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Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) blinda Nexi e sale al 29,9%: la paytech diventa sempre più strategica per l’Italia e per l’Europa

il logo Nexi luminoso al centro di una grande rete europea dei pagamenti digitali attraversata da flussi elettronici, circuiti finanziari e connessioni tra banche europee. In primo piano: Fabio Barchiesi osserva una grande mappa digitale dell’Europa con la scritta “29,9%” evidenziata sopra il logo Cdp. Sul lato sinistro: grafici di Borsa in rialzo con simboli di pagamenti digitali, smartphone contactless, POS e flussi fintech. Sul lato destro: ombre di fondi internazionali osservano Nexi da lontano mentre uno scudo “Golden Power” protegge la rete interbancaria europea. Sfondo: skyline di Milano, Bruxelles e Francoforte collegati da circuiti luminosi, simboli BCE ed euro digitale. Elementi simbolici: dossier “Autonomia Strategica Europea”, “Euro Digitale”, “Infrastruttura Critica”, flussi dati e circuiti AI, ideazione, prompt e immagine di ChatGPT

La partita attorno a Nexi cambia definitivamente dimensione.


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Dopo settimane di indiscrezioni sulle mire del fondo CVC Capital Partners e sulle possibili operazioni di delisting, arriva la risposta più forte possibile da parte di Cassa Depositi e Prestiti: Cdp Equity è pronta a salire fino al 29,9% del capitale della paytech italiana, diventandone di fatto il primo azionista.


La notizia, raccontata da Francesco Bertolino sul Corriere della Sera, da Celestina Dominelli sul Sole 24 Ore, da Sara Tirrito sulla Stampa, da Giacomo Berbenni su Italia Oggi e da Gianluca Zapponini su Il Tempo,


non è soltanto una mossa finanziaria. È soprattutto una dichiarazione politica e industriale sul futuro dei pagamenti digitali europei.

Nexi e la Cdp

Per capire il significato dell’operazione bisogna partire da un punto: Nexi non viene più considerata solo una società quotata che gestisce Pos, carte e servizi digitali. Sempre più spesso viene descritta come una vera e propria infrastruttura strategica, centrale nella futura architettura dei pagamenti europei. Ed è proprio questa lettura ad aver spinto Cdp ad alzare il presidio.

L’operazione è costruita con attenzione chirurgica. Cdp salirà fino al 29,9%, fermandosi esattamente sotto la soglia del 30% oltre la quale scatterebbe l’obbligo di lanciare un’Opa. Non c’è dunque alcuna intenzione di togliere Nexi dalla Borsa. Anzi. Il messaggio che emerge è quasi opposto rispetto alle ipotesi circolate nelle scorse settimane: Nexi deve restare una società quotata, ma con un azionariato più stabile e con una regia italiana ed europea più forte.

Fabio Barchiesi (nella foto), amministratore delegato di Cdp Equity, lo ha spiegato con parole molto chiare nelle dichiarazioni riportate dal Corriere e dal Sole 24 Ore. L’obiettivo è dare “nuovo impulso allo sviluppo della società”, sostenendone l’evoluzione industriale anche oltre l’attuale core business. Dietro questa formula c’è un’idea molto precisa: Nexi non deve limitarsi a essere un operatore dei pagamenti, ma diventare uno dei pilastri della futura infrastruttura digitale europea.

È un cambio di prospettiva importante. Fino a pochi mesi fa il dibattito su Nexi era quasi tutto concentrato sui problemi del titolo in Borsa, sul debito, sulle difficoltà del settore fintech e sulla delusione del mercato per il piano industriale presentato a marzo. Oggi, invece, il baricentro si sposta sempre di più sul valore strategico della società.

Il punto viene sottolineato con forza anche da Italia Oggi, che parla apertamente della volontà di “blindare” Nexi contro eventuali mire extraeuropee. Sullo sfondo resta infatti il dossier Cvc, che aveva riacceso le speculazioni su una possibile scalata straniera e su un eventuale spezzatino della società. L’ascesa di Cdp al 29,9% cambia radicalmente il quadro. Non elimina del tutto le ipotesi future, ma rende molto più difficile qualsiasi operazione non gradita al sistema italiano.

In questo senso, la mossa di Cdp ha anche una forte dimensione geopolitica. Il tema non è più soltanto chi controlla una società quotata, ma chi controllerà in futuro le infrastrutture attraverso cui passeranno pagamenti, dati finanziari, moneta digitale e servizi bancari europei. Non a caso il Corriere ricorda che proprio Nexi è coinvolta nei progetti collegati all’euro digitale della BCE.

Ed è qui che il dossier diventa ancora più interessante. Negli ultimi anni l’Europa ha iniziato a interrogarsi seriamente sulla dipendenza dai circuiti statunitensi dei pagamenti. Visa, Mastercard, big tech americane e nuove piattaforme globali dominano ancora gran parte del mercato. In questo scenario, avere una grande piattaforma europea dei pagamenti viene percepito sempre di più come un tema di sovranità tecnologica.

Non sorprende quindi che Cdp voglia rafforzare il controllo proprio ora, in una fase di transizione per Nexi. Il gruppo ha appena cambiato amministratore delegato, con l’arrivo di Bernardo Mingrone (nella foto) al posto di Paolo Bertoluzzo, e sta cercando di ricostruire il rapporto con il mercato dopo anni complicati per tutto il settore fintech europeo. La stessa Worldline, ricordano diversi articoli, ha attraversato difficoltà simili.

Le reazioni del mercato

La reazione della Borsa è stata immediata: il titolo Nexi è balzato oltre il 6%. Un segnale che il mercato interpreta l’ingresso più forte di Cdp come un elemento di stabilizzazione e di sostegno industriale. In altre parole: gli investitori vedono meno rischio di spezzatino, meno rischio di instabilità azionaria e più possibilità di una strategia di lungo periodo.

Naturalmente restano anche molte domande aperte. Come evolverà il business di Nexi? Quanto peseranno l’intelligenza artificiale, i nuovi sistemi di pagamento e la concorrenza delle fintech? E soprattutto: Cdp si limiterà a fare da azionista stabile o avrà un ruolo più attivo nella costruzione di un polo europeo dei pagamenti?

Per ora una cosa appare chiara. La mossa di Cdp segna la fine di una fase. Nexi non è più soltanto una paytech sotto pressione di mercato. È diventata un asset strategico attorno a cui si intrecciano finanza, tecnologia, politica industriale ed equilibrio europeo dei pagamenti digitali.

E forse è proprio questo il vero messaggio dell’operazione: il governo e Cdp non vogliono semplicemente difendere Nexi. Vogliono trasformarla in uno dei tasselli della futura autonomia digitale europea.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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