da Intesa agli azionisti, Carlo Messina dovrebbe incassare il primo via libera politico-societario — politico con la “p” minuscola, naturalmente — alla sua operazione su Mps. E continuo a pensare che, dal punto di vista dell’azionista Intesa, sia abbastanza facile capire il perché, come abbiamo spiegato nel corpo dell’articolo
Quando invece arriviamo ai lavoratori, la fotografia diventa improvvisamente meno nitida. Sappiamo che sono previste 6.800 uscite volontarie, compensate sulla carta da altrettante assunzioni, e sappiamo che da questa parte del piano dovrebbero arrivare 600 milioni di risparmi. Ma continuiamo a non sapere abbastanza su dove usciranno quelle persone, dove entreranno le nuove, con quali professionalità, con quali contratti, quali strutture saranno sovrapposte e quante filiali resteranno realmente sul territorio dopo cessioni e razionalizzazioni. E questa mattina trovo particolarmente interessante un passaggio riportato da Milano Finanza: quattordici associazioni dei consumatori chiedono che le operazioni su Mps siano valutate non soltanto sotto il profilo finanziario, ma anche per le conseguenze su occupazione, accesso al credito e concorrenza.
Finalmente. Perché costruire uno dei maggiori gruppi finanziari europei può certamente essere nell’interesse del Paese. Ma la dimensione di una banca, da sola, non determina l’interesse del Paese. Lo determinano anche il credito che continuerà ad arrivare alle imprese, gli sportelli che resteranno nei territori, i servizi offerti ai cittadini e il futuro delle persone che lavorano nelle aziende coinvolte.
Oggi voteranno gli azionisti di Intesa e, con ogni probabilità, diranno un enorme sì. Il 29 ottobre toccherà agli azionisti di Mps. I lavoratori, invece, non voteranno mai. Eppure una parte importante delle famose sinergie passerà anche da loro.
Per questo, dopo aver conosciuto con precisione quanto dovrebbe guadagnare chi possiede le azioni, continuo ad aspettare di conoscere con altrettanta precisione chi pagherà il conto industriale dell’operazione. Il precedente UBI, che in questi giorni viene continuamente indicato come modello di aggregazione riuscita, è ancora lì a ricordarci che tra una presentazione agli investitori e ciò che accade davvero nelle filiali e negli uffici può esserci parecchia strada.

- Corriere della Sera, 10 settembre 2026, Andrea Rinaldi, “Intesa Sanpaolo, avanti su Mps. I soci decidono sulla maxi-Opas”.
- Milano Finanza, 10 settembre 2026, Andrea Deugeni e Luca Gualtieri, “Intesa, l’Opas alla prova dei soci”.
- Intesa Sanpaolo, documentazione ufficiale sull’Opas e sull’assemblea straordinaria del 10 settembre 2026.
- Intesa Sanpaolo, documentazione sul progetto industriale: sinergie previste per 2,9 miliardi e creazione di valore per gli azionisti.
- Reuters, 7 settembre 2026, “Italy’s Intesa sees 60% of financial benefits from Monte dei Paschi deal in 2028”: conferma il 60% delle sinergie entro il 2028 e il pieno raggiungimento nel 2029.
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