Pubblicità

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio diventa primo azionista: una svolta che non chiude la partita

una grande cassaforte luminosa con il simbolo di Delfin al centro, aperta a metà, da cui partono raggi verso EssilorLuxottica, Mps, Generali, UniCredit e Covivio. In primo piano: Leonardo Maria Del Vecchio rappresentato in modo simbolico davanti a un tavolo di governance, con una quota evidenziata “37,5%”. Sul lato sinistro: otto sedie da assemblea familiare, alcune illuminate e altre in ombra, con due voti contrari evidenziati in rosso. Sul lato destro: tre banche finanziatrici rappresentate da torri istituzionali con un dossier “11 miliardi”. Elemento simbolico: una bilancia tra “dividendi 80%” e “debito”, con flussi di cedole che alimentano il finanziamento. Sfondo: skyline tra Lussemburgo, Milano e Trieste, con orbite finanziarie e grafici di Borsa, ideazione, prompt e immagine di ChatGPT

Nel racconto di Giuliana Ferraino (nella foto a dx) sul Corriere della Sera e di Marigia Mangano (nella foto a sx) sul Sole 24 Ore, il riassetto di Delfin appare come una svolta importante, ma non ancora come il punto finale della successione Del Vecchio.

È vero: l’assemblea della cassaforte lussemburghese ha dato il via libera all’operazione che porterà Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% del capitale, attraverso l’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola, pari complessivamente al 25%. Ma è altrettanto vero che la nuova architettura non cancella tutte le tensioni interne, né scioglie completamente i nodi di governance lasciati dall’eredità del fondatore.


👉 Delfin, la galassia che muove la finanza italiana: tra dividendi, risiko e nuovo salotto milanese 25 aprile


Delfin resta molto più di una holding familiare. È una delle grandi cabine di regia della finanza italiana ed europea, con partecipazioni pesanti in EssilorLuxottica, Monte dei Paschi di Siena, Generali, UniCredit e Covivio. Per questo il passaggio non riguarda soltanto gli equilibri tra eredi, ma tocca indirettamente anche il risiko bancario e assicurativo italiano.

Operazione imponente

L’operazione è imponente: circa 10 miliardi per rilevare le quote di Luca e Paola Del Vecchio, con un finanziamento complessivo che può arrivare a 11 miliardi, guidato da UniCredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole. Una parte servirà anche a rifinanziare linee di credito già esistenti. Il cuore finanziario dell’operazione, però, sta nei dividendi. Non a caso i soci hanno approvato anche l’innalzamento della distribuzione degli utili all’80% per il triennio 2025-2027, superando il precedente tetto del 10%. È una scelta che consente a Leonardo Maria di avere flussi più consistenti per sostenere il debito, ma che cambia anche la natura della holding: meno cassaforte prudente, più macchina finanziaria chiamata a remunerare.

Il via libera non è stato unanime. Hanno votato contro Claudio Del Vecchio e Rocco Basilico sull’acquisizione delle quote, mentre Basilico si è opposto anche alla nuova politica dei dividendi. E proprio il ruolo di Basilico resta uno dei punti più delicati, perché attorno ai suoi diritti di voto esiste una controversia giudiziaria che potrebbe continuare a pesare sugli equilibri interni.

Sul piano formale Leonardo Maria diventa il primo azionista di Delfin, ma non il padrone assoluto. Lo statuto voluto da Leonardo Del Vecchio (nella foto a sx) mantiene infatti la regola dell’unanimità per le decisioni strategiche più rilevanti. Questo significa che Francesco Milleri (nella foto a dx), oggi figura centrale sia in Delfin sia in EssilorLuxottica, conserva un ruolo decisivo. Il 37,5% è quindi un passo avanti verso la stabilizzazione, ma non equivale a una presa di controllo piena.

Il tentativo di Delfin

Il punto politico-finanziario è proprio questo: Delfin prova a uscire da quattro anni di tensioni familiari, ma lo fa attraverso una soluzione che rafforza un erede senza smontare del tutto l’impianto costruito dal fondatore. Leonardo Del Vecchio aveva disegnato una struttura pensata per evitare mosse avventate e proteggere EssilorLuxottica dalle divisioni familiari. Oggi quella stessa struttura garantisce continuità, ma rende complessa ogni decisione davvero strategica.

La novità, però, è che da ora Delfin avrà un socio di riferimento chiaro. E questo può cambiare il modo in cui il mercato guarda alla holding e alle sue partecipazioni. Le banche che finanziano l’operazione chiedono garanzie, pegni sulle quote acquistate e maggiore flessibilità nella gestione degli asset finanziari in caso di scenari avversi. Tradotto: se i mercati dovessero peggiorare o se il valore della holding dovesse scendere, le partecipazioni in Mps, Generali e UniCredit potrebbero diventare leve da valorizzare.

Riassetto familiare

Ed è qui che il riassetto familiare si salda con il grande risiko italiano. Perché Delfin non possiede titoli qualsiasi: ha il 17,5% di Mps, circa il 10% di Generali e il 2,7% di UniCredit. Ogni scelta futura su queste quote può incidere sugli equilibri tra Siena, Trieste e Milano. La cassaforte Del Vecchio, insomma, non è solo un patrimonio da amministrare: è uno snodo di potere.

La svolta c’è, ma non chiude la partita. Leonardo Maria Del Vecchio diventa il primo azionista, i dividendi salgono, le banche sono pronte a finanziare, ma le tensioni familiari, i vincoli statutari e il peso strategico delle partecipazioni rendono Delfin ancora una galassia in movimento. Più ordinata di ieri, forse. Ma tutt’altro che pacificata.

Pubblicità

Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.