Pubblicità

BdM, oggi il giorno delle offerte. Ma c’è un piccolo giallo sulla scadenza: 18 o fine settembre?

Immagine creata da Gemini su prompt di ChatGPT

La lunga partita per la privatizzazione di BdM Banca, l’ex Popolare di Bari risanata dopo la crisi del 2019, arriva a uno dei passaggi più delicati.
Secondo Simone Canettieri e Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera e Luca Carrello e Luca Gualtieri su MF-Milano Finanza, oggi 18 settembre sarebbe il giorno fissato per la presentazione delle offerte vincolanti. Sul tavolo restano quattro pretendenti: Credem, Crédit Agricole, UniCredit e la cordata Bcc Iccrea-Banca Popolare di Puglia e Basilicata.
C’è però un particolare che merita di essere evidenziato, perché appena pochi giorni fa altre fonti avevano raccontato una storia diversa. Il 12 settembre l’ANSA aveva infatti riferito, citando fonti finanziarie, che la scadenza originariamente prevista per il 18 settembre era stata rinviata alla fine del mese. La stessa ricostruzione era stata ripresa da altre testate.
E allora? O il calendario è stato nuovamente anticipato oppure, più semplicemente, continuano a circolare indicazioni differenti sulla procedura. Al momento non risulta una comunicazione ufficiale pubblica che sciolga definitivamente questo piccolo giallo. Una cosa, invece, appare ormai chiara: la gara è entrata nella fase finale e il Governo punta a chiuderla entro la fine del 2026.

Da banca da salvare a banca da comprare

È questo, secondo me, il punto da cui bisogna ancora una volta partire. Quando abbiamo cominciato a seguire la vicenda della Popolare di Bari, parlavamo di commissariamento, perdite, ricapitalizzazione e intervento pubblico (effettua ricerca per trovare articoli a partire dal 2020). Oggi discutiamo di quale grande gruppo bancario acquisterà BdM e di quanto sarà disposto a pagare.
Nel 2020 Mediocredito Centrale ne rilevò il controllo dopo una ricapitalizzazione di circa 1,6 miliardi di euro, 1,2 miliardi dei quali sostenuti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Sei anni dopo la banca guidata da Cristiano Carrus conta 217 filiali, una raccolta superiore ai 12 miliardi e ha chiuso il primo semestre 2026 con 46,87 milioni di utile netto (vedi post BdM cresce ancora: utili raddoppiati e il risiko bancario entra nella fase decisiva 5 agosto).
Come abbiamo scritto commentando proprio la semestrale, chi acquisterà BdM non comprerà più una banca da salvare. Comprerà una banca già risanata, tornata redditizia e dotata di una presenza importante nel Mezzogiorno.
E questo cambia completamente il significato della gara.

Quanto vale BdM?

Anche sul prezzo le indiscrezioni non sono perfettamente coincidenti, ma sembrano convergere su un ordine di grandezza ormai abbastanza definito.
Il Corriere colloca la possibile valorizzazione fra 450 e 550 milioni di euro, mentre MF indica circa 450 milioni, a fronte di un patrimonio netto di 576 milioni a fine 2025. La differenza non è irrilevante.

Dopo le ingenti risorse utilizzate per il salvataggio, il prezzo sarà inevitabilmente uno dei criteri centrali per il venditore pubblico. Ma sarebbe riduttivo trasformare l’intera operazione in una semplice asta al miglior offerente. Ed è qui che emerge forse la novità più interessante delle notizie di oggi.

Prezzo, occupazione e marchio

Secondo il Corriere della Sera, i criteri fondamentali sui quali saranno giudicate le proposte sono il prezzo, la tenuta occupazionale e la valorizzazione del marchio. Sono tre parole che pesano moltissimo.

Sul prezzo non servono spiegazioni. Lo Stato deve cercare di valorizzare al meglio un asset nel quale sono state investite ingenti risorse. La tenuta occupazionale, invece, riguarda direttamente il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno attraversato la crisi della Popolare di Bari, la ristrutturazione, le uscite e il lungo percorso di risanamento.
E poi c’è il marchio.
Questo significa interrogarsi sull’identità futura di BdM e sulla permanenza di un presidio bancario riconoscibile nel Mezzogiorno. Proprio il mantenimento del centro decisionale a Bari era stato indicato nei giorni scorsi, insieme a prezzo e occupazione, tra gli elementi sui quali potrebbero differenziarsi le proposte.
Qui si giocherà probabilmente una parte decisiva della partita industriale.

Quattro pretendenti, quattro logiche differenti

Le caratteristiche dei concorrenti sono ormai note ai lettori del blog perché li abbiamo seguiti uno per uno durante tutta l’estate.
Credem potrebbe utilizzare BdM per compiere un importante salto dimensionale nel Centro-Sud, dove la sua presenza è inferiore rispetto alle regioni settentrionali.
La cordata Bcc Iccrea-Banca Popolare di Puglia e Basilicata presenta invece il progetto con il legame territoriale più evidente e potrebbe costruire intorno all’ex Popolare di Bari un sistema fortemente radicato nel credito locale.
Crédit Agricole ha dimensioni e capacità finanziaria per affrontare l’operazione, ma la sua posizione va inevitabilmente letta insieme alla più grande partita che il gruppo francese sta giocando attorno a Banco BPM.
Infine UniCredit. Per il gruppo guidato da Andrea Orcel, BdM rappresenterebbe un modo relativamente rapido per rafforzare la presenza nel Mezzogiorno. MF osserva inoltre come l’operazione arriverebbe dopo le tensioni tra Piazza Gae Aulenti e il Governo sulla precedente operazione Banco BPM.

Sullo sfondo anche Cassa di Risparmio di Orvieto

Contemporaneamente procede un’altra privatizzazione, quella della Cassa di Risparmio di Orvieto, anch’essa nel perimetro di Mediocredito Centrale.
Le due procedure sono formalmente distinte. Per Orvieto vengono indicati tra gli interessati Crédit Agricole, Credem, Banco Desio e CF+, con valutazioni riportate dalla stampa nell’ordine di circa 80-100 milioni. Anche questo elemento potrebbe incidere sulle strategie dei gruppi interessati a entrambe le operazioni.

Siamo arrivati al punto che aspettavamo da mesi. Prima abbiamo discusso se BdM sarebbe stata venduta. Poi abbiamo cercato di capire chi fosse realmente interessato. Abbiamo seguito l’apertura della data room, analizzato Credem, Agricole, Iccrea-BPPB e infine l’ingresso di UniCredit. Adesso viene la parte più importante. Non basta più sapere chi vuole comprare BdM. Bisogna capire che cosa vuole farne.
Quanto vale l’offerta economica? Quanti sportelli resteranno aperti? Quale sarà il futuro dei lavoratori? Dove rimarrà il centro decisionale? BdM conserverà un’identità propria? Quale ruolo continuerà ad avere nel finanziamento delle imprese e delle famiglie meridionali? Sono queste le domande sulle quali dovrebbero essere confrontate le proposte.
E aggiungerei un ultimo elemento che abbiamo ripetuto più volte durante questa lunga vicenda: se oggi quattro importanti gruppi bancari sono interessati alla ex Popolare di Bari, significa che il risanamento ha funzionato. Una banca che sei anni fa doveva essere salvata oggi viene contesa. E di questo bisogna arne atto a Cristiano Carrus.

Ora bisogna evitare che, dopo averla rimessa in piedi con enormi sacrifici, il futuro di BdM venga deciso guardando soltanto all’assegno più alto. Il prezzo conta. Molto. Ma contano anche i lavoratori, il marchio e il Mezzogiorno. Ed è significativo che, almeno secondo le indiscrezioni di oggi, questi elementi siano finalmente entrati nei criteri della partita.

📢 Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Seguimi sui miei canali WhatsApp e Telegram per ricevere in tempo reale i nuovi post del blog, gli approfondimenti sul mondo bancario, assicurativo, sindacale, tecnologico, le recensioni di libri e tanto altro.

📱 Seguimi su WhatsApp

📢 Seguimi su Telegram

Pubblicità

Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.