
Ieri abbiamo raccontato l’incontro del 24 settembre tra ABI e Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin affidandoci soprattutto alla ricostruzione di Cristina Casadei sul Sole 24 Ore, dalla quale abbiamo appreso non soltanto le posizioni espresse dalle parti, ma anche il calendario dei prossimi appuntamenti, fissati per il 13 e il 26 ottobre, con un terzo incontro ancora da definire.

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Oggi, dopo avere cercato sui siti delle organizzazioni sindacali ciò che normalmente ci si aspetterebbe di trovare dopo un passaggio così importante della trattativa, emerge però una situazione abbastanza singolare, sulla quale torneremo tra poco.


Prima, tuttavia, vale la pena soffermarsi su quello che ha detto Lando Maria Sileoni (nella foto a sx) a Class CNBC, perché nell’intervista realizzata da Andrea Cabrini (nella foto a dx), il segretario generale della Fabi aggiunge alcuni elementi alla ricostruzione del Sole 24 Ore e, soprattutto, sembra alzare decisamente il livello della pressione nei confronti dell’ABI. La Fabi ha pubblicato l’intervista sul proprio sito il 25 settembre.
Sileoni: il tempo non può diventare uno sconto per le banche
Il primo punto riguarda ancora una volta i tempi, che stanno diventando uno dei temi politici centrali di questa trattativa.
Sileoni ricorda che il contratto è scaduto il 31 marzo e che la piattaforma, approvata dalla quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno partecipato alle assemblee, è stata formalmente presentata il 16 luglio. Per questo considera ormai eccessivo il ritardo accumulato e soprattutto chiarisce che il trascorrere dei mesi non potrà trasformarsi in un vantaggio economico per le banche, perché il sindacato chiederà gli arretrati e la retroattività economica del rinnovo.
Il concetto, tradotto dal sindacalese, è piuttosto semplice: se qualcuno pensa che allungando la trattativa possa diminuire il costo complessivo del contratto, ha fatto male i conti.q
Ma nell’intervista c’è un passaggio che considero ancora più interessante.
Sileoni racconta che durante l’incontro del 24 settembre le organizzazioni sindacali hanno chiesto alla presidente del CASL spiegazioni sui ritardi e sostiene che, per avviare una trattativa realmente convincente, sia necessario un mandato pieno dell’esecutivo ABI al Comitato sindacale.
Poi aggiunge una valutazione che merita attenzione: secondo la Fabi, quel mandato pieno ancora non sarebbe arrivato.
Ed è una dichiarazione non banale, soprattutto se confrontata con la ricostruzione del Sole 24 Ore, secondo cui l’esecutivo dell’ABI aveva dato il via libera al confronto.
Formalmente le due cose possono anche convivere: un conto è autorizzare l’apertura o la prosecuzione del negoziato, un altro è consegnare alla delegazione trattante margini sufficienti per cominciare a fare concessioni e assumere impegni concreti.
Ma proprio questa distinzione potrebbe spiegare molto di quello che sta accadendo.
Due incontri a ottobre, ma i 518 euro possono aspettare
Il calendario, almeno, adesso esiste.
Sileoni conferma gli appuntamenti del 13 e del 26 ottobre e spiega che il primo sarà dedicato al welfare e al benessere sul lavoro, mentre successivamente dovrebbe essere affrontato anche il Fondo per l’occupazione giovanile. La parte economica, invece, arriverà probabilmente dopo.
Anche questo passaggio merita di essere tenuto a mente. La piattaforma sindacale contiene molte richieste importanti e sarebbe sbagliato ridurre l’intero rinnovo ai 518 euro, perché ci sono le 35 ore, l’intelligenza artificiale, gli inquadramenti, il welfare, l’occupazione, le pressioni commerciali, la formazione e numerosi altri temi destinati a cambiare concretamente la vita professionale di chi lavora nelle banche.
Ma è altrettanto evidente che prima o poi bisognerà arrivare al punto più delicato. Quanto sono disposte a pagare le banche?
Per il momento non lo sappiamo e, ascoltando Sileoni, sembra che non lo sapremo nemmeno nei primissimi incontri di ottobre.
Il passaggio più pesante: risiko e contratto potrebbero essere collegati
C’è poi una parte dell’intervista che considero politicamente ancora più significativa, perché Sileoni mette in relazione in maniera molto esplicita la trattativa nazionale con le grandi operazioni straordinarie che stanno ridisegnando il sistema bancario italiano.
Il ragionamento è questo: il 2027 sarà un anno decisivo perché, una volta definite le operazioni oggi in corso, arriveranno nuovi piani industriali, integrazioni, riorganizzazioni e inevitabilmente trattative sindacali nei gruppi interessati.
Per questa ragione sarebbe interesse delle stesse banche arrivare prima a un buon contratto nazionale.
In caso contrario, avverte Sileoni, la conflittualità rischierebbe di trasferirsi direttamente nei gruppi proprio nel momento in cui dovranno gestire le conseguenze delle aggregazioni.
Ma poi il segretario della Fabi dice qualcosa di ancora più esplicito: sostiene che, secondo quanto le banche direbbero informalmente, finché resteranno aperte le operazioni straordinarie sarà molto difficile arrivare all’accordo sul contratto nazionale.
Se questa interpretazione fosse corretta, cambierebbe parecchio la lettura della trattativa. Vorrebbe dire che il risiko non rappresenta semplicemente lo sfondo del negoziato, ma potrebbe condizionarne direttamente i tempi. E allora quei tempi sui quali Sileoni insiste tanto acquistano un significato ancora maggiore.
La Fabi mette sul tavolo anche la conflittualità
Sileoni ricorda persino il precedente del 2015, quando la rottura delle trattative portò i bancari alla mobilitazione e alle manifestazioni nazionali, compresa quella di Milano alla quale parteciparono migliaia di persone.
Non mi sembra una minaccia di sciopero imminente e sarebbe sbagliato presentarla in questo modo, ma certamente non è nemmeno un ricordo inserito casualmente nell’intervista.
Il messaggio rivolto alle banche appare abbastanza chiaro: il sindacato vuole trattare, è disponibile ad accelerare e, dice Sileoni, sarebbe persino disposto a incontrarsi tutti i giorni; ma se il negoziato dovesse trascinarsi mentre il sistema bancario entra nella fase decisiva delle aggregazioni, la gestione delle conseguenze potrebbe diventare molto più complicata.
Sul fronte occupazionale Sileoni rivendica inoltre il ruolo svolto negli anni dal Fondo di solidarietà e dal Fondo per l’occupazione, sostenendo che proprio questi strumenti hanno consentito al settore bancario italiano di gestire le ristrutturazioni attraverso uscite volontarie anziché licenziamenti traumatici, e rilancia un principio che potrebbe diventare importante nei prossimi piani industriali: a una persona che esce deve corrispondere una persona che entra, con particolare attenzione all’occupazione giovanile.
E BusinessOnline? Questa volta niente incontro
Prima di passare al silenzio delle altre organizzazioni sindacali, però, consentitemi una piccola parentesi, perché dopo quello che abbiamo raccontato nelle ultime settimane sarebbe quasi un peccato non farla.
Ricordate BusinessOnline? È il sito che ci aveva raccontato nei dettagli prima il presunto incontro ABI-sindacati dell’8 settembre e poi quello, altrettanto misterioso, del 21 settembre, fornendoci resoconti, argomenti discussi, clima della trattativa e prospettive future di due appuntamenti dei quali non eravamo riusciti a trovare conferma nelle fonti ufficiali.

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Ebbene, questa volta che l’incontro tra ABI e sindacati si è svolto davvero, il 24 settembre, sono tornato a cercare BusinessOnline quasi con affetto, curioso di leggere il resoconto.
Al momento in cui scrivo, però, non ne trovo traccia.
La coincidenza è naturalmente soltanto curiosa e non dimostra nulla, ma bisogna ammettere che possiede una sua irresistibile comicità: quando gli incontri non riuscivamo a trovarli, BusinessOnline sapeva raccontarceli nei particolari; quando finalmente l’incontro c’è stato davvero, BusinessOnline sembra non essersene accorto.
Forse anche gli incontri veri, qualche volta, riescono a diventare invisibili. Solo che questa volta dal lato opposto.
E adesso veniamo al silenzio
Dopo il doveroso passaggio sugli incontri sindacali fantasma, torniamo al tema principale. Sono andato a cercare sui siti nazionali delle cinque organizzazioni sindacali il resoconto dell’incontro del 24 settembre.
Ed è qui che nasce una domanda.

Precisiamo subito un particolare, perché quando si parla di informazione bisogna essere rigorosi soprattutto dopo quello che abbiamo scritto nei giorni scorsi sugli incontri fantasma: First Cisl ha pubblicato una dichiarazione del proprio segretario generale Riccardo Colombani (nella foto), nella quale si parla esplicitamente dell’incontro con ABI e si confermano gli appuntamenti del 13 e 26 ottobre. Colombani insiste sull’aumento degli utili, sulla diminuzione del peso del costo del lavoro, sulla perdita di potere d’acquisto e sulla necessità che il risiko non diventi un alibi per rallentare il negoziato.
Unisin, a sua volta, ha fatto conoscere una posizione molto netta attraverso il segretario generale Luca Pinton, che ha definito l’incontro “assolutamente non soddisfacente”, lamentando troppi scenari internazionali e poche risposte concrete alle richieste dei lavoratori. La dichiarazione è stata ripresa anche dall’ANSA.
La Fabi ha scelto invece soprattutto la strada dell’intervista di Sileoni a Class CNBC, molto più articolata e, per certi versi, molto più dura di un normale comunicato.
Ma ciò che al momento non trovo è soprattutto un comunicato unitario delle cinque organizzazioni sindacali sull’incontro del 24 settembre. Ed è questo che mi sorprende.
Una piattaforma unitaria, ma nessun resoconto unitario
La piattaforma è unitaria.
È stata approvata insieme dai cinque segretari generali, sottoposta insieme alle assemblee e votata con una maggioranza quasi plebiscitaria. All’apertura ufficiale del negoziato del 16 luglio la comunicazione sindacale aveva raccontato unitariamente le ragioni e gli obiettivi della vertenza. Sul sito Fabi, per esempio, quella fase è ancora documentata nella sezione dedicata ai comunicati unitari.
Dopo l’incontro del 24 settembre, invece, almeno fino al momento in cui scrivo, quella voce comune non si vede.
Fisac Cgil nazionale non risulta avere pubblicato un proprio resoconto dell’incontro nelle ricerche che ho effettuato, mentre nella pagina nazionale della Uilca dedicata al rinnovo del CCNL le informazioni disponibili rimandano ancora alla piattaforma e ai documenti precedenti. Curiosamente, UILCA Lombardia il 25 settembre ha comunque parlato del rinnovo nella propria rassegna stampa, ma per raccontare l’incontro ha richiamato proprio l’articolo di Cristina Casadei sul Sole 24 Ore.
E allora la domanda viene spontanea. Perché?

Non voglio costruire dietrologie dove magari non ce ne sono. Potrebbe trattarsi semplicemente di una scelta comunicativa, della decisione di attendere che la trattativa entri davvero nel merito oppure della volontà delle organizzazioni di non attribuire eccessiva importanza a un incontro ancora interlocutorio.
Tutte spiegazioni possibili. Ma chi conosce il mondo sindacale sa anche che la comunicazione è parte della trattativa.
Un comunicato unitario non serve soltanto a raccontare ai lavoratori che cosa è successo dentro una stanza; serve a mostrare alla controparte che le organizzazioni che siedono dall’altra parte del tavolo hanno una lettura comune, obiettivi comuni e soprattutto una posizione comune su ciò che è accaduto.
Per questo il silenzio unitario dopo il primo vero incontro della nuova fase negoziale merita almeno di essere osservato.
Non significa necessariamente che esistano divisioni tra le organizzazioni e, allo stato delle informazioni disponibili, non abbiamo alcun elemento serio per sostenerlo. Ma significa che le sfumature nelle valutazioni esistono.
Sileoni mette soprattutto l’accento sui ritardi, sul mandato che ritiene ancora insufficiente, sul rapporto tra contratto e risiko e persino sul rischio futuro di conflittualità nei gruppi. Colombani insiste sulla redistribuzione della ricchezza, sul calo del peso del costo del lavoro e sulla tutela dell’occupazione davanti all’intelligenza artificiale. Pinton giudica invece senza mezzi termini l’incontro insoddisfacente. Di Esposito e Furlan conosciamo le dichiarazioni riportate da Cristina Casadei sul Sole 24 Ore, ma al momento non troviamo sui rispettivi siti nazionali un analogo resoconto autonomo dell’incontro.
E alla fine torniamo proprio lì. A Cristina Casadei. Dopo avere inseguito per settimane incontri che alcuni siti raccontavano ma che non erano mai avvenuti, adesso abbiamo finalmente un incontro che è avvenuto davvero e, paradossalmente, per ricostruirlo nella sua interezza dobbiamo ancora una volta affidarci soprattutto a una giornalista. Non è necessariamente un problema.
Ma per una trattativa che riguarda circa 270 mila lavoratrici e lavoratori e una piattaforma approvata praticamente all’unanimità nelle assemblee, credo sia legittimo aspettarsi che siano anche le organizzazioni sindacali, possibilmente insieme, a raccontare direttamente ai lavoratori che cosa sta succedendo al tavolo.
Forse il comunicato unitario arriverà. Se arriverà, lo leggeremo e ne daremo conto. Se invece non arriverà, la domanda resterà lì: perché dopo il primo vero confronto con ABI la piattaforma continua a essere unitaria, ma il racconto della trattativa no?
E forse, prima ancora dei 518 euro, delle 35 ore e dell’intelligenza artificiale, questa è una delle piccole cose da tenere d’occhio nei prossimi incontri.
Perché nelle trattative sindacali bisogna ascoltare attentamente ciò che viene detto. Ma qualche volta è altrettanto interessante capire perché qualcosa non viene detto affatto.
E a proposito delle dichiarazioni dell’amico Lando Sileoni a Class CNBC sugli scioperi del 2015 con le manifestazioni di Milano, Roma e Palermo, pubblico la foto del mio intervento a Palermo. Bei tempi.

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